Il cuore

 
Muscolo che non posso comandare,
brocca di vetro con pesce rosso
che gira in tondo ignaro del proprio destino,
dente malato che cade all’improvviso,
buco nel mio soffitto e piove ormai da ore.
Campana stonata che segue i suoi rintocchi
senza riconoscerli mai rassegnata,
pagina letta e riletta  da un vento troppo caldo,
fiato corto dopo una corsa inutile,
stanco e solo come chi nasce per essere unico
in qualunque posto del mondo,
il mio cuore.

Maria Attanasio

Published in: on luglio 2, 2012 at 07:44  Comments (3)  
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IL SOLE E LA LUNA

Una volta il sole e la luna erano buoni amici: stavano insieme e facevano vita in comune. Un giorno il sole se ne andò per tempo al campo dicendo alla luna di restare a casa a far da mangiare. Ma la luna non fece niente e quando il sole tornò e non trovò da mangiare, le disse: – Orsù, va’ almeno a prendere dell’acqua, dacché non vuoi cucinare! – La luna non si mosse, e restò lì seduta, senza dir parola. Allora il sole prese la brocca, disse alla luna di far fuoco e andò al fiume a prender acqua. Ma anche questa volta la luna infingarda non volle saperne. Allora il sole si mise a far da mangiare da sé, pose la pentola con l’acqua sul focolare, accese il fuoco, e cominciò a dimenare la polenta. Quando il mangiare fu pronto,  prese dal fuoco la pentola calda e se la mise davanti. Chiamò la luna invitandola a mangiare. Ed ecco la luna venne e si sedette a mensa. Allora il sole indignato gridò: – Ah, carogna, poltrona, per mangiare sei pronta, ma di cuocere non hai voluto saperne! – e afferrata la pentola calda la scagliò in testa alla luna facendola andare in mille pezzi, sì che il contenuto le gocciolò giù lungo il corpo. La luna spaventata fuggì via, e da quel tempo è sempre stata nemica implacabile del sole. Perciò quando c’è il sole in cielo, la luna non osa farsi vedere, ma aspetta la notte per percorrere in fretta il suo cammino.

(da un mito africano)

Bevendo da solo sotto la luna

Da una brocca di vino, in mezzo ai fiori,
solo, mi verso da bere, senza un amico accanto.
Levando la coppa, invito la pallida luna.
Ora siamo in due e, con la mia ombra, addirittura in tre.
La luna – è vero – non osa bere.
L’ombra, poi, si limita a seguirmi macchinalmente.
Ma, almeno per un poco ho trovato dei compagni: la luna, l’ombra,
disposti a fare allegria, per arrivare alla primavera.
Mi metto a cantare, e la luna tenta in modo maldestro qualche passo di danza.
Mi metto a ballare, e l’ombra si agita scompostamente.
Finché sono stato lucido, direi che ci siam fatti buona compagnia.
Ma poi ho preso una bella sbronza, e ciascuno se n´è andato per conto suo.
Ormai legati per sempre, senza passioni,
ci diamo appuntamento, lontano, sul fiume delle nuvole.

LI BAI