Due lenzuola bianche

(ballata in sol maggiore)

Due lenzuola bianche stese al chiaro di luna
come due fantasmi silenziosi nella notte,
due lenzuola bianche con il bordo consumato
stese lì in terrazza come sudari del passato,
nella chiara notte sotto le stelle del cielo
in un gran silenzio mentre tutto dorme
e niente… sembra vero.

E la luce della luna si riflette su quel lino,
acceca col suo biancore gli occhi scuri della notte,
poi dall’orizzonte che schiarisce poco a poco
arriva la promessa di una vita ancora in gioco,
la brace di una sigaretta si consuma su un balcone,
un uomo sta affacciato e nel buio si consuma….
Anche il cuore.

Due lenzuola bianche stese al vento di primavera,
il sole è appena sorto e la sua luce è sincera,
ormai sono quasi asciutte e riflettono la vita,
la vita che ricomincia la notte ormai è finita,
sbuca silenzioso un gattino bianco e nero,
la sua coda punta in alto
è protesa verso il sole… e verso il cielo.

Sandro Orlandi

Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro

Limite o soglia

Inciamparsi nei
piedi
fare un
micro verso
un
termine di quelli
che
tinti di rosa pallido
dovrebbero
tirarti per il bordo
farti un giro
d’intorno
finché
non ti decidi
ad aprire
un
battente solo
per
sporgerti
nel bianco

Cristina Bove

Published in: on febbraio 25, 2012 at 07:30  Comments (8)  
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Che non lo dimentichi

LET ME NOT FORGET

If it is not my portion to meet thee in this life

then let me ever feel that I have missed thy sight

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

 

As my days pass in the crowded market of this world

and my hands grow full with the daily profits,

let me ever feel that I have gained nothing

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

 

When I sit by the roadside, tired and panting,

when I spread my bed low in the dust,

let me ever feel that the long journey is still before me

—let me not forget a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours.

When my rooms have been decked out and the flutes sound

and the laughter there is loud,

let me ever feel that I have not invited thee to my house

—let me not forget for a moment,

let me carry the pangs of this sorrow in my dreams

and in my wakeful hours

 §

Se non mi è dato d’incontrarti in questa vita

fa allora ch’io sempre mi ricordi

che non ti ho veduto –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore  insonni.

Mentre i miei giorni passano

nell’affollato mercato di questo mondo

e le mie mani si riempiono

dei miei guadagni quotidiani,

fa ch’io sempre mi ricordi

che non ho guadagnato nulla –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

Quando siedo sul bordo della strada,

stanco e dolente,

quando stendo il mio letto nella polvere,

fa ch’io sempre ricordi

che un lungo viaggio ancora mi attende –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

Quando le mie stanze sono tutte addobbate

e i flauti suonano

e le risate echeggiano alte,

fa ch’io sempre mi ricordi

che nella mia casa non ti ho invitato –

che non lo dimentichi un solo momento,

che porti la stretta di questo dolore

nei miei sogni e nelle mie ore insonni.

RABINDRANATH TAGORE

Ho fatto la piega al copriletto

Alle compagne di stanza a Monte Sole

 
Ho fatto la piega al copriletto
dalla stampa a fiori
disegnati con precisione
come in un erbario rinascimentale
ho lisciato steso con la mano il bordo
e rivedo i nostri letti sempre disfatti
più mi prendo cura di questo
più do spazio al nostro ricordo
il nostro vivere essenziale
senza soffermarci in particolari per i quali
non c’era tempo
– a che serve avere un letto in ordine
guardarlo composto prima di entrarvi? –
eppure adesso che con le mani lo tendo
mentre servo questo piacere di fare
e vedere le cose a posto
voi come in un rito rivivete
questa notte ho sognato tanti ragni
entravano dalla finestra nel mio bagno
sembrava vero ed ho avuto paura
mi sono svegliata alle quattro
ed ero sola

azzurrabianca

La vela scura nel mare afoso della pianura

 
La vela scura nel mare afoso della pianura
non ha direzione altra che l’immaginazione
cemento piantato nel cemento non sente il soffio del vento
catrame e bitume sconfinano oltre il lume
non crede non cede a lune o dune
.
Nell’abbaglio del tramonto credo al movimento
lento e polveroso della macchina da trebbia
alla nube leggera di paglia come nebbia
al profilo che si staglia sul bordo della collina
nella sera profumata di natura come bambina

azzurrabianca

Borgo antico

Ritornerò da te, borgo scordato,
da te ritornerò col treno un giorno
come quando tornavo da soldato
con la gente che mi veniva attorno.

Mi affaccerò di nuovo alla finestra
dalla quale guardavo a sera il mare,
dopo aver consumato la minestra,
e qualche nave vi vedrò passare.

Sognerò nuovamente, come allora,
d’essere a bordo e navigar lontano,
veder la poppa che dall’onda affiora,
dare la dritta come un capitano.

Come allora mi coglierà il tramonto
che infuocava di rosso la montagna
dell’Etna, ed increspava il ponto
che la Sicilia e la Calabria bagna.

Come allora mi sperderò la sera
per i vicoli stretti e senza luce
cercherò la via della mia primavera
che non so più davver dove conduce.

Riascolterò una volta ancor la voce
di un amico davanti alla sua porta,
che si trasporta quieto la sua croce
con dignità, e da persona accorta

trova ancora una parola di conforto
per consolar chi sta subendo un torto.

Salvatore Armando Santoro

A Stellina una mattina

 
Ti ho vista là
contro il cielo rosa
nella foschia chiara
immateriale del mattino
.
Sul bordo della poltrona
il tuo profilo si stagliava
rivolto alla luce
al riquadro della finestra
.
Guardavi più in là
immobile e silenziosa
forse anche tu ami i colori
quelle nuvole rosa sull’azzurro
.
O chissà i tuoi occhi
a cosa erano rivolti
se fosse solo una posa
o che mistero ti teneva
.
Stellina mia compagna
di ogni giorno, tu
mi sei sempre vicina
dolcissima micina!

azzurrabianca

Crepe

GRIETAS

La verdad

es que grietas

no faltan

así al pasar

recuerdo las que

separan a zurdos y diestros

a pequineses y moscovitas

a présbites y miopes

a gendarmes y prostitutas

a optimistas y abstemios

a sacerdortes y aduaneros

a exorcistas y maricones

a baratos e insobornables

a hijos pródigos y detectives

a borges y sábato

a mayúsculas y minúsculas

a pirotécnicos y bomberos

a mujeres y feministas

a aquarianos y taurinos

a profilácticos y revolucionarios

a vírgenes e impotentes

a agnósticos y monaguillos

a inmortales y suicidas

a franceses y no franceses

a corto o a larguísimo plazo

todas son sin embargo remediables

hay una sola grieta decididamente profunda

y es la que media entre

la maravilla del hombre y los desmaravilladores

aún es posible saltar

de uno a otro borde

pero cuidado aquí estamos todos

ustedes y nosotros

para ahondarla

señoras y señores

a elegir a elegir

de qué lado ponen el pie.

§

La verità
è che le crepe
non mancano

così passando
ricordo quelle che
separano i mancini e i destrorsi
i pechinesi e i moscoviti
i presbiti e i miopi
i gendarmi e le prostitute
gli ottimisti e gli astemi
i sacerdoti e i doganieri
gli esorcisti e le checche
i facili e gli incorruttibili
i figliol prodighi e gli investigatori
Borges e Sabato
le maiuscole e le minuscole
gli artificieri e i pompieri
le donne e le femministe
gli acquariani e i taurini
i profilattici e i rivoluzionari
le vergini e gli impotenti
gli agnostici e i chierichetti
gli immortali e i suicidi
i francesi e i non-francesi
il breve o il lunghissimo periodo
tutte però sono sanabili
c’è una sola crepa decisamente profonda
ed è quella che sta a metà tra
la meraviglia dell’uomo e i disillusionatori
è ancora possibile saltare
da un bordo all’altro
ma attenzione qui ci siamo tutti
voi e noi
per affondarla
signore e signori
a scegliere a scegliere
da che parte poggiate il piede.

MARIO BENEDETTI

Qui

Aquí
en esta orilla blanca
del lecho donde duermes
estoy al borde mismo
de tu sueño. Si diera
un paso más, caería
en sus ondas, rompiéndolo
como un cristal. Me sube
el calor de tu sueño
hasta el rostro. Tu hálito
te mide la andadura
del soñar: va despacio.
Un soplo alterno, leve
me entrega ese tesoro
exactamente: el ritmo
de tu vivir soñando.
Miro. Veo la estofa
de que está hecho tu sueño.
La tienes sobre el cuerpo
como coraza ingrávida.
Te cerca de respeto.
A tu virgen te vuelves
toda entera, desnuda,
cuando te vas al sueño.
En la orilla se paran
las ansias y los besos:
esperan, ya sin prisa,
a que abriendo los ojos
renuncies a tu ser
invulnerable. Busco
tu sueño. Con mi alma
doblada sobre ti
las miradas recorren,
traslúcida, tu carne
y apartan dulcemente
las señas corporales,
para ver si hallan detrás
las formas de tu sueño.
No la encuentran. Y entonces
pienso en tu sueño. Quiero
descifrarlo. Las cifras
no sirven, no es secreto.
Es sueño y no misterio.
Y de pronto, en el alto
silencio de la noche,
un soñar mío empieza
al borde de tu cuerpo;
en él el tuyo siento.
Tú dormida, yo en vela,
hacíamos lo mismo.
No había que buscar:
tu sueño era mi sueño.

 §

Sto qui,
su questa riva bianca
del letto dove dormi,
proprio appena sul bordo
del tuo sogno. Facessi
un passo in più, cadrei
tra le sue onde, rompendolo
come un vetro. Il calore
del tuo sogno mi sale
fino al viso. Il respiro
misura il movimento
del tuo sognare: è lento.
Alterno e lieve, un alito
mi offre questo tesoro
esattamente: il ritmo
del tuo viver sognando.
Guardo. Vedo la stoffa
di cui è fatto il tuo sogno.
Corazza senza peso
che sta sopra il tuo corpo.
Ti avvolge di rispetto.
Al tuo vergine torni,
interamente, nuda,
quando entri nel sogno.
E ferme sulla riva
restano le ansie e i baci:
senza fretta, ad attendere,
finchè tu aprendo gli occhi
ceda il tuo invulnerabile
essere. Io ricerco
il tuo sogno. Con l’anima
piegata su di te,
perlustrano gli sguardi
la tua carne traslucida,
scostando dolcemente
i suoi accenni corporei
per trovarvi al di là
le forme del tuo sogno.
Non si trovano. E allora
penso al tuo sogno. Voglio
decifrarlo. Non servono
cifre, non è segreto.
E’ sogno e non mistero.
E d’un tratto, nell’alto
silenzio della notte
un mio sognare inizia
sul bordo del tuo corpo;
in esso sento il tuo.
Tu dormendo, io in veglia,
facevamo lo stesso.
Non c’era da cercare:
il tuo sogno era il mio.

LUIS CERNUDA BIDÓN