Diverso amore

Di te non sanno nulla, del tuo sguardo,
triste a volte.
Non sanno del tuo universo
che esiste oltre quel buco nero
che nessuno varca per paura
d’esser additato.
Di te non sentono il battito di un cuore
che come altri ama cercando amore.
Diverso il tuo modo d’amare,
diversi loro che non capiscono
il tuo dolore segreto per un diritto
negato…
per quell’amare che in nulla è diverso
dal mio. L’amore non ha sesso.
Ci ho messo del tempo per capire,
per ascoltare quanto amore
forse più di me sai dare.
Ti vorrebbero normale,
resta come sei, tu puoi
con la forza che dentro hai.
Triste io che non ti ho difeso
restando in disparte a guardare
dalla finestra di una normalità
malata.

Claudio Pompi

Published in: on aprile 3, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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LA CONOSCENZA

Soltanto gli esseri umani sono giunti a un punto in cui non sanno più perché esistono. Non usano i propri cervelli e hanno dimenticato la conoscenza segreta dei loro corpi, dei loro sensi, dei loro sogni. Non usano la conoscenza che lo Spirito ha messo in ciascuno di loro; non sono nemmeno consapevoli di questo, e avanzano ciecamente  barcollando sulla strada che non porta in nessun luogo – un’autostrada lastricata, che loro stessi costruiscono e spianano in modo da giungere più velocemente al grande buco vuoto che troveranno alla fine, pronto a inghiottirli. E’ una superautostrada comoda e veloce, ma so dove conduce. L’ho visto. Ci sono stato nella mia visione e pensarci mi fa rabbrividire.

CERBIATTO ZOPPO

(sciamano Sioux Lakota)

Punto e a capo

C’è il tuo sorriso
Su quell’aquilone
Vola già altissimo
Fra nuvole e sole

Vorrei volare
Esserci anch’io
Ma il mio filo è corto
Non è come il tuo

Strada diritta
Strada deviata
Sarà quella giusta
O quella sbagliata?

Porta nel centro
Di una radura
Di una foresta
Che fa un po’ paura.

C’è un pozzo profondo
Pozzo di dolore,
sento una morsa
che mi stringe il cuore.

Il tempo è scaduto,
futuro da inventare,
metto una pausa
per non sbagliare.

Cerco la mia vita
La cerco adesso
Ma c’è l’accento
Dove non posso.

Profumo di malva,
di pesca, di the,
la mia maglietta
profuma di te.

sento che dentro
qualcosa è cambiato,
ma non è abbastanza
e non ho più fiato.

guardo i miei occhi
dentro lo specchio,
mi sento giovane
mi vedo vecchio

eppure so che
il momento è venuto
metto un bel punto,
punto e a capo

poi seguo il tuo odore
che lascia la scìa
metto il tuo amore
nella malinconìa

laddove c’era solo
un buco nero
ora c’è amore
è il tuo, ed è vero

ecco che il sogno
diventa realtà
metto speranza
e serenità

c’è il tuo sorriso
su quell’aquilone….
.….È accanto al mio
Fra nuvole e sole.

Sandro Orlandi

Sai

Tu sai
di sofferenza
tu che scrivi
versi
tu la conosci
quella cascata
che inonda
la notte
e il giorno tace
quel buco
all’esofago
che mangia carne
quella paura
del dolore
che snatura
tu sai
dei brividi
caldi di sete
che t’acchiappano
mentre cuoce il sugo
e la nausea
salmastra
l’occhio d’agnello
le mani a pugno e unghie
e allora
se sai
fammi ragione
del male
che non mi quieta
trova parole
a farfalla
sgorga canto di luce
dammi la mano
sul filo
e fammi
ridere.

Tinti Baldini

La voce del cuore


La voce del cuore vive in me
e viene da lontano.
Ha strisciato sui ghiacciai perenni e
ha cantato nell’aurora boreale,
ha carezzato deserti infuocati e
si è di divertita con la rosa del deserto,
si è imbattuta nella tempesta lunare e
ha rischiato di sparire nel vorace buco nero.
Si è cibata dei cocci rotti dal vento e
si è smarrita nei sospiri degli innamorati,
ha preso fiato dalle immacolate vette e
si è fatta silenzio;
è tornata docile nel mio petto come tenero agnellino,
domata dall’abile maestro.
Sento che il calice è traboccante,
lo berrò tutto d’un fiato
senza versarne neanche una goccia.

Roberta Bagnoli

Gli angeli di Scampia


Sono angeli senza ali per volare
hanno piedi stanchi, legati
dal laccio delle pesanti siringhe.
Non camminano
si strascicano
e al riparo dello sporco muro
aspettano il lurido ago
per provare a sognare,
ma nel sogno non trovano
nessuno a tenerli fra le braccia
solo il livido buco nero
che ogni volta più famelico
sottrae loro respiri, giorni,
anni di vita preziosa.
Sono angeli,
angeli che si sono persi
in cerca del cielo
che cielo non è,
è solo pozza di fango e sudore.
Chi lascia in regalo la dolce morte
ha il volto dell’invidioso usurpatore
che con ogni trucco cerca
di vincere l’eterna battaglia.
E’ nato per illudere e oscurare
anime sole, disperate,
più fragili delle altre.
Che arrivino frotte di arcangeli a Scampia,
che arrivino spade lucenti
a rischiarare il volto dell’amore,
che almeno una volta
trionfi la vita a Scampia.

Roberta Bagnoli

POETA MODERNO

Immagino che chiunque scriva o si senta  comunque un poeta, anche tutti voi, amici, prima o poi si sia fatto delle domande sul significato, sul valore e sull’attualità di ciò che scrive. Ognuno si è dato una risposta, magari ancora qualcuno la sta cercando… Maria ci ha regalato la sua personale riflessione in merito, che mi sento di condividere. Siamo tutti immersi in una realtà dalla quale non possiamo prescindere, fatta di banalità quotidiane o di grandi eventi epocali con cui per forza anche i poeti devono misurarsi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, anche se è importante che la poesia affronti  le tematiche più attuali e impegni tutti gli aspetti della nostra vita, chi può biasimare quel poeta che nel suo cuore sente il desiderio, per un po’, di “ridere e sentirsi bambino”?

§

Il poeta sa che non
può pascersi all’infinito nella sua solitudine
sa che è in atto una guerra di civiltà:
Oriente ed Occidente
secoli fa si son combattuti
con il ferro delle spade
prima o poi si userà
qualche nuovissima arma di distruzione di massa,
questo il poeta nel suo giardino di rose e spine
di cardi e cipolline lo sa.

Il poeta sente entrare dalla sua finestra
l’odore dolce del glicine
e ne immagina il colore senza affacciarsi
perché è distratto dai conti del droghiere,
sa che questo è il mese

in cui si salda il conto del riscaldamento invernale,
che ci saranno abiti primaverili da comprare,
mettere via abiti pesanti e gli ombrelli
(forse per questi meglio aspettare ancora),
il poeta sfoglia giornali
e si lascia andare alle notizie più crude
per avere un sogno giusto da salvare,
sa che c’è una parte dell’umanità non ancora impazzita
il vero problema è trovarla.

Il poeta sa che ha vissuto già ¾ della sua vita
nel bene e nel male
ricorda belle gite ed anche giornate da dimenticare
e tutte le poesie della scuola

sa della polvere e il buon odore che danno i libri,
il poeta sa che la realtà si scompone e ricompone
che sia presente o no al suo tempo,
sa che non potrà soffiare via la sua stessa cenere
che dovrà ripulire casa dagli odori dell’inverno
quando finalmente la primavera arriverà.

Il poeta sa la bontà del pane e del vino
sa che gli uomini di Chiesa non sono Dio,
impara a pregare e si fa un giro di valzer immaginario
con quell’amore che si è lasciato cantare ma mai toccare

in lenzuola morbide di bucato odorose d’estate,
ma è andata così ed il poeta ride
guardandosi quel buco che ha nel cuore
e non può fare a meno di pensare a chi è morto
prima del grigio tra i capelli,
ai tanti che han chiuso gli occhi senza capire,
sa dei carnefici, che la legge è uguale per gli altri
sa che giustizia e libertà sono parole,
che molto spesso il sangue degli eroi è stato versato invano
ché eroi non si nasce, chi di spada ferisce
poi può fare quel che gli pare,
sa delle strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni
il poeta sa che potrebbe mentire per un’ora di amore puro,
che ha paura ed occhi di nebbia quasi ogni notte.

Il poeta sa bene, non credete,

che tutto è già stato scritto
ma l’anima no, e continua a bussare
sulle dita stellate e senza stelle a volte,
sa che dovrà morire,
dopo chissà quante parole, e ne vuole essere ricoperto,
per un po’ vuole ridere e sentirsi
bambino.

Maria Attanasio

Nell’aria

 
Sospesa nella spirale del tempo
cerco la dimensione naturale
che dia respiro all’anima
al di là dell’effimero orizzonte.
Come l’eremita cerco la vetta
attraverso il cammino impervio e ignoto,
ma so che il silenzio
è lievito prezioso per il cuore
e l’infinito è giaciglio
di quiete per l’anima.
Vive di sangue e di acqua il corpo
ma senza luce sarebbe un buco di vuoto.
Rimango in ascolto
nell’aria canta l’aurora lontana,
nell’aria risuonano i passi solitari
dei monaci impietriti nei chiostri,
nell’aria si nasconde il mistero
del tempo immutabile.

Roberta Bagnoli

Treblinka

Mi chiedi, differente dagli altri, come sto.
Qual è il responso dello scrivano,
occhiali blu.
Perché fui come un morto pulcino
e ancora tu, senti la pancia dura
di pietra, giù in corsia.
Ed i settanta e passa son niente, madre mia:
è l’albero dei frutti d’inverno il figlio tuo
un porta a porta mille giornali
un paletot, che presa l’aria è ancora bel nuovo.
Sono qua, che asciugo le posate sul piano
sono qua, la mela in tasca e andare
dopo la ferrovia. E guardo al tempo e al chiaro
che nevichi più in là;
che il treno metta tutte le ossa in fanteria
che impari a stare al mondo anche lui
ci scaldi un po’. E asciughi i vetri
a tregua di campi
abbia pietà, di scarpe e calze acquisto da poco.
Si, anche lui, si faccia come piuma nel viaggio
perché lei, ha un buco nella bocca per aria
ed ora è qua, sulla mia spalla terra straniera.
È qua e va via, addolorata dorme nel ventre
e nel suo dio. Ed è caduto il sangue, l’anello
il petto suo.
Come un compagno morto in trincea
senz’acqua poi
per benedirlo almeno per finta.
Madre, sì

Massimo Botturi