Cronache operaie

D’estate mi spellavo le mani in officina
lavori tristi, lavori da mezz’asta.
Le cose perlopiù lasciate d’altri
come pulire impossibili bugie.
L’odore della trancia, del tornio
l’acqua bianca.
D’estate lei aspettava che ritornassi a casa
di solito nell’angolo fresco, il più lontano
da tutta quella musica scappata delle strade.
Potevo mica prenderle il viso
o i suoi vestiti, dal nero che portavo alle mani;
ma era uguale
qui, sulle labbra, lei ci restava il giusto tempo.
Sapeva dei suoi libri, di camomilla
e miele.

Massimo Botturi

Il coraggio

Mi domando quanto coraggio c’è
nel nostro dirsi addio e seppellire ciò
che resta di un amore malato e morente
che un giorno accogliemmo fieri di noi.
Quanto coraggio abbiamo nel sapere
che da domani, almeno tu, nuovo volto
e nuovo sorriso in un altro cercherai
per scacciare la solitudine che temi,
mentre io dovrò inventare un’altra vita.
Quanto coraggio abbiamo avuto noi
nello sfidare il tempo e il segnato destino
che su di noi ha giocato sporco e barando
ci illuse perfido di un eternità così breve poi.
Mi chiedo quanto coraggio a noi venne meno
per vivere e difendere quell’ amore se poi
ci arrendemmo alle nostre meschine bugie,
all’indifferenza che grigi rese i giorni nostri.
Gli donammo una lenta agonia sapendo
che quell’amore offeso stava soffrendo
di solitudine e muto si lasciava morire
con noi due da lui distanti, ognuno per se…
Ad occhi chiusi e in un respiro profondo
cerco ora quel coraggio che mai ho avuto,
raccoglierò quell’amore tra le mie braccia,
lo porterò con me perché compagno sia
dei miei giorni futuri, a lui parlerò di noi
gli dirò accarezzandolo che non fu vano.
Gli parlerò fino a quando in un unico sorriso
ritrovato, stanchi, ci spegneremo insieme.

Claudio Pompi

E poi son solo

E poi son solo. Resta
la dolce compagnia
di luminose ingenue bugie.

SANDRO PENNA

Published in: on marzo 4, 2012 at 07:10  Comments (2)  
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Altra esistenza

Esiste il tempo d’uno strapazzo
non voluto per il semplice motivo
d’un ascolto non desiderato.

Esiste il tempo delle libellule
nel ricordo d’un temporale fulminante
che accresce il desiderio
di tornare indietro nel tempo
dove tutto si può costruire
senza l’arroganza
della umana speculazione.

Esiste il tempo del vento irrequieto
che accorcia distanze labiali
irrilevanti nelle loro interpretazioni.

Eppure in tutte queste bugie
si aggregano ori spezzati
da suoni d’abbaglio;
è nel loro ermetismo che si nascondono
fiabe di noi
che stiamo vivendo
nelle incarnazioni
delle nostre ricche proiezioni.

Glò

Notizia

Non voglio più udire nuove notizie
bugie pensate per illudere
false verità nascoste

Non voglio sentire notizie di morte
di violenze di omicidi
di miseria e fame

Voglio illudermi che tutto è bello
ascoltando musiche melodiose
canti gregoriani cori di bimbi gioiosi

Vorrei sentire sinfonie espandersi nell’aria
dissolvesi nel vento
e con queste coricarmi con il calar del sole

Gianna Faraon

Published in: on dicembre 10, 2011 at 07:33  Comments (4)  
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Un altro mondo

Perdonami se non ti ascolto
e lontano ti sembro dal mondo.
Forse è proprio perché nel mondo
sono entrato.
Ti ho lasciato fuori dalla porta
dei miei pensieri che dietro di me
ho richiuso.
È un viaggio che devo fare da solo,
non è il tuo mondo, quello che vedere
non vuoi, che tieni lontano da noi.
È il mondo che non hai voluto
e ne hai creato uno per me.
È il mondo dove non c’è pace,
quello dove se non vinci muori,
quello che di te oggi fa un dio
e domani ti ripudia perché dici no.
Dici no alle ipocrisie, alle bugie
vestite di abiti scintillanti.
Quello dove non guardi che avanti
e non ti accorgi che se sei solo
è perché gli altri si sono persi.
È il mondo dei normali diversi,
dei diversamente abili e normodotati.
È il mondo delle parole inventate
per dirti che dietro il nulla c’è tutto
e ti accorgi che t’hanno imbrogliato.
Io vado in quel mondo per capire
quanto uomo c’è in me.
Se non tornerò è perché quell’uomo
non è mai esistito se non per te.

Claudio Pompi

Published in: on dicembre 6, 2011 at 07:44  Comments (6)  
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Visioni asimmetriche

 
 
Un altro giorno di baldoria
dentro questa botte ferrata di pensieri giulivi
dove un violino disaccordato
dimenticava le sue passioni d’amore.
.
Intorno nuvole d’allegoria
si muovevano annichilite da voli di gabbiani
in festa per una barca di gomma piuma
che rifiutava l’acqua del mare.
.
Giovani musulmani in preghiera,
avvinghiati a pietre sconosciute,
sorridevano abbracciando ombre di speranza,
confuse da una pietà senza lacrime.
.
Il grande capo di questa immensità
ordinava a tutti di coprirsi di polvere bagnata
Muti i lamenti, lontani i dolori,
gli occhi socchiusi per tanto splendore.
.
I treni viaggiavano senza fili elettrici
e le rotaie erano scie di fuoco
dove la fede umana moriva in anfratti profondi
di felicità, sposata all’eterno desiderio.
.
Chi guidava i treni super veloci  e trasparenti
guidava anche il mondo che in quest’era post-moderna
andava al rovescio, oltrepassando tutti i muri
fatti  di bugie e i cantastorie erano contenti.
.
Non c’erano fiori perché la cenere
ridondava le sponde della bellezza, consunta
da mani di granchio che graffiavano
i figli appena nati da questa terra martoriata.
.
Gli alberi invece crescevano a dismisura,
sfidando gli aeroplani e i raggi del sole,
abbattuti all’ora del tramonto
da rivoli quieti di una luna stanca.
.
La botte ferrata era sempre piena
Ora rotolava tra sentieri di formiche operose,
schiacciando pietre del tempo futuro,
riflesse nella pioggia benefica di primavera.
.
E gli uomini offesi da rumori strazianti
dormivano, supini, con la meraviglia
che annunciava loro altri giorni di festa
senza bandiere e proclami.

Gavino Puggioni

Ndr: questa poesia, inedita, ha avuto una significativa menzione, con pubblicazione in antologia, al XXVII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2011, di Reggio Calabria

NON RUBARE LA SPERANZA

Ma come si fa a rubare la Speranza? Oggi si può rubare tutto, la fiducia, l’intimità, lo sguardo, la libertà, l’innocenza, l’identità. Si può rubare l’anima, il corpo che ne è custode, il cuore che batte inutilmente per qualcuno o qualcosa. Si può rubare anche l’altrui pensiero, miscelando frasi e parole, l’idea e le sue conseguenze, la verità e le bugie, quelle grandi, soprattutto. Si sta rubando la pace, dovrebbero rubare le guerre! Ovviamente quel ladro s’impadronirà dell’altrui denaro, di una borsetta strappata alla nonna, di qualche lira-euro sbucata dal generoso banco-mat, ruberà una macchina, una moto, un caterpillar se non un carrarmato, ruberà un fucile e dieci pecore senza latte.  Ma come si fa a rubare la Speranza? Ma come si fa ad intascare, furtivi, pezzetti di futuro, rivoli di crescita morale, di civiltà, di amore e rispetto per il prossimo, di tutti quei bambini abbandonati che calpestano  la nostra terra, tutta, da nord a sud, da est a ovest, che urlano la loro presenza? Come si fa a dir loro della Speranza se questa è sinonimo di Vita che in loro stessi si deve ricreare perché non sia offuscata e sopraffatta? Ma come si fa a rubare la Speranza a milioni di umani che non ne sono a conoscenza?  Chiediamolo allora ai così detti Grandi della Terra che ci governano e, forse, la risposta l’abbiamo già letta e la leggeremo ancora, per chissa quanto tempo, nelle cronache di queste guerre infinite che attanagliano la nostra umanità, da sempre. E siamo, come dice la storia, in tempo di pace, quindi si potrà rubare di tutto, compreso quella stessa Speranza i cui frutti non serviranno e non meriteranno d’esser consumati.

Gavino Puggioni

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Immersione

Nel blu della notte
mi tolgo lo scafandro di diffidenza
e ascolto, in apnea,
il tuo mare di bugie.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on giugno 13, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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