Io non poeta

La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l’anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra, cielo…
nuovi universi, lune, stelle e soli…

Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece… in una man conto le ore.

Aurelio Zucchi

Il cuore

 
Muscolo che non posso comandare,
brocca di vetro con pesce rosso
che gira in tondo ignaro del proprio destino,
dente malato che cade all’improvviso,
buco nel mio soffitto e piove ormai da ore.
Campana stonata che segue i suoi rintocchi
senza riconoscerli mai rassegnata,
pagina letta e riletta  da un vento troppo caldo,
fiato corto dopo una corsa inutile,
stanco e solo come chi nasce per essere unico
in qualunque posto del mondo,
il mio cuore.

Maria Attanasio

Published in: on luglio 2, 2012 at 07:44  Comments (3)  
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Ti confermo che il mondo non è cambiato

 
Le parole sono cose,
come ogni altra cosa.
La poca intelligenza del racconto
sta nel fatto di non aver modo
di comprimere il racconto
e spedirlo via posta
proprio nel buco del culo del mondo.
Ti allego, comunque, la foto dei miei peli
e l’odore di muschio del sottobosco.
Ah, mi son messo il rossetto
per uscire l’altra sera
ti confermo che il mondo non è cambiato.
Salutami i gatti
anche se credo che siano morti
almeno quanto te
che sei scesa in piazza a scioperare
ma non sapevi se le scarpe rosse
si intonassero
con i fiorellini
sul tuo vestito
equo
e solidale…

Massimo Pastore

Assonanze

Non sembra
ma c’è l’ovvio alla coque
oggi per pranzo.
C’è anche un ripieno di nebbia
da spalmare sul panne
e crèpes di marmo
attorno al cervello.
Ci sederemo a tavola
spezzando l’oste
e alzando in cielo
il buco dei pensieri.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 19, 2012 at 07:35  Comments (9)  
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Millenovecentoquarantaquattro

Una luna spaventosa già allarga la sua gonna:
fanno del tango lassù, miei cari.
I cedri malandati
si mangiano le foglie per troppa ombra in cuore;
le case si sputazzano luce, l’una all’altra
come alle mani fa l’uomo al campo
il vangatore.
O quello con la lampada in testa, in qualche buco
prima del puzzo che dice morte
prima ancora, d’aver pensato a un metro di terra
per suoi ossi.
Dite ai bambini di ritornare a casa
minestre fredde ancora per cena
acqua e vino.
Le donne si consumano gli occhi sopra i panni
coperte doppie per la nottata
e l’orinale, ch’è sempre da svuotare
per dio! Si faccia presto.

Massimo Botturi

Buco nero

M’accosto attento e lentamente al centro,
all’anima del cosmo e attendo,
che s’insinui luce al nero buco,
per rischiarare orditi mai svelati.

Fagocita, inghiotte, infinito pozzo,
ogni scintilla, ogni pensiero e ingrossa
come se fosse indubbio, certo,
d’assimilare tutto l’universo.

Ora conosco, io, questo segreto,
e corro, corro, urlo e mi dispero,
ora so che tutto l’intelletto
in quell’oscuro foro andrà a finire.

Stremato, poi m’accascio sulla spiaggia,
e da una stanca luna illuminato
riordino tutto il mio creato,
e al freddo cielo entropico lo dono

Flavio Zago

Published in: on marzo 12, 2012 at 07:17  Comments (4)  
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Un giorno

Mi sono accorto
di non sapere della risacca,
di non sapere della forma delle nuvole
e neanche dell’anima dei sassi.

Ho pianto affacciato
sul buco nero del pozzo,
ho perso la faccia nel fondo
gettando riflessi senza ritorno.

Mi sono aggrappato
alle mie poche certezze
assaporandole una per una.

Le ho trovate scipite,
con retrogusto amaro.

Si è rotto lo specchio
in doppiopetto vestito
con i diplomi incorniciati alla parete.

Lorenzo Poggi

I pianti delle ore

I ZÎG DÄLI ÅUR

L’éra un zîl bû?
cme un bûr naigher.

An s sintèva dala zitè
armåur, canzån o amåur
ché la naiv ai mitèva
al silenziadåur.

I zighèven äli åur
e uśî vagabònd
i picèven
toc toc toc toc toc toc
ai vîder ofuschè.

Prèst, fórsi,
la påmpa la s farmarà
e mé…
a turnarò a cà.

§

Era un cielo buco
come un buio nero.

Non si sentiva dalla città
rumore, canzoni o amore
ché la neve ci metteva
il silenziatore.

Piangevano le ore
e uccelli vagabondi
picchiavano
toc toc toc toc toc toc
ai vetri offuscati.

Presto, forse,
la pompa si fermerà
e io…
tornerò a casa.

Sandro Sermenghi

Published in: on dicembre 11, 2011 at 07:46  Comments (5)  
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L’amore degli altri

 
L’amore degli altri
briciole di pane
fiere e mercatini d’estate
lungo il mare
l’aria che non si muove
la brezza che poi arriva
a farti respirare.
L’amore degli altri
chiese in mezzo ai boschi
gli alberi a testimoniare
l’unione eterna
di radici e terra.
L’amore degli altri
non lo puoi inventare
ci fai un buco dentro
e dall’altra parte
non si vede né cielo
né mare.
L’amore che non compri
non hai mezzi, non hai intenti
e speri di beccare un cuore
in volo anche da rammendare.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 9, 2011 at 07:06  Comments (4)  
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Egregi signori…

 
Noi, egregi signori,
ci scapestriamo in atti di perbenismo agguerrito
laddove la consumazione dei pasti  poeticamente romanzati
si svolge in Tavole Rotonde di Circoletti Viziosi
Gareggiare di “reminiscenze” nell’ogni giorno indebolito
di malattia planetaria sprofondiamo nella miseria
d’un saper guardare attraverso un minuscolo buco di serratura
costruendo lungometraggi di pensieristiche considerazioni
battendo col martello di parole cervelli
perché l’intelligenza ha  sapore metallico, scuote scuoiando
emotive sensibilità nella loro inferiorità.
Ancora si assiste a genocidi aberranti
nei silenzi politici d’intese democratiche
mentre nei deserti diversificati dalle loro naturali scenografie
spuntano cadaveri con i loro maleodoranti diritti negati.
Nessun tramonto, nessuna alba fredda o calda
nessun mare o lago o terra di fango di fiori e di cemento
merita l’assistenza di cuori deboli che sprofondano in girotondo astemio.
Egregi Signori
noi sempre gravidi di buoni propositi,
noi sempre protagonisti della nostra storia,
noi sempre portatori di (favolose) intimità,
noi sempre nascosti dietro il voler comprendere,
noi sempre egregiamente ci troviamo
a nascondere sotto la copertura della codardia
poesie romanzi trattati e saggi
in un’enciclopedia mai sfogliata
perché al minimo accenno d’orrore
maltrattiamo la verità nelle sue architettoniche
lingue esauste di umiltà.

Glò