Piange il cielo

Piange il cielo lacrime amare
su terre riarse di pace
dove il sangue scorre a rivoli
tra bambini innocenti
che non conoscono fiabe .
Non c’è primavera
che possa portare ristoro
all’agonia di vedove affrante
sui sudari che avvolgono
membra fatte a brandelli
dall’ignominia dell’uomo
assetato di potere.
Non si ferma il tempo,
rigido nei rigori delle stagioni
di questo universo evanescente,
dove bolle luminose
che paiono stelle cadenti
s’infrangono rilasciando veleni
assassini d’una frugale allegria
che come neve si dissolve
sotto un sole impietoso.
Piange il cielo su l’anima nera
di questo mondo dal cuore di pietra.

Patrizia Mezzogori

Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Burlesque

 
Curve sinuose in pizzo nero
lacci incrociati trattengon il respiro
corpetto esalta seni d’avorio
marmorei e tondi glutei rosa
.
Fascino retrò di giarrettiere
civettuoli battiti di ciglia
a cuore il rosso delle labbra
tacchi a spillo e bolle di champagne
.
Malizia e danza erotica
cedono corpetti svettan le forme
dea giunonica emergi dal calice
cavalcando eterea sogni plebei

astrofelia franca donà

Dove andare?

 
Dove andare
quando gli occhi
abbacinati dal grumo
di sangue e dolore
non ce la fanno
a squarciare l’oscurità?
Lascerò che le parole
volino da sole in alto
percepiscono meglio di me
il sentiero della verità,
forse conosceranno versi di luce
o forse svaniranno come bolle colorate.
Ancora non vedo l’orizzonte
dietro la stupenda curva,
non posso fare altro che vivere
nell’attesa di nuovi e migliori giorni
sospesi nel letto di sospirata quiete.

Roberta Bagnoli

Published in: on novembre 9, 2011 at 06:57  Comments (4)  
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Il treno

 
 
 
Ferrigno fischia a ghermir l’orizzonte
inghiotte i campi, fende la montagna
ma nel suo ventre solo poche anime
van consumando un boccone di vita
nel rosario di aurore su cui scende
prematuro il tramonto, abbozzolando
larve di desideri .
In queste vite vedo
rispecchiarsi la mia
che spesso inciampa in giorni sbagliati
quando non so afferrar la fantasia
pur se la sento volteggiarmi intorno
in bolle d’ozio….e stento a catturarla
sul foglio vergine….e il pensiero fiaccato
costretto da inferriate di ovvietà
cerca annaspando rapprese emozioni;
sogna atmosfere perpendicolari
smarrite qua e là nei vuoti a perdere.
Mentre ferrigno svetta incontro al tempo
ove il sogno si schiude alla realtà
là fuori petulanti mosche tracciano
macabre danze sugli spot in fuga
titillanti menù che gettan brume
su cervelli all’ammasso.

Viviana Santandrea

Fine di un amore

Pagina bianca,
sei qui per descrivere a te
piccina,
parole che risuoneranno
come l’eco della mia anima.

Il filo magico
che mi conduceva a te,
per galassie infinite,
si è spezzato.

I miei occhi velati
non scorgono il foglio bianco,
e il desiderio e la passione,
si dissolvono
come bolle di sapone,
nel nulla.

La cornucopia
che fu riempita d’amore,
improvvisamente s’è svuotata,
lasciandomi attonito,
privato da ogni energia,
rigettandomi nel buio dei
viottoli della mia vita.

Il tempo, mostro implacabile
ed invisibile, logorato
dal sentimento,
si è fermato.
Soffro, ah come soffro,
le lacrime scorrono già
sul mio viso.

Ma poi, il mio cuore mi parlerà,
ed io, riconoscerò la sua voce,
e tornerà a guidarmi
impavido ed altero verso la fine
del mio soffrire.

Marcello Plavier

Agli orti

 
Era qui che volevo ritornare
qui fra questi orti, a incontrare i poeti
e insieme rinverdire la poesia
in pochi ormai a frugare i ricordi.
Se chiudo gli occhi, tutti vi rivedo
amici cari, compagni di-versi
e tra tutti un sorriso ed una voce:
“Sarò la spiga, sarò la danza e il canto”
Qui fra i radicchi, i gatti e i pomodori
risuonavano i cori,  e le risate
fuori dal cerchio delle barzellette;
qui sbocciavan germogli di parole
tenere, dolci, piccanti oppure amare
bouquets di versi più o meno pensati
comunque belli, pur se improvvisati.
Poesie come bolle colorate
catturate dal vento e forse ancora
nascoste qui, tra i cespi di lattuga
o rimaste fra gli alberi impigliate;
è così che mi piace immaginarle
leggére, ma indelebili, e ascoltate
forse dagli angeli.
Sì, era qui che volevo ritornare
coi poeti di oggi e quelli di ieri
ancora stretti in un cerchio d’amore.

Viviana Santandrea

Notte stregata

Bagliori di luna in notte pervinca
tappeto di foglie d ‘invidia ingiallite
nere le nude ore d’esangui fantasmi
nel cielo esplodono
lingue di fuoco imploranti
Bolle e schiuma
il brodo di lavanda
rappreso il sangue d’arancia
sotterrata la mela, antico l’auspicio
nel loro cerimoniale
Le streghe danzano vorticose
mentre viaggia lento
il passo di braci entro le rape
Acri vapori con fumi stordenti
tre gocce di sapere,
sei le erbe illuminanti
ecco che si desta la nuova vita,
sono intrugli magici
nel gran calderone filetto di proteo
con occhio di axelot
dagli alberi spogli
risuonano invocazioni
alchimia il segreto della stregoneria

Marcello Plavier

Donna

Rasa la testa per protesta
sui palchi
a disdegnare onori
umile
il miele ambrato
l’addolcisce
è nata per sbocciare
per trasportare un soffio
di sabbia bagnata
da bolle di sapone
che ancor sanno di gioco

Maristella Angeli

Published in: on aprile 17, 2011 at 07:16  Comments (14)  
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Anni


Quanti saranno ancora i giorni felici?
Saranno cento i nostri prossimi viaggi
o mille i libri i sogni e gli errori
e  quante le notti insonni di lacrime e bugie?
E’ strano questo bagaglio
che ci portiamo sul nostro cammino
Più viene meno e più pesa
il fardello ingombrante degli anni
Ma tu non devi temerli
questi anni veloci che il tempo ha rubato
Sono bolle cullate dal vento
dalla forma impalpabile e lieve
che hai riempito di sogni a colori
Sono lunghi giri di giostra
che ogni cuore bambino
non vorrebbe fermare
Sono ali robuste e leggere
che affrontano libere i cieli
cercando la sfida e l’ignoto
Sono questi gli anni che porti
e che vedo dal mio nascondiglio
Mi stanno passando davanti
ma io non li posso toccare
e passo il mio tempo a sognare
i tramonti che non ho vissuto
e le albe che non vedrò mai
Sono margherite di giorno sbocciate
che si chiudono al calar della notte
i miei desideri ormai vani
come libri proibiti e mai letti
che tengo sul mio comodino
Sta lì dentro su pagine stinte
quella storia irreale e preziosa
che compagna sarà dei miei anni
Ma tu non devi temerli
questi anni lenti che il tempo ti dona
tu che ancora cammini sull’erba
e indossando la tua giovinezza
con te porti anche la mia

Fabio Sangiorgio