Portogallo

PORTUGAL

Avivo no teu rosto o rosto que me deste,
E torno mais real o rosto que te dou.
Mostro aos olhos que não te desfigura
Quem te desfigurou.
Criatura da tua criatura,
Serás sempre o que sou.

E eu sou a liberdade dum perfil
Desenhado no mar.
Ondulo e permaneço.
Cavo, remo, imagino,
E descubro na bruma o meu destino
Que de antemão conheço:

Teimoso aventureiro da ilusão,
Surdo às razões do tempo e da fortuna,
Achar sem nunca achar o que procuro,
Exilado
Na gávea do futuro,
Mais alta ainda do que no passado.

§

Vivo nel tuo volto il volto che mi desti

E restituisco più reale il volto che ti do

Mostro quegli occhi che non ti sfigura

Chi ti sfigurò

Creatura della tua creatura

Sarai sempre chi sono

Ed io sono la libertà di un profilo

Disegnato nel mare

Ondeggio e rimango

Scavo, remo, immagino

E scopro nella bruma il mio destino

Che da prima conosco

Avventuriero illuso e ostinato

Sordo alle ragioni del tempo e della fortuna

Senza mai trovare ciò che inseguo

Esiliato

Nella caverna del futuro

Ancora più profonda di quella del passato

 

MIGUEL TORGA

Come si fa

 
a sentirsi natura
che muore e rinasce
se si aspetta l’ultima sigaretta
come si fa a svegliare
sensi sopiti
senza schiaffo di ghiaccio
a sollevar gambe
senza false stampelle
a non succhiare miele
e panna montata
per gonfiare
come una mongolfiera
a essere buoni e cari
se ci si sente cattivi
come
a sollevare capo al cielo
quando ciondola
tra paludi
di bruma?
.
Basterebbe vivere

Tinti Baldini

Published in: on febbraio 11, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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Il treno della vita

Veloce corre il treno
nella bruma ovattata
dal sole filtrata.
La pianura è assopita.
Sognano gli alberi cullati
dal ritmo sonnolento
del treno che fugge via.
Cavalli e casolari
ascoltano trasognati
sonnambuli incalzati
dalla nenia persistente.
Il treno va sobbalzando,
sferragliando passa il ponte
della nostra assordante
bella vita estenuante
che mai riposa, mai si ferma,
sempre avanti, sempre sempre,
fino a quando? fino a quando?

Nino Silenzi

Published in: on aprile 29, 2011 at 07:23  Comments (3)  
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Radure rare

Sai Sire,
a volte anche il principe si lascia;
a volte, quando la macchia si fa fitta
e non riesce a galoppare a briglie sciolte,
là, deve uno spiazzo lo attende
carezza le redini e smonta
dal devoto destriero.

Non scuote più al vento e pigra s’affloscia,
la morbida piuma del suo cappello.
Non più vibranti criniere,
non ritmi pressanti di zoccoli fieri
e l’aria smette di garrire.

Disteso, sulla pace dell’odore dell’erba
immerso, nel tepore di raggi tra fronde,
ritrova la consapevolezza del respiro
e un cuore saggio che insiste a pulsare.

Sussurrano vene e mormorano rivi
di riflessi argentati e sassi sinuosi.
Richiami svolazzano garruli, curiosi;
l’ala senza tempo avvince i pensieri.

– Stimare la sosta, per librare la corsa;
gustare il poco, per non strozzare nel tutto.
Provare la fame, per godere del cibo;
saggiare il solo, per amare il noi. –

Riscopre l’essenza del seme nudo,
la fonte che, nembo, rivive la luce.
Ritorna il pastello di forme sfumate
e radici celate a dir di foreste

“ … ora dimmi, dimmi mio Sire,
quante radure concedi agli eredi?
A quanti pennacchi consenti la tregua
e a lame lucenti l’inguainato riposo? “

Ed è il ponente a dipingere il cielo,
a stagliare profili velati di bruma.
L’ombra esitante cavalca nel forse.
Un principe oscuro ricerca l’azzurro.

Flavio Zago

Sarà

Di cenni
uno sguardo
eremo baluardo
di bruma ti avvolge.

Di avere poi scopri
un giardino perenne
di fiori di carta
risplende d’incanto
l’eterno innaffiato
d’inchiostro sarà.

Sarà
un vento del sud
un ricordo la bruma
di ciò che eravamo
di ciò che vorremo
di ciò che non sembra
Ma è …
solamente
Amore

Pierluigi Ciolini

Published in: on marzo 29, 2011 at 06:57  Comments (4)  
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Quel momento

Nel tempo che ti vuole divorare
si trova per fortuna quel momento,
e non è detto che illusione sia,
in cui afferri della vita il gusto.
Che sia l’effetto di un dolce sorriso
di chi pensavi non sorridesse mai,
o l’immersione in un blu scordato
quando ti accorgi che i tuoi colori
meglio di te resistono al declino,
o meglio ancor la netta cognizione
di quel sentir nel cavo della mano
il vero amore che hai sempre rincorso,
che anche sia una cosa sola,
un batter d’ali udito nella bruma,
un saragotto da ridare al mare,
salir due piani senza più l’affanno,
cravatte azzurre dentro la vetrina,
l’odore di caffè dalla cucina,
che anche sia una cosa sola
tu da nessuno sarai divorato!

Aurelio Zucchi

Giardino d’inverno

Nel giardino d’inverno
è tornata la neve
sotto i crochi gelati
riponevo il mio cuore
in quel grigio bagnato
ho nascosto speranza
primavera rapita
sboccerà a nuovo fiore

Nella diafana bruma
mi avvolgevo di nebbia
inondandomi l’anima
di ricordi sfumati
regalandomi il senso
di realtà non vissute
di entusiasmi passati
e mai dimenticati

In quel freddo biancore
si è per sempre sopita
passione e desiderio
e anche la mia vita
in attesa che il sole
di un’estate ormai lontana
non tramonti per sempre
e sia pace meritata.

Sandro Orlandi

Sospeso nella bruma

che partorisce dagli asfalti freddi,
prendo a passi lenti il panorama,
l’alba sorprende
passeggeri spediti senza tempo
giornali accartocciati nelle mani,
qualche balcone sveglio,
l’abbaio che dilaga nei carruggi,
allineate lune
su frappe delle tane
di buon mattino a giro di lavoro,
sbadiglia il mercatino,
una traversa guarda l’altra strada
macchinando il trasloco a primo intoppo
come un discorso chiuso dietro grate…
S’alza su greto in rapidi risvolti
il sole e inventa ninfee nello stagno,
attraversa il deserto sullo sfondo
dell’ape producente
con facoltà di pungere,
malvisto fuco innocuo
senza diritto a vivere,
come indirizzo a spettatori attenti
sulle strade.

Giuseppe Stracuzzi

Senza appello

In albero sterile
cappio rimase appeso,
inutile,
dondolante al vento
della bruma serale.
Nodo scorsoio
finemente elaborato
non trovò capo
nè condanne,
eseguite furono
al miglior prezzo.

Ricorso fatale,
domande non risposte,
deleteri perchè
ristagnano
nell’ambigua mente.
Inappellabile
riscontro
che provi pietà
dell’ anima perversa
e non ti curi
di esercitar giustizia.

Michela Tarquini

Published in: on ottobre 25, 2010 at 07:14  Comments (5)  
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Quando non scrivo


Anelerei giusto il tempo
di liberarmi dagli sguardi
e l’ansia di sonetti smemorati
a cui contendere la bruma
E invece rimango esanime
come le foglie in questo autunno
lasciate sole ad aspettare
il respiro profondo
di frasi rubate
a Poeti senza sosta

Pierluigi Ciolini

Published in: on ottobre 4, 2010 at 07:07  Comments (4)  
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