Inverno

                                        Accucciarsi
                       nel tuo grembo e
                       in gemme di brina
                       risplendere.
                       Errabondi siamo
                       per campi bruni
                       nel vento basso
                       che scuote le siepi
                       e muove fili di grano.
                       Le labbra ti porgo
                       sotto
                       un tramonto ametista
                       alla tua fiamma
                        sfavillante
                       sarà la notte.

                      Graziella Cappelli

Published in: on novembre 29, 2011 at 07:26  Comments (18)  
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Per bono

E n’n arfiurisce ‘l melo:
l’inverno se stragìna.
Tai greppi c’è la brina
e giù pe i fossi ‘l gélo.

Laggiù ‘n camino fuma
du’ soldi de speranza,
ma pu’, cun malcreanza,
svanisce e se cunsuma.

§

SUL SERIO

E non rifiorisce il melo:
l’inverno si trascina.
Sui greppi c’è la brina
e giù per i fossi il gelo.

Laggiù un camino fuma
due soldi di speranza,
ma poi, con disappunto,
svanisce e si consuma.

Silvano Conti

Published in: on ottobre 21, 2011 at 07:33  Comments (3)  
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Se devo vivere senza di te

SI HE DE VIVIR SIN TI

Si he de vivir sin ti, que sea duro y cruento
la sopa fría, los zapatos rotos, o que en mitad de la opulencia
se alce la rama seca de la tos, ladrándome
tu nombre deformado, las vocales de la espuma, y en los dedos
se me peguen las sábanas, y nada me dé paz.
No aprenderé por eso a quererte mejor
pero desalojado de la felicidad
sabré cuanta me dabas con solamente a veces estar cerca.
Esto creo entenderlo, pero me engaño:
hará falta la escarcha del dintel
para que el guarecido en el portal comprenda
la luz del comedor, los manteles de leche, y el aroma
del pan que pasa su morena mano por la hendija.
Tan lejos ya de ti
como un ojo del otro,
de esta asumida adversidad
nacerá la mirada que por fin te merezca…

 §

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,

la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza

si alzi il secco ramo della tosse, che latra

il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita

mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.

Non imparerò per questo a meglio amarti,

però sloggiato dalla felicità

saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.

Questo voglio capirlo, ma mi inganno:

sarà necessaria la brina dell’architrave

perché colui che si ripari sotto il portale comprenda

la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma

dl pane che passa la sua mano bruna per la fessura.

Tanto lontano ormai da te

come un occhio dall’altro,

da questa avversità che assumo nascerà adesso

lo sguardo che alla fine ti meriti.

JULIO CORTÀZAR

Nel parco

Passeggiando nel parco stamattina
ho incontrato il sig. 8 Aprile.
Si librava leggero tra l’erba con la brina
frugando tra i fiori del prato.
Gli sono andato incontro e l’ho chiamato:
“Ehi signore,  buongiorno!”
“Buongiorno a te!” mi ha risposto indaffarato.
“Ma cosa sta facendo volando
tra le spighe appena nate?”
“Eh, – mi ha risposto un po’ interdetto-
cerco i resti del buio della sera,
si nascondono sotto l’erba
e, se non li tolgo,
non si sveglierà la mia amica Primavera.
“Capisco – ho aggiunto osservando il gran lavoro-
sa che la donna che amo parte domattina?
Per questo sono un po’ triste e mi addoloro.
E’ una persona bellissima ed è sincera,
tra tante persone false che conosco, lei è vera.”
“Evviva allora!- ha esclamato lui-
pòrtale i nostri saluti”.
“Nostri? E di chi? – chiesi incuriosito-
come di chi? Miei e della Primavera!
Portale questo fiore da parte mia, tutto colorato,
e dille che questo è il suo momento fortunato.
Portale un po’ di rugiada, già che ci sei,
e anche un po’ di questo vento profumato.
Dille che il tuo amore  è forte ora, butta giù i muri,
e insieme al suo diventerà bellissimo finalmente, come questo prato.
Salutala da parte nostra e dille che siamo sicuri
che, con i doni che le porti, sarà felice,
e che continui così, con fiducia e con i nostri migliori  auguri!”
“Senz’altro sig. 8 Aprile, lo farò,
grazie di tutto questo e buon lavoro”.
“E ricordati quel che ti dico- aggiunse infine-
chi riesce a trovare e ad amare un persona vera
possiede davvero un gran tesoro!”

Sandro Orlandi

Che notte!

Che notte! lo non posso.
Non riesco a ubriacarmi.
C’è un tale lume di luna!
É come se ancora custodissi
Nell’anima la giovinezza perduta.

Amica dell’estati ormai fredde,
Non chiamare il giuoco amore,
Meglio che questo lume di luna
Filtri sul mio guanciale.

Lascia che i tratti guastati
Esso disegni arditamente:
Tu non potrai disamare
Così come non hai saputo amare.

Amare si può solo una volta,
E tu mi sei lontana
Perché invano ci chiamano i tigli,
Coi piedi affondati nei mucchi di neve.

Io so e lo sai anche tu
Che in questo azzurro riflesso lunare,
In questi tigli non ci sono fiori:
Su questi tigli c’è neve e brina.

Che più non ci amiamo da tempo,
Tu non mi ami, io ne amo un’altra
E a tutti e due è indifferente
Giocare in un amore a buon mercato.

Ma anche se mi abbracci e accarezzi
Coi baci di un’astuta passione,
Il cuore eternamente sogni il maggio
E colei che per sempre io amo.

Amore mio! perdonami, perdonami,
Niente io ho trascurato,
Ma ciò che ho più caro sul cammino
É quello che per me è irripetibile.
Irripetibili siamo tu e io.
Morremo ed altri dopo noi verranno.
Ma saranno sempre diversi:
Non sono tuo ormai, tu non sei mia.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

E ti restituisco alla parola

 
E ti restituisco alla parola
ti rimetto fra i segni
nelle grafie delle pagine
ti sfoglio in bianco e nero
ti leggo in tonalità muta
.
nel silenzio che allarga nel cuore
chiazzato di muschio e brina
.
il tuttopossibile dell’altrove
raccoglie a larghe mani i fiori
bianchi del giorno che si allontana
sbocciano di nuovo a stupirmi i tuoi occhi
e le mani la voce la bocca
.
ti canto senza parole
sulle scale del ricordo
.
poi siedo fra i rumori della gente
non c’è più spazio al sogno
chiudo il libro
appiattito il futuro in bidimensione
resto in un vasto presente di niente
.
batto i denti accanto al termosifone
non mi proteggerai dal freddo che mi hai messo addosso

azzurrabianca

Memoria

Dove vai memoria, vaghi lontano
dai miei ricordi, non torni a me.
Nuda resto senza passato,
spoglia di futili ricordi,
di cose vissute,
di luoghi ormai cancellati.
Più non rammento quei volti giovani,
di un tempo lontano, legati a me
dal ricordo di giochi infantili.
Quei luoghi dove bambina
ho visto il susseguire lento delle stagioni,
il mutare dei colori,
il manto argenteo della brina che
ricopriva la nuda terra.
Non più memoria, mi accompagni
tra strade affollate e festose,
a negozi ormai chiusi da grigie
serrande scarabocchiate.
Ti sei portata via con i ricordi
Anche le gioie, e i dolori,
più non sento rancore per il male,
non sento calore che infiamma il cuore.
Tutto ti sei presa, ma non l’amore,
di lui mi resta una fiammella accesa,
che brucia lentamente ma sempre costante.

Gianna Faraon

Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Baci al tramonto

Sole colora di rosso
imbrattato cielo di cirri
fredda l’aria spezza
in frammenti gelati i respiri.

Piccole stelle di brina
luccicano sulle panchine
all’ombra silente di vecchi alberi
trafitti da cuori e cupidi.

Ruvide carezze di lana
aliti tiepidi sotto la sciarpa
tra labbra screpolate di baci
e rossori rubati al tramonto.

astrofelia franca donà

Sognando il sogno

Ho di te immagine
sensuale
i tuoi languidi sguardi
mi trascinano
tra la fine seta
dei tuoi capelli
sul tuo collo roseo,
adolescente e fine
sul dolce arrossire
del tuo orecchio
come freschi gelsomini
si perderebbero
i miei baci
A volte le mie
inquiete mani
incontrano
le tue forme
tonde come rose
è una vaga luce d’amore
una promessa
candida e misteriosa dolce come l’alba
nella soavità
del germoglio
ingioiellato di brina.
Ascolta il fruscio del vento
tra i placidi alberi
su ogni paesaggio
scendono nuove note
così inattese nuove e dolci
quanto il rosseggiare
dell’aurora.

Marcello Plavier