Il bigliardo

Ad altri lasciammo la via e il nostro
tempo.
Ci spingemmo, come branco, più in là
per consacrare la nostra età nuova.
Le prime sigarette e quel tossire
a ricordarci che non eravamo grandi
abbastanza.
Il colpo secco della stecca sulla biglia
e questa a correre veloce sul tappeto verde
come il nostro nuovo tempo.
I primi amori e subito dimenticati
come i primi no incamerati.
-Ti amo, mi ami?-
-No,amo lui…-
Oh! Chissenefrega! Ma dentro sentivi
il cuore andar giù come un birillo bevuto.
Le prime feste in casa, i primi sguardi,
il primo bacio vero, la prima uscita
e poi la sera a casa
-Perché non mangi?-
-Sto male! No,sto bene…-
Non sapevamo nemmeno noi come stavamo.
Non lo sapemmo mai .
E lei dove sarà? Non lo saprò mai
il suo nome…non lo scorderò mai .
Mi avrà ricordato, almeno una volta?
Forse si, ridendo magari di quell’unico
bacio a fine primavera,
parlando con lui che la prese al posto mio
perché prima di me capì cosa voleva.
Un colpo secco, la biglia riprese a correre
sul tappeto verde come la mia vita
che s’era fermata davanti al suo portone.

Claudio Pompi

La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi