Che ci siamo persi

Le gesta dei padri
nelle foto ingiallite

il lume a petrolio
le mani sul fuoco
vicino al camino
il bagno all’esterno
lo scaldino nel letto
le scarpe bollate
i geloni dei piedi
la neve dal tetto
a cadere sul letto
materazzo di paglia
rumoroso e con buche
calzoni corti
per lividi viola
il riposo d’inverno
intorno alla tavola
la tavola storta
tagliata dal tronco
il nonno racconta
le feste paesane
i giochi nell’aia
l’amore rubato
tra le spighe di grano
il lavoro bestiale
il pezzo di pane
condito di niente
la zuppa la sera
il pollo a Natale
il pollo all’Assunta
il suino allevato
il prosciutto venduto
il pane con lardo
e l’ulcera certa
il fieno ai conigli
i buoi con l’aratro
la zappa e la terra
il reticolo scuro
sul dietro del collo
il rosario la sera
e il timore di dio
tutto il disagio
e l’amore che c’era
vita vuota di tutto
e colma di tutto.

Lorenzo Poggi

(in collaborazione con l’amico Augusto Paiella)

Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese

GIOVANNI PASCOLI

Chi dice donna

Chi dice donna

dice danno
donna al volante
pericolo costante
donna e buoi
dei paesi
tuoi
bella da vedere non
nel sapere
ma noi
siamo tempesta
che visita il giorno
e la notte fiore d’acqua
siamo sudore
di lacrime e di ventre
siamo
vento improvviso
che scaraventa
inferriate e brezza fina
tra le coltri
di Maggio
chi dice donna ha scoperto l’inganno
adesso vogliamo
l’alloro
non ci bastano le mimose
se ci devono costare
qualche costola
rotta
per distrazione
e prendersi ogni colpa
al Pronto Soccorso,
mentire per
quieto vivere
e vogliamo paesi sicuri
non strade solitarie
e nemmeno
sentirci dire
che i nostri uomini vanno a trans
per farsi
ascoltare

e tu ragazzo

dolce
senza inciucio
che vedi amore
ad ogni svolta di strada
che mangi
cipolle e
sorrisi con lei
non sentirti
alieno
e tu  vieni qui bello mio

ti ascolto

con piacere
ma dopo vai a
saldare
il
conto del droghiere
e torna presto fa rientrare il gatto
e
poi spiega  a tuo
figlio il principio di Archimede
e magari gli spieghi
come fare l’amore
senza farsi troppo tradire dall’emozione
> e tu amica mia
senza
respiro
che allevi e pascoli
ragazzi di strada
preparali con fili
di
lana intessuti
di sole e calore
preparali con gioia
all’amore.
> la speranza è una
donna
che si rimbocca le maniche
ed affronta le macerie
della giornata
come della vita
e spesso sorride
parla da sola
come da sola piange
e spesso a forza
di ascoltare
a forza di aspettare
e di stendere
diritte tovaglie
a macchie e strisce
a forza di scoprire la fronte
buttando indietro il ciuffo
vede l’alba.

Tinti e Maria