Castoro (Ricordi catturati)

 
Non trovo il punto interrogativo / come faccio / a togliermi d’impaccio / è tremenda questa / tastiera  di computer / e adesso tutto il mondo è in mano a loro!
Senza scrupolo alcuno / uccidono Natura
i loro interessi di crescente oro.
Fittizio bluff:  mai  un’epoca intrigante come questa,
coi  microchips, surrogano la scienza / nascosta col tempo senza tempo / ci fanno credere ciò che voglion loro.
Meno di nulla / quello che accompagna / la  vita dell’indomito castoro.
Dal nulla senza nulla siam venuti e, ricordando niente,
ci si appresta, senza equivoco alcuno, alla Gran Festa.
Finale  d’altri  tempi di altri luoghi,  anticipo di sogni
mai vissuti,  strani ricordi che non passan mai,  
né intelligenza rendon manifesti.
Ma manifesti a chi,  se non son nati,  passanti
d’ogni volta e d’altri lidi,  passanti che, continuamente infidi,  
ricordano la vita ad altri cuori.
E giunge – giorno dopo giorno – l’esperienza  del sempre,
sempre in cadenza simile,  indelebile, che  scivola nel vento
ad ogni vita.
Grama nei più.  Per tutti l’esperienza in quel tratto di penna
di . . . chi non vuol morire. Paradossale:
perché  non  siamo  nati  mai, e mai morremo, eterni,
in ogni forma di tempo.  Non certi di certezza,  né di vaghe blandizie,  ci avviciniamo in relativo lento,  decadimento  umano come lieve carezza.
Lesta,  e vicina,  Festa Grande è la nostra,  terminale,
vibra lasciando fuori dell’Essere, di tutti noi,
la cenere.

Paolo Santangelo

Vent’anni per sempre


Vent’anni per sempre, eternità di giovinezza.
Sarai, per sempre, tutto quel che da te chi t’ha amato s’aspettava.
Sarai per sempre un progetto di vita incompiuto,
un sogno irrealizzato, un infinito dolore.
Vent’anni per sempre, su un cavallo d’acciaio cromato,
certo di un’immortalità che non aveva senso.
Vent’anni sulle onde dello sballo,
del fragore di suoni che diventano inni alla morte.
Vent’anni, età in cui per niente si ride e per meno si muore.
Vent’anni per sempre e tu non saprai mai cosa vuol dire invecchiare.
Vent’anni buttati su una striscia d’asfalto,
lanciato in una sfida che hai vinto tante volte,
ma quando l’hai persa è stato per sempre.
Vent’anni buttati dentro a una pasticca
che ladri di vite ti hanno venduto suadenti come demoni in terra.
Vent’anni, all’improvviso senza domani,
è come lasciare un tavolo di poker senza guardare le carte.
Potevi avere il punto vincente o un bluff tra le dita…non lo saprai mai.
Per sempre il tormentarsi delle dita di tua madre che invano si raccomandò.
Vent’anni, per sempre avrai d’ora in poi.

Claudio Pompi