Biglietto da visita

Mai vi direi del mio male nella bocca
del sangue che ha sapore del ferro
quando m’alzo, e sporco il lavandino
di gocce calde e scure.
Vi direi mai d’otto peli grigi al mento
del tonfo di campane a noleggio nella pancia;
la cena un po’ indigesta
c’è tutto da lavare.
Vi direi mai del rumore dei vicini
le loro grida idiote ad un gol; quell’abbaiare
che fanno i cani troppo nutriti e un po’ annoiati.
Del mio ginocchio soldo bucato
delle tasche, dove ho perduto cose da ricordare.
E gli occhi
dell’impiegata in cerca di supplica, nei miei.
Occhi che han preso gli insulti, forse botte;
che han fatto solo ieri l’amore
ma era niente. Un viaggio su una strada bagnata
senza scarpe.

Massimo Botturi

Tutto in una notte

Viaggio da solo
nella notte
due ubriachi
che fanno a botte

drogati si bucano la vita
forse non sanno
ma vogliono farla finita

mentre macchine
bruciano semafori rossi
di questa città
stanotte nessuno
le fermerà

un vecchio
spinge un carrello di primizie
mi sbaglio
son tutti scarti dell’immondizie

una ragazza
su un marciapiede
vende l’amore
a chi glielo chiede

l’alba è vicina
anche per oggi

la notte di loro
nessuno si accorge

Pierluigi Ciolini

Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

Il bicchiere sul comodino

 
Ti ho messo il bicchiere sul comodino
vale quanto un gesto un bacio o un livido furente sulla faccia
vi ho versato l’acqua fresca per la sete della notte
che ti riporti salva fino al mattino
bollirei il latte in un vetro fumè marchiato di murano
pur di far cosa che ti piaccia
la rabbia le mosse i concetti smossi
lunghi quanto tanti giorni sparsi
come battiti degli occhi come i pensieri sul da farsi
saranno come l’urlo primitivo sfinito dai primi amplessi
poi saranno le cose frugate nel buio senza vedere con la mano
come la Luna un viaggio sulle stelle e i nostri sogni
almeno in una pace apparente senza dossi
almeno sotto a questi coppi già dismessi
per…per quel che vale dissetarsi e fare a botte
con un po’ d’acqua nel bicchiere…

Enrico Tartagni

Da donna a donna


Non basta un giorno
per lavare onta e macchie
di stupro nell’anima
non basta
ma bisogna pur iniziare
a dire o se preferite a urlare:
“Basta  sono solo una persona
ed ho gli stessi diritti che hai tu, uomo,
quindi posso dire no
posso diventare primo ministro
posso farlo e continuare
ad essere moglie, madre, manager,
attrice, operaia, insegnante, pure precaria
senza dover dimostrare a nessuno
che la mia gonna
vale meno dei tuoi pantaloni,
senza dover alzarla o toglierla
per fare carriera.
E se tu un giorno capirai
che a niente serve la tua stupida paura
che a niente servono botte o costrizioni
o super regali in contanti per comprarmi
per “legittimare” la tua sporca supremazia
capirai che la tua spada eretta e violenta
è solo vile e blasfema
serve solo a renderti simile ad una bestia,
che poi se guardi ed usi il cervello
la natura insegna ed apprende
che l’arte d’amare è soprattutto donna
e donna vuol dire:
vita e rispetto.

Roberta Bagnoli

Er carnevale de’ ‘r sor Ughetto

Quanno che ‘na matina sor Ughetto,
‘n po’ prima da ‘r lavoro t’aritorna,
vede ‘na scena da fa’ spunta’ le corna,
la moje co’ l’amante drento a ‘r letto.

Le scatole de corpo je girorno,
se ‘nturcinorno tutte le budella,
mollò tre sberle ‘n faccia a sora Lella,
e a ‘r boiaccia du’ carci j’arivorno.

Botte da orbi e pe’ li dolori,
‘sti due quasi più gonfi de ‘na palla.
cercanno d’aggrappasse e rest’a ggalla,
pijano a recita’ come l’attori.

So’ mejo de ‘na compagnia teatrale:,
“Ugo ch’hai fatto?, m’hai mezz’ammazzato…”,
“a sor’ Ughe’, ma che te sei scordato?,
oggi è ‘n giorno speciale, è carnevale…” .

“ …T’avemo preparato ‘sto scherzetto,
ce sei cascato drento come ‘n pollo… “,
“ …aò, ‘n antro poco po’ me stacchi er collo,
j’hai fatto sarta’ ‘n dente a ‘sto poretto… “.

“ Visto c’aritornossi così presto,
d’annassene a balla’ nun te vie’ voglia ?,
a divertisse ‘n po’ che qua è ‘na noia,
e ‘n fonno er carnevale serve a questo…” .

Er sor’Ughetto nun risponde ‘n’ acca,
penzò drento de se: “ …o m’aruvino,
o resta tutto a tarallucci e vino…,
…e poi che faccio?, er bove co’ la vacca ? “ .

“ Mo vedi che ce mette ‘sto gran fesso,
a organizza’ ‘na spece de missione,
pe’ vendicamme più a ripetizione,
vojo da cumincia’ subbito adesso “ .

Allora se n’annò ne’ ‘r monno ‘ntero,
a puni’ l’omo co’ la donna bbona,
de carnevale no, nun te perdona,
te fa spunta’ le corna pe’ ddavero.

S’aggira mascarato sor’Ughetto,
occhio a chi co’ tu’ moje fa ‘r monello,
basta ‘n corpo de mazza o manganello,
e t’aritrovi che già sei micchetto.

Gian Franco  D’Andrea

N.B.: Micco, in romanesco significa cornuto, per cui micchetto è piccolo cornuto

Inferni provvisori

sono strada di tutti
in vista come tralcio di croce
percorrermi si può se lo consente
una lingua tagliente, una lumaca
d’acqua di mezzanotte
o uno sparviero in abito da tè

mi vive dentro una malinconia
che non è della sera
né della botte vuota
ma tracimare di sconsolazione
nel tempo della resa

ho una bisaccia che pareva audace
c’erano dentro quattro virgole
una manciata di parole
perfino un asterisco
e messi insieme
potevano passare per poesia
ma non posso mentirvi, io sono stata
cresciuta dalle suore
mi hanno detto che se dico bugie
vado all’inferno appena muoio.

Perciò vedete
non mi resta scelta:
essere rea confessa d’ogni verso
ed aspettare di morirmi addosso.

Cristina Bove

Sull’asfalto

C’è sangue attorno
forse di te
che cammini
su rotaie roventi
senza domani
e poi torni ferito
nella tana
o di te
bambina
che giochi coi grandi
e non sai di lupi
ingordi e maceri
o di te piccolo
che assapori benzina
e ti buchi i visceri
o di te che mangi botte
o non mangi
per sentirti esistere
o di te braccato da mostri
che semini morte
o di te vecchia
cieca e sola
che ti spengi
sigarette addosso
o forse è il mio
quello che verso
oggi come lacrima
per non addormentarmi.

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 12, 2010 at 07:34  Comments (11)  
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Così ci presentiamo al mondo

Cari cantieristi, settembre è il mese della vendemmia, il momento di cogliere il frutto della propria fatica e gioire per una nuova annata brindando al vino nuovo che presto riempirà le botti e allieterà le nostre tavole! E la vigna di Roberta come sempre dà un vino DOC che non tradisce! E’ uscito, fresco fresco dal suo… torchio poetico, un nuovo  libro che raccoglie alcune tra le sue più belle poesie: si tratta di “Così ci presentiamo al mondo”, edito dalla GDS, con prefazione della nostra Tinti Baldini. Per farlo vostro non avrete che da rivolgervi direttamente all’autrice, che sarà lieta di accontentarvi nella sua qualità di…distributrice!

Così ci presentiamo al mondo

di Roberta Bagnoli
GDS Edizioni
ISBN: 978-88-96961-31-5I
Pagine: 62
prezzo: €10,00

§

E’ la stessa Roberta che vuole ringraziare tutti i suoi estimatori presentandovi la sua nuova “creatura”, che spero avrà tutto il successo che merita:

Carissimi amici

è con grande gioia e soddisfazione che annuncio a voi tutti la pubblicazione del mio nuovo libro di poesie “Così ci presentiamo al mondo”. Ringrazio con tutto il cuore l’artista Irene Klein per il suo magico disegno in copertina e la poetessa Tinti Baldini per avermi omaggiato con una speciale e approfondita prefazione. Ne sono davvero felice ed orgogliosa, grazie cari amici e grazie a tutti voi per la gentile attenzione.

Roberta Bagnoli

§

La silloge “Così ci presentiamo al mondo” di Roberta Bagnoli inizialmente si legge tutta d’un fiato quasi fosse un dialogo a braccio in versi che l’autrice porge a fiotti, con il cuore in mano al lettore che ne rincorre i versi per placare dolore e trovare voce di speranza. Poi occorre, per penetrare al meglio nella sua poetica, nel suo profondo mondo interiore, soffermarsi e assaporare pian piano, senza fretta, con l’occhio vigile ad ogni pausa, ad ogni cambio di ritmo, ad ogni parola, ché anche una congiunzione ha un senso lirico…

Tinti Baldini

Published in: on settembre 10, 2010 at 07:13  Comments (9)  
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Uomini persi

Anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali le mani a cuscino,
ha avuto un letto bianco da scalare
e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto,
due piedi svelti e ballerini
a dare calci al mare
nell’ ultima estate da bambino,
piccole giostre con tanta luce
e poca gente e un giro soltanto.
Anche questi altri
strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore
portano la guerra,
sono tornati
con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie
del primo giorno di scuola,
raggi di sole che allungavano i colori
sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa
senza balconi, due dita a pistola.
Anche quei pazzi
che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare,
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo
e il sonno fosse lieve,
hanno guardato l’aereoplano
e poi l’ imboccano e son rimasti così
senza inghiottire e nè sputare,
su una stradina e quattro case
in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve.
Anche questi cristi,
caduti giù senza nome e senza croci,
son stati marinai dietro gli occhiali
storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani,
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.
Quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine
e la peggiore delle vite,
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più  grande,
ma prima doveva giurare,
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacksonanti
del ritorno dalle gite
e un po’ di febbre nei capelli
ed una maglia che non vuole passare.
E i disperati che seminano bombe
tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere
come se fossero pupazzi,
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava,
le voci aspre delle madri
che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle,
dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare
il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.
Anche questi occhi,
fame di nascere per morir di fame,
si son passati un dito di saliva
sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone
in uno sciame
leggeri come stracci
e dove fanno a botte,
dov’è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi dal mondo,
di tutti i cuori dispersi nel mondo.

CLAUDIO BAGLIONI  E  ANTONIO COGGIO