Fermare la luce

Vorrei
fermare la luce del sole
perchè il giorno
sia più caldo

per i nostri cuori
abituati al freddo
intenso
dei nostri sentimenti

abituati
al buio dell’amore
verso tanti
troppi bambini

abituati come siamo
a correre
sempre di fretta
in questa vita ansiosa
veloce
troppo veloce
nei binari
di infelicità
terrena

Gavino Puggioni

Published in: on giugno 24, 2012 at 07:03  Comments (7)  
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Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Si tace

E tutto si tace
ventre di Madre
accogli la vita e la doni;
poi accechi nel buio
l’occhio già chiuso da ore.
Dormiva un sonno di stelle,
di mare e di una nuova casa.
Hai rotto il silenzio beato,
lo squarcio del cielo
piovuto,
è pietra, è polvere, è sasso,

di un sogno zittito, di un nido fanciullo. 

Beatrice Zanini

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:35  Comments (3)  
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Anima in Ellade

 
 
Pensieri vaghi, immagini perdute
cavalcano le ombre dell’insonnia,
rimbalzano nei gorghi della mente
memorie come aghi, a rintuzzarmi il sonno.
Le partenze…….. i ritorni………….
Sospesa la tua mano, di là dal vetro
simulando un saluto…
era un addio!
 
Felicità! …..Ma c’è?
Io ne ho intravisto il lampo,
poi subitaneo il buio
per pupille accecate
più scuro, ineluttabile.
Dimmi: – Tu l’hai trovata?
E quel limpido sguardo di  cerbiatto
non l’ha sfocato il tempo?
Pare immutato agli occhi del cuore!
 
Se un dì l’anima inquieta
libera ormai dagli aggravi terreni
andrà a posarsi in Ellade
potrà bearsi ancor di quel sorriso.

Viviana Santandrea

Aspetto

 
aspetto la notte ogni sera
ma il buio ritarda sempre più
appare la prima stella io fremo
come una bambina gioisco
la addito! Quella è casa mia
lontano tra paffute nubi bianche
veloce con il pensiero volo
e salgo sulla prima nube
che mi porta lassu dove non c’è dolore
non c’è gelosia e possessività
solo io e i miei sogni
in un giardino fiorito e verdi pascoli silenziosi
lassù trovo tutti i miei pensieri
distesi tra petali di rose
in attesa del mio apparire.

Gianna Faraon

Published in: on maggio 29, 2012 at 07:40  Comments (5)  
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Fontana di Roma

RÖMISCHE FONTÄNE

Zwei Becken, eins das andre übersteigend
aus einem alten runden Marmorrand,
und aus dem oberen Wasser leis sich neigend
zum Wasser, welches unten wartend stand,

dem leise redenden entgegenschweigend
und heimlich, gleichsam in der hohlen Hand,
ihm Himmel hinter Grün und Dunkel zeigend
wie einen unbekannten Gegenstand;

sich selber ruhig in der schönen Schale
verbreitend ohne Heimweh, Kreis aus Kreis,
nur manchmal träumerisch und tropfenweis

sich niederlassend an den Moosbehängen
zum letzten Spiegel, der sein Becken leis
von unten lächeln macht mit Übergängen.

§

Due coppe; e l’una che sovrasta l’altra
erette entrambe sulla rotonda vasca
di pietra antica. Defluisce l’acqua
pacatamente, dal superbo labbro,
sull’acqua che di sotto attende e posa.
E questa tace, mentre l’altra parla
un chioccolio sommesso e guarda il cielo
che con dischiusa mano in gran mistero
quella le svela di tra il verde e il buio,
come un’occulta sconosciuta cosa.
Entro la coppa, placida si espande,
cerchio da cerchio senza nostalgia.
Solo a volte trasogna; e s’abbandona
lungo i penduli muschi, a goccia a goccia
sino all’infimo specchio che tranquillo
svaria d’ombre e di luci e risorride

RAINER MARIA RILKE

Notturno nuziale

Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non ti vedo, non ti sento.
E la ghermisti con artiglio d’aquila, e tutta la costringesti nella tua forza
riplasmandola in te con tal furore ch’ella perdette il senso d’esistere.
E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu il ritmo perfetto,
e dal balcone aperto la notte guardava con l’occhio d’una sola stella
rossastra,
e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri
la tristezza dell’ombra vi vegliò sino all’alba.

ADA NEGRI

13 Maggio

Diventasti mamma
una sera di maggio,
mentre fuori pioveva a dirotto
e tutto era avvolto dal buio.
Ma una luce radiosa
rischiarava il tuo viso,
e il tuo dolce sorriso
donava pace e gioia.
Era nata il frutto
del nostro amore.

Nino Silenzi

Published in: on maggio 13, 2012 at 07:17  Comments (12)  
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Prima che l’alba diventi una spia

Stanco del silenzio nella forra,
desidero fermarmi ore ed ore
nel caldo freddo della notte al mare
e non importa se nell’occasione
non ci saranno stelle e similari.

Mi stirerò nel più preciso punto
là dove le onde smorzano lo schiaffo
e, ruffiano, ne canterò i fragori
di modo che questo mio egoismo
ottenga di parlare a chi ascolta.

Nel buio stropicciato dalle nubi,
prima che l’alba diventi una spia,
tutto dirò che non sia menzogna.
Spalancherò questi occhi ciarlatani
e senza sosta li farò parlare.

Chissà che qualche anima nascosta
ove il fondale eternità lambisce,
non spunti irata dalle scure acque
e in mia difesa lei si schieri.
Solo così non mi sentirò solo.

Aurelio Zucchi

Due lenzuola bianche

(ballata in sol maggiore)

Due lenzuola bianche stese al chiaro di luna
come due fantasmi silenziosi nella notte,
due lenzuola bianche con il bordo consumato
stese lì in terrazza come sudari del passato,
nella chiara notte sotto le stelle del cielo
in un gran silenzio mentre tutto dorme
e niente… sembra vero.

E la luce della luna si riflette su quel lino,
acceca col suo biancore gli occhi scuri della notte,
poi dall’orizzonte che schiarisce poco a poco
arriva la promessa di una vita ancora in gioco,
la brace di una sigaretta si consuma su un balcone,
un uomo sta affacciato e nel buio si consuma….
Anche il cuore.

Due lenzuola bianche stese al vento di primavera,
il sole è appena sorto e la sua luce è sincera,
ormai sono quasi asciutte e riflettono la vita,
la vita che ricomincia la notte ormai è finita,
sbuca silenzioso un gattino bianco e nero,
la sua coda punta in alto
è protesa verso il sole… e verso il cielo.

Sandro Orlandi