Quasi elegia

CASI-ELEGIA

Tanto vivir.
¿Para qué?
El sendero es aburrido
y no hay amor bastante.

Tanta prisa.
¿Para qué?
Para tomar la barca
que va a ninguna parte.
¡Amigos míos, volved!
¡Volved a vuestro venero!
No derraméis el alma
en el vaso
de la Muerte.

§

Tanto vivere.
Perchè?
Il sentiero è noioso
e non c’è amore sufficiente.

Tanta fretta.
Perchè?
per prendere la barca
che non va da nessuna parte .
Amici miei tornate!
Tornate alla vostra sorgente!
Non abbandonate l’anima
nel bicchiere
della Morte.

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on giugno 17, 2012 at 07:37  Comments (2)  
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La stanza

 
Se sto qui, è come una piccola lucciola della sera.
Qui, con la piccola luce dal collo rosso
che si piega al tavolo,
ed il bicchiere bianco
ed occhiali e libri
e i fogli sparsi dei condomìni
.
Come può una stanza
freddarmi nel cuore?
.
Cosa può freddarmi
questa madre
mia matrigna del nuovo
che sa bene in cuor suo
la mia stanca speranza?

Antonio Blunda

Published in: on giugno 3, 2012 at 06:52  Comments (4)  
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Bologna

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all’ aperto, bistrots, della “rive gauche” l’ odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l’ assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie…
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi “imberiaghi” sembravano la letteratura…
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna…

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d’ amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov’ è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita…

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli… e salami in vetrina,
che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente…

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna “busona”,
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m’ hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…

FRANCESCO GUCCINI

In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Filastroccando in fil_affondo

Invaso parole e date
con terra di poco conto,
e invece delle rose
pianto un’altra croce,
che a farci l’abitudine
straccetti d’ossa un secchio,
e lego al palo il costo
per un altro mucchio.
E c’è chi canta maggio
seduto in una stanza,
chi invece disfa l’orto
dopo averlo sistemato.
Io fisso sempre un punto
ma il cielo non lo trovo,
slacciata nel mattino
mi offro al fiato e al vetro,
poi gioco con la luce
di una lampada a risparmio,
pensieri srotolati
mi montano la testa:

– e scatta la prudenza –

ma annegano sul fondo
ubriachi di malconcio,
si sedimenta il pianto
in un bicchiere vuoto.

Beatrice Zanini

L’uomo

Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aeroplani al rasoio elettrico

e poi gli oceani e poi l’acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne
e poi dappertutto mescolato a tutto l’uomo

ossia il sudore della fronte
ossia la luce nei libri
ossia la verità e la menzogna
ossia l’amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore

sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.

NAZIM HIKMET

Senza respiro

 
felicità
è
sensazione
che invade l’anima
delirio
di un giorno
al di fuori del sempre
è
il mezzo bicchiere
che oscilla di rosso
è
esagerazione
eccesso
fuoco che divampa
vento che ti lascia stordita
e annaspi senza fiato
aspettando
di respirare ancora

astrofelia franca donà

Ti ho sconfitto, morte

O morte, siediti e aspetta.
Prendi un bicchiere di vino e non trattare.
Una come te non tratta con nessuno,
uno come me non si oppone alla serva dell’invisibile.
Prendi fiato… forse sei spossata da questo giorno
di guerra astrale. Chi sono io perche tu mi faccia visita?
Hai tempo di esplorare il mio poema? No. Non è affar tuo
Tu sei responsabile della parte d’argilla
dell’uomo, non delle sue opere o delle sue parole.
O morte, ti hanno sconfitta tutte le arti.
Ti hanno sconfitta i canti della Mesopotamia,
l’obelisco dell’Egizio, le tombe dei Faraoni,
le incisioni sulla pietra di un tempio ti hanno sconfitta,
hanno vinto, ed è sfuggita ai tuoi tranelli
l’eternità…
e allora fa’ di noi, fa’ di te cio che vuoi

MAHMOUD DARWISH

Il bicchiere sul comodino

 
Ti ho messo il bicchiere sul comodino
vale quanto un gesto un bacio o un livido furente sulla faccia
vi ho versato l’acqua fresca per la sete della notte
che ti riporti salva fino al mattino
bollirei il latte in un vetro fumè marchiato di murano
pur di far cosa che ti piaccia
la rabbia le mosse i concetti smossi
lunghi quanto tanti giorni sparsi
come battiti degli occhi come i pensieri sul da farsi
saranno come l’urlo primitivo sfinito dai primi amplessi
poi saranno le cose frugate nel buio senza vedere con la mano
come la Luna un viaggio sulle stelle e i nostri sogni
almeno in una pace apparente senza dossi
almeno sotto a questi coppi già dismessi
per…per quel che vale dissetarsi e fare a botte
con un po’ d’acqua nel bicchiere…

Enrico Tartagni

…Ripartenza

Il grido crudo
dal fondo di un bicchiere
ora tracima
di mezze verità
che mi racconta il cielo

Dove osa
solo il Padreterno
lieve s’inerpica
nei ritagli del giorno
nudo e cieco il pensiero

Avrò respiro
di rara magnitudine
insuperabile
tra me e me
acrobata che sono
insospettabile

Silvano Conti

Published in: on settembre 4, 2011 at 07:39  Comments (4)  
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