Pensieri

Nel temporale dell’oscuro
invano le mie mani inquiete
cercano riparo dall’abisso
nel mare in tempesta
tutto irrompe
nulla più
non mi lascio sfuggire
nella burrasca
dell’estensione
di un oceano
senza fine
l’albero maestro vacilla
le vele strappate
i remi spezzati
il mio carico di speranza
ormai non più
legata nella stiva
fa dondolare la mia nave
acqua da tutte le parti
ombre immagini fragori
d’intricato e tortuoso
in balia dei miei pensieri
uragani della ragione

Capitano !!! Capitano !!!

una voce nel vento impetuoso
ma non rispondo legato al timone
voglio affondare con la mia nave
avanti tutta
nello scatenare degli elementi
ma un fulmine di ragione
luce di un faro
nell’occhio del ciclone
mi fa cercare l’ancora
che dovrei avere accanto
per gettarla nelle mie profondità
prima di naufragare
tra gli scogli della follia

vicino al mio timone
ora di funi serrate
sciolgo i nodi
che non sono più

libero di navigare ancora
in acque calme
in cerca dell’isola che non c’è

Pierluigi Ciolini

La cima ed i suoi corollari

 
E’ cenere mescolata a polvere di stelle
il passato senza rimpianti di una vita.
Il sereno s’è alternato alla burrasca
ed ora la quiete mi appartiene.
Sarò protagonista nel disporre
di quel che resta delle mie forze
e finirò serena quel cammino
percorso tra fatiche e gioie
scevro da regalie  gratuite
ma con la meta sempre immanente
da raggiungere, con le giuste soste.
Frastagliato in tante vette l’obiettivo,
quell’unica cima che felicità chiamavo,
me ne rimangono altre da scalare.
Non m’è saputo se riuscirà l’intento
ma quel che conta è volerlo fare.

Elide Colombo

In attesa

Pensami nel silenzio

che ti circonda,

nel tormento della tua anima

tra le ombre della memoria

Raccogli i miei sogni,

donagli linfa vitale

fra le onde del mare in burrasca

con le note di un cielo stellato

Crudele è lasciarli in attesa

tra la polvere di parole in frantumi

che un vento oltraggioso disperde,

per poi farli morire


Patrizia Mezzogori
Published in: on maggio 3, 2011 at 07:45  Comments (6)  
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Il Primo Creatore


A fronte il mare olezzante
di aromi e di viole,
intorno su chi sente il vento
pesare la morte nel cuore:
invernale malinconia
pénetra nell’anima smarrita,
dopo una terribile
burrasca. Dipoi, calmo,
sulla spiaggia torna il mare.

Con il nuovo effluvio
fanno ritorno i versi
in fitta schiera
dalle rime d’oro
spinti dal tacito aleggiar
del vento. L’anima mia
vorrebbe andare dal  Primo
Creatore: Lo avverte, Lo sente.
Ché qui non sa che cosa sia la pace.

Paolo Santangelo

Pioggia

LLUVIA

La lluvia tiene un vago secreto de ternura,

algo de soñolencia resignada y amable,

una música humilde se despierta con ella

que hace vibrar el alma dormida del paisaje.

Es un besar azul que recibe la Tierra,

el mito primitivo que vuelve a realizarse.

El contacto ya frío de cielo y tierra viejos

con una mansedumbre de atardecer constante.

Es la aurora del fruto. La que nos trae las flores

y nos unge de espíritu santo de los mares.

La que derrama vida sobre las sementeras

y en el alma tristeza de lo que no se sabe.

La nostalgia terrible de una vida perdida,

el fatal sentimiento de haber nacido tarde,

o la ilusión inquieta de un mañana imposible

con la inquietud cercana del color de la carne.

El amor se despierta en el gris de su ritmo,

nuestro cielo interior tiene un triunfo de sangre,

pero nuestro optimismo se convierte en tristeza

al contemplar las gotas muertas en los cristales.

Y son las gotas: ojos de infinito que miran

al infinito blanco que les sirvió de madre.

Cada gota de lluvia tiembla en el cristal turbio

y le dejan divinas heridas de diamante.

Son poetas del agua que han visto y que meditan

lo que la muchedumbre de los ríos no sabe.

¡Oh lluvia silenciosa, sin tormentas ni vientos,

lluvia mansa y serena de esquila y luz suave,

lluvia buena y pacifica que eres la verdadera,

la que llorosa y triste sobre las cosas caes!

¡Oh lluvia franciscana que llevas a tus gotas

almas de fuentes claras y humildes manantiales!

Cuando sobre los campos desciendes lentamente

las rosas de mi pecho con tus sonidos abres.

El canto primitivo que dices al silencio

y la historia sonora que cuentas al ramaje

los comenta llorando mi corazón desierto

en un negro y profundo pentágrama sin clave.

Mi alma tiene tristeza de la lluvia serena,

tristeza resignada de cosa irrealizable,

tengo en el horizonte un lucero encendido

y el corazón me impide que corra a contemplarte.

¡Oh lluvia silenciosa que los árboles aman

y eres sobre el piano dulzura emocionante;

das al alma las mismas nieblas y resonancias

que pones en el alma dormida del paisaje!

§

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza

una sonnolenza rassegnata e amabile,

una musica umile si sveglia con lei

e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,

il mito primitivo che si rinnova.

Il freddo contatto di cielo e terra vecchi

con una pace da lunghe sere.

È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori

e ci unge con lo spirito santo dei mari.

Quella che sparge la vita sui seminati

e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,

il fatale sentimento di esser nati tardi,

o l’illusione inquieta di un domani impossibile

con l’inquietudine vicina del color della carne.

L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,

il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,

ma il nostro ottimismo si muta in tristezza

nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d’infinito che guardano

il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco

e vi lascia divine ferite di diamante.

Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano

ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,

pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,

pioggia buona e pacifica, vera pioggia,

quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia

anime di fonti chiare e di umili sorgenti!

Quando scendi sui campi lentamente

le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio

e la storia sonora che racconti ai rami

il mio cuore deserto li commenta

in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,

tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,

ho all’orizzonte una stella accesa

e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano

e sei al piano dolcezza emozionante:

dà all’anima le stesse nebbie e risonanze

che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

FEDERICO GARCIA LORCA

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

VINCENZO CARDARELLI

Published in: on luglio 15, 2010 at 07:07  Comments (3)  
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