Ecco come

La mia piccola
la vidi andare,
andare con lo sguardo
immoto, stanco
senza sapere
tremare di brividi,
strani palpiti
ignoti nell’ombra.
Poi, d’improvviso,
il balenio lontano
luce immensa
e slanciarsi anelando,
e correre, correre,
occhi abbagliati,
braccia protese,
non sentir se la fronte
avvampa,
se il respiro è breve
nell’ugola riarsa,
soffocando il dolore.
Poi stramazzare,
di schianto.
Sprofondare nel nulla,
nel vuoto sorridendo
nella Luce: Io Sono.
Negli occhi una stilla di pianto.

Paolo Santangelo

Invisibili carezze

Parole
m’accarezzano -un lieve pensiero-
Dolcezza che arriva da lontano
testimone d’un battito etereo
che sfiora il mio cuore.
Tepore di tenue brezza
in un sereno tramonto
brividi
d’emozione che ammantano
come nuvole rosa prima della sera.

Elide Colombo

Published in: on maggio 24, 2012 at 06:57  Comments (5)  
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Miraggio

Afferrami la mano
e trascinami per le strade
del mondo
dove è ancora possibile
cogliere tenui tremori di pelle,
brividi gioiosi di felicità
racchiusi in fragili conchiglie
di argilla ricamati sulla rena
d’una spiaggia solitaria.

Ascolta con me
il mare che sussurra sui sassi
o urla tra gli scogli
parole d’amore
che solo tu ed io comprendiamo.

Fatti accarezzare dall’acqua
della risacca
che scivola sul tuo corpo
abbandonato su una roccia
baciata dal sole.

Ripetimi per un attimo
le parole d’un tempo
spogliate dal peso degli anni
ch’io ritrovi la mia primavera
e possa ancora guardarti negli occhi
mentre mi sorridi
e m’allunghi un sorriso.

Salvatore Armando Santoro

Il bacio

 
L’incipit del cielo
è due ruscelli
che scrivono il fiume.
.
Il maggio e l’inverno,
il legno ed i petali
e il grembo e le cime
e le valli
e i nodi soli …
Tutto si spoglia
e la vergogna muore
e ci si veste
e ci si gioia,
d’un solo profumo.
.
Gli sguardi
hanno un respiro solo
e ci si porta l’attesa
a fiorir sulle labbra.
Quell’umido d’alba
di fuoco e di vita
non piu le nostre labbra :
le parole hanno brividi a pelle
il sole si forma
gli occhi perdono il nulla.

Stefano Lovecchio

Venti di me

 
 
Venti di me!!
Venti pargoli e di spade,
alzatevi sul miraggio,
portatemi fino alla pelle
del respiro.
.
Ho solo un cestino
di questi petali assenti,
solo un miglio
che sa cantarne il volo
e ne conosce le virgole.
.
Mi spettino volentieri
se il sole è forte,
chissà se la carezza
mi verrà a mondare
e mi chiamerà grano !!
.
Venti di me, venti di vespro
e giunchi chini
e felci maestrali
sulla terra nera.
Portatemi alla mano
i brividi scartati
dalla noia.
Ne farò profili
che solo i ciechi
guardano.

Stefano Lovecchio

Ho perso

Ho perso metà dell’amore
l’ho persa per strada o chissà dove
L’amore che non fa sconti
quello che ti dà i brividi
e ti incatena alla luna
o come un rompighiaccio
si pianta in mezzo al petto
Ho perso quella metà che ride
e che ha voglia di piangere
La metà gelosa che uccide
quella che ti consuma il fiato
le notti e le scarpe
e che pulsa veemente e turgida
nelle tue membra vive
Ho perso metà dell’amore
quella metà che da sola basta
e a nulla vale cercarla
o chiamarla giovinezza
o darle un nome di donna
che abiti i tuoi sogni
e possa dolcemente ingannarti
per il tempo che resta

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 13, 2011 at 07:45  Comments (6)  
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L’ultimo inverno

 
…e chi se lo ricordava più l’inverno…
che vuoi farci dada se viene l’inverno…
la felicità è ordine mentale susseguirsi d’esitazioni tra le stagioni…
se ci guardiamo dal vetro dell’amore troveremo il bianco del candore…
e sentirci addosso i brividi di freddo apre la porta ai serbevoli sentori dell’anima agghiacciata…
bè! lo sapremo presto se i ricordi ce li siamo messi al posto giusto…
sono stati freddi silenziosi attenti e tornano alla fine… 
sono la ragione dell’eterna malinconia che ci prende per non farci sprofondare… 
e noi che si credeva che gli inverni non fossero fatti così stretti…
non ci sono punti maltrattati tra di noi fiori di primavera appassiti e speranze al sole come scandali…
no neppure una foglia di marcita negli autunni scolorati dalle liti e poi dai baci…
perderemo il sangue dalle nostre lacrime bagnati lo so…
lo so dada mia io piango perchè tu sei mia ma io non sono una malizia sono una stagione che va via…
perchè io non ricordavo più il perchè questo sia l’inverno…

Enrico Tartagni

Speranza

La pioggia, il tramonto, la sera, la notte
e tu lontana, ma nella mia mente vicina.
Cominciano a presentarsi i ricordi
delle ore trascorse guardandoti, ascoltandoti.

Sento la carezza delle tue mani
che trasmettono calore e dolce languore,
allora, ecco, la mente nel buio,
affronta le tue labbra morbide,
dolci e tenere, protese nell’attesa,
cercando ansiosamente i brividi antichi.

Tu nulla attendi di più, se non parole
suadenti e frasi ormai lontane nella memoria,
vivi e rivivi stupita il calore che t’invade.
Mi guardi, sorridi e ti abbandoni a me.
E allora ridiamo gioiosi, nel buio della notte,
cercandoci e allontanandoci, come ragazzini
in attesa di soddisfare la golosità impellente.

Immobile, allontano i ricordi, i pensieri,
mentre la pioggia ritorna nella notte a dirmi
quanto sento la tua non presenza,
il mio desiderio e la straordinaria potenza ritrovata.

Piove senza rumore sui miei pensieri ormai lontani,
ma ancora vivi e, allontanandomi, mi rifugio
nella mia solitaria esistenza.

Marcello Plavier

Fin dove

Sono qui
in questa carezza che fa sera
nel fascio di luce dei tuoi occhi
vestita solo di brividi
ad ascoltare la musica
dei tuoi sguardi
e, dentro,
la voce che sussurra
increspando l’anima.
Vivo d’attesa
le tue dita sul collo
dove la pelle freme
gli occhi chiusi
per vedere nel buio
accendersi scintille.
Le braccia sui fianchi
non mi muovo
solo le tue mani
tracciano mappe immaginarie
scendono sul dorso
– rabbrividisco-
sento la tua pelle
forse è la mia
non siamo più due corpi
siamo un abbraccio
mi tieni stretta contro il petto
m’inarchi
ti sento …
fin dove non conduce il pensiero.

astrofelia franca donà

Una canzone araba

vibrava sulle corde
della cesura intrisa
di silenzio affollato
di calpestio di passi,
presi il filo sottile
nelle mani
e mi lasciai condurre
verso la scaturigine
seduta
sugli scalini
a fondo dell’U-Bahn
dove sostano gocce di vapore
e gli odori pressanti
del ritrovo
che non conosce il sole…
era come una sorta di profumo
che penetrava il cuore
quella voce,
scandiva sulla pelle
nello scontro
di ombre e luci
un sobbalzo di brividi,
luminose fonti
incastonate
da una folta chioma
a mala pena ardivano
il tesoro
che si celava
dietro un velo di stracci,
e frettolosi accenti
senza occhi
le passavano accanto
indisturbati.

Giuseppe Stracuzzi