Ho bisogno di calore sulla schiena

di sostegno sui fianchi del divenire
ho il bisogno di ridere, udire, capire
giocherellare scherzare
ho bisogno di bighellonare ruotando
sulle tue guance, sulle tue labbra fin quando un bacio
sarà nelle stanze della passione, nella devozione
Un milione di boccioli sul davanzale dell’ amore
li vorrei toccare, sfogliare
e fra le ore minuscole
di un disco in vinile vorrei ascoltare
il mare, e quanto manca
alla riscossa fulminea del karma
ancora adesso il mio tutor si scarna per
ritornare a bilanciare la vita.

Aurelia Tieghi

Tra l’unto e il dolo

Crucci d’azzurro
ancora in vita:
quei boccioli mai sfiorati
sul respiro
ti gridano, silenti,
informi dita.

Di sbieco alle finestre
lanciammo sguardi e pietre
e forse lapidammo il bianco
e le comete;
non resta che il profilo
del candore
lì, riversato  di quand’avemmo ardore.

E più che bimbi
di cruda età,
è musica ancestrale
l’essere bimbi tra le rughe:
quando la morte ambascia
le paure
la vita ti scrive addosso
le carezze,
e trova sempre spazio
tra l’unto e il dolo.

Stefano Lovecchio

Credimi

Credimi amico,
non sono che un muro
di foglie sbiadite,
di frasi già fatte,
di gesti usuali.

Non ho boccioli di rose
nel cassetto, né sorrisi
convinti da regalare,
né schiuma di mare
mischiata agli scogli.

Vorrei donare
una tela squassata
da terremoti striati
di sentimenti
e nuvole d’interrogativi
senza risposta.

Vorrei pensieri
per far pensare
e strade sicure
da attraversare.

Credimi amico,
non ho proprio
altro da dare.

Lorenzo Poggi

Momento azzurro

Come brezza
mansueta
sul volto,
risalendo
la scala
del tempo
riscopro
a Primavera,
tra boccioli
di poeti.

Flavio Zago

Published in: on giugno 5, 2011 at 07:42  Comments (7)  
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In “Sensual”

L’erotismo ha come guanciale
la semplice consistenza
d’una morbidezza ondulata

s’infrange in dune sabbiose
e si placa in fertile terreno
di melodiose e timide ciglia
che al solo tocco rimbalza nel petto
come ansia crescente di sconosciuta
emozione

L’erotismo
lanciandosi nel vuoto
mi possiede
nelle voglie assuefatte
di limpide cascate

nascono boccioli appagati
nel venirsi sfiorati
sulle fessure di labbra
quando mani modellano
il mio abbandono
dentro abissi dei miei occhi chiusi
al solo desiderio di te.

Glò

Devo paragonarti a un giorno d’estate?

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date:

Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm’d;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimm’d;

But thy eternal summer shall not fade
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wander’st in his shade,

When in eternal lines to time thou growest:
So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this and this gives life to thee.

§

Devo paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più bello e più temperato.
Tempestosi venti scuotono i cari boccioli di Maggio
E la durata dell’estate ha una scadenza troppo breve

Talvolta troppo caldo l’occhio del cielo splende
E spesso il suo aspetto dorato è oscurato
E ogni bellezza dalla bellezza presto o tardi declina
Dal caso o dal mutevole corso della Natura privata di ornamenti

Ma la tua eterna estate non appassirà
Nè perderà possesso di quella bellezza di cui sei in debito
nè si vanterà la morte che tu vaghi nella sua ombra

Quando in versi eterni nel tempo tu crescerai
Finchè gli uomini potranno respirare o gli occhi vedere
Tanto vivrà questa poesia, e questa darà vita a te.

WILLIAM SHAKESPEARE (Sonetto 18)

San Valentino

Petali boccioli
nati per forza,
per decorare
il giorno dell’amore.
Rose…
alcune tristi
guardano pensose
i fiocchi della neve
dietro i vetri,
altre
hanno chiuso gli occhi,
ancora vive
pendono già chine.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 14, 2010 at 07:29  Comments (7)  
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