Abbandono

 
Dentro
La ferrea stretta
Come di rapinosa
Mano
.
Del pensiero che muta
Non dei voraci lupi
Il branco
.
La strisciante serpe
Cangia la ruvida pelle
Ne ho incontrato i segni
.
Mi ha accompagnato
Lungo strade sterrate
Sull’orlo di un orrido
Dirupo, abbandonata
.
Come dell’orso
La pelle hai venduto,
La mia, ed ora
 .
Nuda, tremante
Resto
Nell’algida
Pensante solitudine

Danila Oppio

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:25  Comments (11)  
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Topante

 
Un giorno un topo vide,
s’era di primavera,
un’elefanta al bagno,
scendeva già la sera.
.
Fu galeotto il stagno
e magici i colori,
all’elefanta il topo
narrò questi dolori:
.
O dolce mia piccina
di te m’innamorai,
del cuor la mia regina
un giorno tu sarai.
.
La dolce elefantessa,
invero già stupita,
rispose un po’ perplessa:
vorretti per la vita.
.
M’ahimè topino bello
diggià promessa fui.
Voler di mio fratello
ed anche dell’altrui.
.
Ma la tenzone amara,
tra cuore ed il dovere,
io scioglierò stasera.
Branco deve sapere!
.
Scese nella radura,
vide tutti gli astanti.
Nel cuore la paura,
ma col dover davanti.
.
In cerchio tutti quanti,
al centro la gran rea,
udirono vocianti
quello che dir volea.
.
Poi  cominciò un tumulto:
che credi tu di fare,
da che paese arriva,
non vedi ch’è foresto,
la pelle ha pien di peli,
in Rha egli non crede,
non mangia le banane,
persino boscaioli
a lui la caccia danno,
e la foresta è piena
di simili furfanti.
.
Quel pugno di briganti,
via così dicendo,
la testa le confuser.
Lacrime van scendendo.
.
E si levò il gran saggio:
elefantessa rogna,
tu sai che a noi fa aggio
che sposi chi t’agogna.
Al branco un grande dono
quel giorno porterà.
Deh chiedi il suo perdono,
d’amor ti riempirà.
.
E poi non ti scordare,
siamo la razza pura,
con quello che vuoi fare
tu ne farai lordura.
.
Perciò quest’io ti chiedo,
curvo su mie ginocchia,
non darci questo spiedo,
cessa di far la ‘ntrocchia.
.
Sdegnata ed avvilita
abbandonò il consesso,
s’arrampicò in salita
tornand’al suo possesso.
.
Questi che l’attendea,
di molto trepidante,
chiese con voce tesa
sentenza, esitante.
.
E quando alfin sapette
la storia dall’amata,
d’acchito promettette:
l’avrebbe mai lasciata.
.
Per cieli puri andaron
cercando  loro mondo.
A lungo essi s’amaron
felici a tutto tondo.
.    
E giunse poi l’inverno.
Vibrava del suo amore
la coda d’una stella.
La neve era un candore.
.
Un suono allor si spanse,
nell’aria tersa e chiara,
un tenero vagito
salì da quella cara.
.
E verso il cielo sale,
quel morbido sospiro,
a traforar quegli astri
portando il suo respiro.
.
Topante ei fu nomato,
accolto fu da un coro:
tu toglierai peccato,
amore avrai per loro.
.
Il cielo allor s’aperse,
le stelle palpitaron,
il vento poi disperse
nequizie e infamità.
.
Le trombe del giudizio
sonaron inquietanti,
nell’ora del solstizio,
cercando i lestofanti.
.
Ma quel sublime amore
tutto avea mondato
e il fosco trombettiere
a casa fu mandato.

Piero Colonna Romano

L’Italia

E’ un paese l’Italia dove tutto va male
lo diceva mio nonno che era meridionale
lo pensavano in tanti comunisti presunti
e no…

E’ un paese l’Italia che governano loro
lo diceva mio padre che c’aveva un lavoro
e credeva nei preti che chiedevano i voti
anche a Dio…

E’ un paese l’Italia dove un muro divide a metà
la ricchezza più assurda dalla solita merda
coppie gay dalle coppie normali
è un paese l’Italia che rimane fra i pali
come Zoff…

E’ un paese l’Italia di ragazze stuprate
dalle carezze di un branco cresciuto
dentro gabbie dorate
perchè è un paese l’Italia dove tutto finisce così
nelle lacrime a rate che paghiamo in eterno
per le mani bucate dei partiti del giorno
che hanno dato all’Italia
per volare nel cielo d’Europa
una misera scopa.

E’ un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà
nelle notti estasiate, nelle vite svuotate
dalla fame dei nuovi padroni
è un paese l’Italia che c’ha rotto i coglioni!

Ma è un paese l’Italia che si tuffa nel mare
è una vecchia canzone che vogliamo tornare a cantare
perchè se l’ignoranza non è madre di niente
e ogni cosa rimane com’è
nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore
di un’Italia che aspetta la sua storia d’amore.

MARCO MASINI

Il bigliardo

Ad altri lasciammo la via e il nostro
tempo.
Ci spingemmo, come branco, più in là
per consacrare la nostra età nuova.
Le prime sigarette e quel tossire
a ricordarci che non eravamo grandi
abbastanza.
Il colpo secco della stecca sulla biglia
e questa a correre veloce sul tappeto verde
come il nostro nuovo tempo.
I primi amori e subito dimenticati
come i primi no incamerati.
-Ti amo, mi ami?-
-No,amo lui…-
Oh! Chissenefrega! Ma dentro sentivi
il cuore andar giù come un birillo bevuto.
Le prime feste in casa, i primi sguardi,
il primo bacio vero, la prima uscita
e poi la sera a casa
-Perché non mangi?-
-Sto male! No,sto bene…-
Non sapevamo nemmeno noi come stavamo.
Non lo sapemmo mai .
E lei dove sarà? Non lo saprò mai
il suo nome…non lo scorderò mai .
Mi avrà ricordato, almeno una volta?
Forse si, ridendo magari di quell’unico
bacio a fine primavera,
parlando con lui che la prese al posto mio
perché prima di me capì cosa voleva.
Un colpo secco, la biglia riprese a correre
sul tappeto verde come la mia vita
che s’era fermata davanti al suo portone.

Claudio Pompi

Profondo dormi disperato sogno

Profondo dormi disperato sogno
di dolce solitudine che tanto
fedele m’accompagna nel bisogno.
Credimi, amore; credimi soltanto:

aggràppati al respiro dell’eterno
combattere del lupo col suo branco:
riprova un’altra estate e un altro inverno,
a rimanere avvinta nel mio fianco.

Duro colpisci di svelata noia
a rimboccare maniche e coperte,
a disperare qualsivoglia gioia

si desti all’ombra dei miei chiaroscuri.
T’aspetterò. Le braccia mie conserte
e gli occhi ciechi, dietro troppi muri.

Silvano Conti