Percezioni senza oggetto

< Ancora >

Come allora, trascorro
contorni leggeri
di vaneggianti silhouette
mollemente distese
tra impalcature del mondo,
rallegrandomi con le mie rughe,
per la loro ramificata età.

< Rincorro un momento >

Nel durante delirante
di luce privo ed idee,
armonicamente sciolto
è il tamburellare di falangi
su pause tentennanti
di frammenti di parole.

< vaneggiato sui modiglioni >

Tra i mille scaffali
nell’emporio del dire,
ritrovo attempate parole
arrotate, appuntite
in libera vendita;
amici, messaggi,
pane, pace, Dio,
sono articoli da vetrina,
da pochi spicci ormai.

< D’immani gioventù >

Su assi cigolanti
“orbo de na recia,
sordo da n’ocio”
beffa recite d’astanti,
Arlecchin batocio.

Nell’atrio impudente,
il bigliettaio stanco
spia l’incoerenza
spacciare promesse
ad un’adolescenza
avvinghiata all’angoscia
di conoscere il domani.
(Quanto dovrà
crescere, ancora
prima di raggiungere
i suoi pensieri?)

< Perso nel tutto >

Scaverò la trincea
nel mezzo della solitudine,
mi calerò
nelle rosee volute
dell’ombelico
scolpendo nel tempo
la mia corsa impazzita.
(Prima che raggiunga e
fagociti i miei pensieri.)

< Ghermito dal nulla >

In un angolo
solo,
spaventosamente umano,
su se stesso
si raggomitola l’arbitrio.

Flavio Zago