La partitura

Su righe e spazi cadono le note
nello spartito, con adagi e svelti,
e tutti gli altri tempi ben fissati
dall’anima e dalla mano attenta
del musicista esperto ed ispirato.
Son fughe di precisa intonazione,
son ritmi e cadenze e accordi ariosi,
son melodie sognanti, ritmi audaci,
son freddi suoni, o caldi e sinuosi.
E come è scritto, tutto vien suonato
dallo strumento in mano all’orchestrale,
che si destreggia in lenti e virtuosismi
e incrocia tutti quanti gli altri suoni
e giunge a conclusione…troppo presto…
Che il brano è bello e più non si poteva,
ma il tempo è poco e quando più vorresti
protrarlo all’infinito, quel bel suono,
ecco il finale e ti ci trovi dentro
perché è così che è scritto, lo spartito.
E c’è un crescendo, quasi disperato,
che sembra di volersi svincolare,
del timpano e dei piatti…un’esplosione!
proprio un momento prima del silenzio.

Armando Bettozzi

La voce della notte

Quanta realtà in quelle notti bianche,
quanto amore, rabbia, dolcezza,
quante voci disperate e stanche.
Come ti chiami, quanti anni hai,
nella vita cosa fai…
Vai con quel dolcissimo brano,
che ti fa sentire vicino
anche quando sei troppo lontano.
Ti chiamano con la voglia di morire
anime sole senza forza per gridare,
senza qualcuno da amare,
anime sole che non trovano parole
da dire oppure da ascoltare.
Vai con un altro brano, un’altra sigaretta,
ora vai con l’ennesima diretta,
l’ennesimo caffè buttato giù in fretta…
La notte moriva, l’aurora nasceva,
qualcuno ancora chiamava…
la mia voce, a quell’ora, taceva.
Qualcuno tornò la notte seguente,
qualcuno si perse per sempre.

Claudio Pompi

Published in: on luglio 16, 2010 at 07:40  Comments (4)  
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