Vento veneto

VÄNT VÊNET

I êren i tû cavî
dal supièr dal vänt arufè
e
dala quêrza al scaravänt dl’est
al śbufèva śbufèva
e
al scusèva int äl radîś
chi diśarmè cavî
tént nîgher malnétt.
 .
Dal infêren un curiåuś sóppi
al travarsé chi pûc pléin
in cal mänter
che al vänt vênet
såura i capî
l’agitèva i cavî:
.
n û d
dnanz al davanzèl t’avanzèv  danśant spiritèl dal mèr
cån i môr
dal vänt inbrujè
cavî.
 .
E mé at spièva
amirè
arpiatè de drî dala frè.
 

§

 
Erano i tuoi capelli
dal soffiar del vento arruffati
e
dalla quercia la bufera dell’est
sbuffava sbuffava
e
scuoteva nelle case-bulbi
gl’indifesi capelli
TINTI neri mal netti.

Dagli ìnferi quel buffo rèfolo
traversò i pochi peli
mentre
il vento veneto
sui cappèlli
sommuoveva i capélli:

n u d o
davanti al davanzale avanzavi danzante silfo del mare
coi mori
dal vento imbrogliati
capelli.

Ed io ti spiavo
ammirata
nascosta dietro l’inferriata.    

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:22  Comments (3)  
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Inverno

é caduta la neve
é tutto bianco
i fiori intirizziti
sono morti…
non lasciarti prendere
dal ghiaccio
di questo inverno
estremo
conserva i bulbi dolci
in fondo al cuore
apri una finestra
lascia passare un raggio
perché nel mondo
non c’é soltanto odio
c’è pure amore…

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 4, 2012 at 07:07  Comments (10)  
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La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi

Amorosa creatura

Chi mi ama
a sangue pianti
come bulbi le sue arterie
in libera espansione
tra alabastrine mie liquidità,
che in opulenta terra
amorosa m’insinuo
fluente di passione,
spoglia di custodia.
Attaccabile creatura
nel paziente affondo
di zolle da impregnare
così attendo chi mi ama
e nel bermi non indugi
che svaporare pigra potrei
al divampare duro del tempo.

Daniela Procida

Published in: on marzo 3, 2010 at 07:34  Comments (6)  
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