Quale terra mi accoglierà?

 Pescatore

Quale terra mi accoglierà domani,
io seduto a numerare gli anni
sull’edema d’un fico primitivo
dal quale regalar solo due occhi
al lido, al mare, all’orizzonte, al cielo,
a ciascuno dei tanti bei sorrisi,
dei musi del sudato patriarca,
dei sempre in onda sogni replicati
dei miraggi uno ad uno provocati,
che li hanno accompagnati, gli anni?
Sarà, magari, una qualunque baia
che possa definirsi a mezzogiorno,
dove un jukebox non si è stancato ancora
di pizzicar le note preferite
per riempire l’aria d’arie buone.
Sarà, magari, quella stessa baia
che di cabina ventitre faceva
il tempio dove il tempo si fermava,
che la sua sabbia è tuttora calda,
indizio esatto del mio primo amore.
Se fossi fortunato, vi atterrerei
con l’ala di un demente gabbiano
che pur portando un dolce moribondo
non scorda mai i fermi paladini
di quella libertà che sempre strilla.
Io mi contenterei di una bitta
su cui sedermi con la lenza in mano
ad aspettare che impaziente luna
di una spigola rischiari i colori.
Quale terra mi accoglierà domani?

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 12, 2009 at 08:32  Comments (5)  
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