Solo

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Se non abbracci
dentro
strappi e tormento
se non baci
vene ferite
se non ti liberi
di squame e torpore
se non lecchi
linfa calda di sete
se non carezzi
fegato e cuore
budella e unghie
se non riprendi
ad amarti
dopo la tempesta
senti
da solo
pioggia fine
su un capo non tuo.
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Tinti Baldini
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Published in: on maggio 19, 2012 at 07:31  Comments (16)  
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Scagliandomi nudo contro il vento avverso


          M. dice che da quando hanno aperto le frontiere
          non sente più lo stesso brivido di quando ha raggiunto Copenaghen o Barcellona
          con un bel po’ di fumo nel fondo del bagagliaio
          e intanto ha sposato quel tipo di donna che mangia solo rose
          ed è meraviglioso vederli ballare anche se non ballano in maniera meravigliosa.

F. ha inghiottito tutti i tubetti dei colori ma non è ancora riuscita a dipingere niente
scrive cose deliziose con la punta del piede ma ho saputo che ha perso una gamba
gettandosi da una finestra.

P. e L. si svegliano raramente di notte e ancora più raramente si svegliano di giorno
ho contato i morti fino all’alba e i primi due erano loro con le loro vite segrete
con il loro mazzo di chiavi ciascuno con i loro modi troppo gentili.

R. e F. sono due persone per bene, si lavano i denti tutti i giorni, non hanno bisogno di niente
anche se R. una volta diede un colpo secco ai canali di Amsterdam
e ci fece ridere per tutto il millennio.

          D. e I. hanno sempre vini eccellenti e grappe affumicate da contorcerti le budella,
          sanno parlare di tutto ed I. è deliziosa come un furetto.
          A volte rido come un idiota con D. quando ricordiamo l’insetto gigante che ci apparve
          al posto di un palo della luce nella notte sintetica.

Per il resto non ho ancora smesso di cercare tra le pulci dei cani
ed ho scritto sulla copertina di un libro tutti i miei indirizzi
scagliandomi nudo contro il vento avverso
che è l’unico capace di insegnarmi
                                                                 -tutti i venti…

Massimo Pastore

Er carnevale de’ ‘r sor Ughetto

Quanno che ‘na matina sor Ughetto,
‘n po’ prima da ‘r lavoro t’aritorna,
vede ‘na scena da fa’ spunta’ le corna,
la moje co’ l’amante drento a ‘r letto.

Le scatole de corpo je girorno,
se ‘nturcinorno tutte le budella,
mollò tre sberle ‘n faccia a sora Lella,
e a ‘r boiaccia du’ carci j’arivorno.

Botte da orbi e pe’ li dolori,
‘sti due quasi più gonfi de ‘na palla.
cercanno d’aggrappasse e rest’a ggalla,
pijano a recita’ come l’attori.

So’ mejo de ‘na compagnia teatrale:,
“Ugo ch’hai fatto?, m’hai mezz’ammazzato…”,
“a sor’ Ughe’, ma che te sei scordato?,
oggi è ‘n giorno speciale, è carnevale…” .

“ …T’avemo preparato ‘sto scherzetto,
ce sei cascato drento come ‘n pollo… “,
“ …aò, ‘n antro poco po’ me stacchi er collo,
j’hai fatto sarta’ ‘n dente a ‘sto poretto… “.

“ Visto c’aritornossi così presto,
d’annassene a balla’ nun te vie’ voglia ?,
a divertisse ‘n po’ che qua è ‘na noia,
e ‘n fonno er carnevale serve a questo…” .

Er sor’Ughetto nun risponde ‘n’ acca,
penzò drento de se: “ …o m’aruvino,
o resta tutto a tarallucci e vino…,
…e poi che faccio?, er bove co’ la vacca ? “ .

“ Mo vedi che ce mette ‘sto gran fesso,
a organizza’ ‘na spece de missione,
pe’ vendicamme più a ripetizione,
vojo da cumincia’ subbito adesso “ .

Allora se n’annò ne’ ‘r monno ‘ntero,
a puni’ l’omo co’ la donna bbona,
de carnevale no, nun te perdona,
te fa spunta’ le corna pe’ ddavero.

S’aggira mascarato sor’Ughetto,
occhio a chi co’ tu’ moje fa ‘r monello,
basta ‘n corpo de mazza o manganello,
e t’aritrovi che già sei micchetto.

Gian Franco  D’Andrea

N.B.: Micco, in romanesco significa cornuto, per cui micchetto è piccolo cornuto