La tempesta

E non m’importa del seme sradicato
dell’alberata braccia protese
dei cavalli
che cento, forse mille, già battono sul muro.
Natura e privilegio m’è l’esserti vicino,
sopra le tempia, uscio del fuoco;
benestante
dell’oro dei capezzoli e dell’ombra del mascara.
M’è privilegio e risa felici, pasto nudo
protervia sdolcinata del fiore che s’allaga.
M’è privilegio come tra l’onde farmi remo
cavare luce e aria con bocca da gigante
con occhi liquefatti e guardinghi.
Ché sicura, tu sei come lettiga in stagione di bufera
come la piaga avvolta nel lino
rossa
scura;
la via di guarigione che, netta, fa l’amore.

Massimo Botturi

Vento veneto

VÄNT VÊNET

I êren i tû cavî
dal supièr dal vänt arufè
e
dala quêrza al scaravänt dl’est
al śbufèva śbufèva
e
al scusèva int äl radîś
chi diśarmè cavî
tént nîgher malnétt.
 .
Dal infêren un curiåuś sóppi
al travarsé chi pûc pléin
in cal mänter
che al vänt vênet
såura i capî
l’agitèva i cavî:
.
n û d
dnanz al davanzèl t’avanzèv  danśant spiritèl dal mèr
cån i môr
dal vänt inbrujè
cavî.
 .
E mé at spièva
amirè
arpiatè de drî dala frè.
 

§

 
Erano i tuoi capelli
dal soffiar del vento arruffati
e
dalla quercia la bufera dell’est
sbuffava sbuffava
e
scuoteva nelle case-bulbi
gl’indifesi capelli
TINTI neri mal netti.

Dagli ìnferi quel buffo rèfolo
traversò i pochi peli
mentre
il vento veneto
sui cappèlli
sommuoveva i capélli:

n u d o
davanti al davanzale avanzavi danzante silfo del mare
coi mori
dal vento imbrogliati
capelli.

Ed io ti spiavo
ammirata
nascosta dietro l’inferriata.    

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:22  Comments (3)  
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Giardino

JARDIN

Zanjones,
sierras ásperas,
médanos,
sitiados por jadeantes singladuras
y por las leguas de temporal y de arena
que desde el fondo del desierto se agolpan.
En un declive está el jardín.
Cada arbolito es una selva de hojas.
Lo asedian vanamente
los estériles cerros doloridos
que apresuran la noche con su sombra
y el triste mar de inútiles verdores.
Todo el jardín es una luz apacible
que ilumina la tarde
y es también un acorde
entre la algarabía del paraje.
El jardincito es como un día de fiesta
en la eternidad de la tierra.

§

Canaloni
aride sierre
dune,
accerchiati da affannose spirali
e lunghe raffiche di bufera e di sabbia
che dal fondo del deserto si avventano.
In un pendio sta il giardino.
Ogni arboscello è una selva di foglie.
Vanamente lo assediano
le sterili colline doloranti
che affrettano la note con le ombre loro
e il triste mareggiare d’inutili verdori.
Tutto il giardino
è una luce soffusa
che rischiara la sera
ed è altresì un accordo
in mezzo al tumulto circostante.
Quel leggiadro orticello è un dì di festa
nella eternità della terra.

JORGE LUIS BORGES

Riflessioni

Quand’è tempo
di bufera…

devi aspettar
che passi la sera

Per l’innocente
nostalgia…

prima o poi, vedrai,
andrà via

Il rimedio
per la tristezza…

sorridere e ridere
con schiettezza

Pensa a tutte…
quelle mamme che,
nelle sale antistanti,
trepidando e sperando,
stanno aspettando
i loro figli…

e il buon esito
della terapia…

del reparto oncologia

Ciro Germano

Published in: on Mag 18, 2012 at 06:55  Comments (4)  
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Lucia

Fortezza
e mi vieni alla mente –
mitica guerriera –
a difesa della tua femminilità violata.

Soleggiata nella bufera
afferri le sfide
vincente.
Solida amica
Sorella
Madre
affétti i tuoi giorni
senza risparmio.

A liquide emozioni
appesa
mordi il blu fuggendo avanti,
l’obiettivo fissa il tuo vuoto.

Fortezza
Solida
Amica
Vincente
Espressioni tue
dentro di me per sempre.

Anna Maria Guerrieri

Tungsteno

ho smesso la capriola e il ciangottare
io sasso
non ho da offrire miele né riparo
a nessun uomo e a nessun dio
io sola
cuore subossidato
che non ho messo mai radici mai

sul dente di leone ha vinto il vento
su di me sarà fulmine e saetta
a scavare in un giorno apocalittico
la ragione del mondo

ora mi fa solletico il passaggio
della bufera piccola da tasca
io impavida
sfido me stessa ed ogni mio pensiero
e quanto
di mia bellezza fosse malachite
anche il pudore
di non offrirmi grumo infinitesimo
a chi mi ha regalato l’universo

Cristina Bove

Amore spaventato

Giovane amore
non ti spaventare
se dico che ti amo.
L’ amore mio
non è fatto di fuoco
è dolce, tenero,
fatto di colori
di aurore e tramonti
di profumi di bosco
di carezze sognate
di abbracci infiniti.

Non è passione
che travolge il cuore,
non è bufera
che tutto porta via,
è un sospiro
che fiamma di candela fa vibrare,
è una soffusa melodia
che addolcisce l’aria
quando il freddo
vorrebbe raggelare il cuore.

Elide Colombo

Lungo la nuda terra del cammino

En la desnuda tierra del camino

la hora florida brota,

espino solitario,

del valle humilde en la revuelta umbrosa.

El salmo verdadero

de tenue voz hoy torna al corazòn, y al labio,

la palabra quebrada y temblorosa.

Mis viejos mares duermen; se apagaron sus

espumas sonoras

sobre la playa estéril. La tormenta

camina lejos en la nube torva.

Vuelve la paz al cielo;

la brisa tutelar esparce aromas

otra vez sobre el campo, y aparece,

en la bendita soledad, tu sombra.

§

Lungo la nuda terra del cammino

sboccia l’ora fiorita,

biancospino solingo,

d’umile valle nella svolta ombrosa.

Il salmo vero torna

oggi con voce tenue

al cuore, e sulle labbra

la parola interrotta e trepidante.

Dormono i vecchi mari miei; si smorza

il suono delle spume

sopra la spiaggia sterile.

Lontano va la bufera nella nube torva.

Torna la pace in cielo;

la brezza tutelare ancora aromi

sparge sui campi, e nella benedetta

solitudine appare la tua ombra.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Che fatica essere uomini


Talvolta mi domando
com’è possibile
ci si possa addormentare
con la fitta schiera silenziosa
d’umani  che ad ogni
aspra guerra alimentata
col suo sangue
poi giace esausta,
dopo l’inverno gelido di nevi.
.
Quali ombre fosche
nella notte
nera, quali fantasmi
danzino laggiù
quale voce venga attraverso
la bufera a ricordare
tutto quello che fu. Ora,
come fiore inaridito,
langue, passa un uccello e canta.

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 30, 2011 at 06:55  Comments (8)  
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Nella bufera


Errando il crepuscolo bigio
per mano lividi a svernare,
sprofondo afosi pensieri
nel molle nevischio;
tormentata, pallida vela a pois.
Pigramente battezzato
dal ballo arruffato
di fiocchi ubriachi, intirizzisco
meditando sul bianco
che cova tra i miei capelli.
Con passo sospeso
scosto greve il mio cielo,
così radente il lampione,
e sulla coltre dormiente
in un declivio del mondo
ritrovo sbiaditi i righi
di un vecchio pentagramma.
Soffici note echeggiano,
ferendo l’oblio
con mai dimenticati nostri canti;
e ancora ti cammino.
Accanto.
Troppo distante amore.

Flavio Zago