Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

J’eroi s’arpos’no

Giron giù, j’eroi de cappa e spada,
dopo esse stati a dàssele su ‘n piazza
co’ la solita banda de nemice.
E scenne e scenne arriveno ‘nto ‘n campo
coi cicomb’li pronti da magnasse.
“El ve’…! Tòcc’acchiappanne un per uno…
madonna, che magnata!
Sbrigam’se cocchi, che tir’no col sale!
Li mettemo ‘ntol fiume a rinfrescasse;
facemo ‘l bagno e doppo
‘n tassello…’na spaccata…
e giù con tutto ‘l muso a succhià ‘l sugo!”
“O Giù, st’attento! Che ce ston le spade
tlà ‘ntol prato, ‘nce le fa fregae!
Che quann’argimo su, je l’em da dà
ta quei du’ fanfaron de’ Minestrini.”

“Oh! E ch’ete fatto! Ch’en tutte ‘ste scorze!
Gite a buttalle via da n’antra parte.
E pu’ sbrigateve…ch’em d’artornà!”

J’eroi, tutt’arpuliti e rinfrescati,
artornon su la piazza de Bettona.
“Ete visto? La fifa fà novanta;
mica ncionn’ aspettato
quii maruan del bebo!”.
“L’acchiapperem domani…
‘nve stete a preoccupavve. Mo’, piuttosto,
gim tutti a facce ‘l giro de le mura,
che a st’ora llà ce vònn’a passeggià
certe freghin de quelle…!
E sempre guerra è…sempre battaja…
e è mejo de quell’altra a cappa e spada!”

§

GLI EROI SI RIPOSANO

Se ne andarono giù, gli eroi di cappa e spada,
dopo essersele date in piazza di santa ragione
con la solita banda di nemici.
Scendi che ti riscendi arrivano su un campo
con i cocomeri pronti da mangiare.
“Guarda, bisogna prenderli uno per uno…
madonna che mangiata!
Sbrighiamoci ragazzi, che sparano a sale!
Li mettiamo nel fiume a rinfrescare;
facciamo il bagno e poi
un tassello… una spaccata…
e giù con tutto il muso a succhiare il sugo!”
“O Giulio, sta’ attento,
ci stanno le spade là nel prato,
non ce le far fregare!
Che quando torniamo su
gliele dobbiamo suonare
a quei due fanfaroni dei Minestrini!”
“Oh, ma che avete fatto, che sono tutte queste bucce!
Andate a buttarle da un’altra parte
e poi sbrigatevi, che dobbiamo tornare!”
Gli eroi, tutti ripuliti e rinfrescati
tornano alla piazza di Bettona.
“Avete visto? La paura fa novanta,
mica ci hanno aspettato
quella razza di zoticoni!
“Li piglieremo domani,
non vi state a preoccupare!
Adesso piuttosto andiamo tutti
a farci il giro delle mura,
che a quest’ora ci vanno a passeggiare
certe ragazzine che non ti dico!
E sempre guerra è, sempre una battaglia!
ed è meglio di quell’altra a cappa e spada!”

Armando Bettozzi

Ritorno al passato

Tutto è immutato, i sassi,
le pietre, gli ulivi, gli steccati,
le siepi…le cicale…
i cipressi…
la coltre verde che copre le montagne…
E l’acqua sommessamente canta
lo stesso tranquillo motivetto
che piace alle farfalle,
ai passeri, alle rane
e alle pecore che vanno a dissetarsi.
Gli stessi passi, sulle stesse strade, della gente,
un poco appesantiti
da una parte,
non più così tanto divertiti:
s’è fatta rada, ormai, la passeggiata !
Per quelle strade appaiono i ricordi
che tirano, che spingono,
che frenano…
che cercano… e però
non vorrebbero, quasi…
Tutto è immutato, sembra,
ma la gente d’un tempo non c’è più,
ormai s’è trasformata in giovanotti,
e pure io, neppure io sono più quello:
ché quello ch’è fermo resta;
e quel ch’è di passaggio, va,
col tempo che nel tempo l’ha cambiato.

Armando Bettozzi