Sulle orme di Lee Masters e di Mario (mio padre)

 
Te lo ricordi il rombo dei motori
che sfrecciavano giù per la via Emilia?
…… Con te io ritornavo adolescente
a quando, abbandonata la montagna,
mi accoglieva la fabbrica
e quell’odore d’olio e di benzina
che ti entra nel sangue
e te lo pompa al ritmo dei pistoni.
Quanto entusiasmo mettevo a dipanare
la matassa dei sogni!  E con la tuta
fresca di bucato, pedalando felice
correvo incontro al sorriso di tua madre.
E poi la guerra!  Ma in tanto dolore
il tuo vagito a riscaldarmi il cuore.
E ti ricordi quel vecchio Benelli?
Le corse in moto in aperta campagna
quando indicavo il volo degli uccelli,
le loro voci, a te che  mi guardavi
forse un poco annoiata;
tu mi sfuggivi,  ma io ti riprendevo:
“ Non si sta mai davanti al cacciatore!”
Poi… ci fermavamo a coglier ciclamini.
 .
Veloce il tempo e inesorabilmente
crescevi e ricercavi altri orizzonti.
Restavo solo, ma in cuore sapevo
che prima o poi avremmo ritrovato
più matura l’intesa.
Ma l’ ingiusto destino era in agguato:
avevo in cuore un solo sentimento:
vederti  DONNA……….mah!
scadeva lì il mio tempo!

Viviana Santandrea

Il gatto di pietra rossa

Il Silenzio dentro me è…
sapere che avrò sempre una scelta
e un viaggio felice senza destinazione
vivere sin dall’origine nel posto sbagliato
ricordare ciò che ho visto ad occhi chiusi
toccare un fiocco di neve che non cade mai
è la pazienza del cacciatore che mi fa aspettare
l’amore che a tutto mi serve prima della risposta
il silenzio è l’enigma
il gatto di pietra rossa
a guardia del giardino dei miei labirinti.

Enrico Tartagni

Stagione di caccia

 
Voglio il silenzio ovattato di un bosco
e la resa del cacciatore
oppure che si armi la selvaggina
di coraggio ne ha
ma disarmato vacilla
anche il cervo più audace.

Maria Attanasio

Published in: on dicembre 16, 2011 at 07:04  Comments (11)  
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Piccolo Eden

Scendono a frotte guardinghi sul prato,
restano a turno di guardia sul ramo
per pericolo felino spesso in agguato,
pronti a gridar di paura il richiamo.
Nel rigido freddo di cruda stagione,
piccolo Eden per loro ho creato.
fratricida lotta d’esser non ha ragione,
sparso ho di cibo il manto gelato.
Pari è il merlo dal nero piumaggio
al pettirosso che viene da lontano,
alla capinera che trova il coraggio,
al passero che del prato è guardiano.
Qui dove la fame non è che un ricordo,
vivono e non lottano fratelli di piume.
Solo il mio gatto è pericolo vero e reale,
per natura sornione è paziente cacciatore
s’apposta ed aspetta per farsi baleno
e ghermir la preda per gioco mortale.
Nulla io posso se non guardare e sperare
che nel gioco di vita che a morte s’alterna,
sia il più fragile a potersi con ali salvare.
Passata la morte è muto il verde manto,
tace la vita in attesa di nuovo canto,
torna a poltrire il mio gatto ormai stanco.

Claudio Pompi

Sono la preda preferita

di me stessa.
Perché non mi è concesso
di avere un cacciatore –
di aver paura di un lupo
da cui poter scappare?
Come posso fidarmi di un corpo
disgustato dalle parole
che vogliono aiutarlo?

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 17, 2011 at 07:02  Comments (6)  
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Segreti

 
I segreti delle donne
sono nascosti dalle foglie d’ottobre
che si posano fragili
davanti ai tuoi perchè
Hanno il colore incerto della sera
e difesa da spine di ricci
racchiudono un’umida e dolce promessa
Sono creature improvvise
che sanno di muschio e di avventura
e finchè non le cogli non sai
se dentro la carne celano il veleno
Sono balzi inattesi
di occhi e di code nel buio
intravisti in un fitto di fronde
e subito persi nel complice silenzio
Non ti fare illusioni
tu viandante che entri nel bosco
cacciatore di sogni di frodo
Quei segreti hanno ali di gufo
e imprendibili colori di tremule farfalle
Se l’odore di tracce seguirai ostinato
ti terrà prigoniero la foresta
e con loro ti smarrirai nel vento

Fabio Sangiorgio

Acrostico su Oscar

O  Oscar,  onirico  ossessionante  ossimoro  ondulato,

S esquipedale  segretario  sletterato,  sempre

C acciatore,  cosmogònico  coriandolo  coriaceo che

A naliticamente  ardiresti  abusivi  amplessi; asciugacapelli

R ivoluzionario,  referenziato  rompiscatole  recidivo,

D onaci  dodici  decagrammi  di  drammatici  dondolamenti;

E rgiti,  epigastrico  esarca  edonista,  euforicamente

P arlaci,  podàgrico  pensatore  al  plenilunio! 

A nsiosamente  attendiamo  i  tuoi audaci  arringamenti,

U ltrasinistrico  ultramoderno  urogallo!  urge  urlare

L iriche  laude,  licenze poetiche,  lecizi,  litoti  e  lasse!

I eratici  e  incompresi,  innalziamo  inni  incancellabili!

Sandro Sermenghi

n.d.r.:  Colgo qui l’occasione, anche a nome di tutti  gli amici del Cantiere, per salutare con simpatia Oscar De Pauli, segretario e animatore del Circolo “La Fattoria” di Bologna, che abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente l’anno scorso in occasione della riunione conviviale di San Casciano Val di Pesa, ringraziandolo per il suo invito a rinnovare l’incontro in terra emiliana. Purtroppo l’incontro non si è potuto concretizzare questa primavera per le tristi vicende che voi tutti sapete, ma non disperiamo di poter organizzare in futuro una spedizione in quel di Bologna per ritrovarci quanto più possibile numerosi e rinnovare il nostro sodalizio di poesia e di amicizia nato sulle pagine di questo Cantiere. Un grazie ad Oscar e a Sandrèn, e naturalmente anche a tutti gli altri poeti felsinei!

Sono la preda preferita

Sono la preda preferita
di me stessa.
Perché non mi è concesso
di avere un cacciatore –
di aver paura di un lupo
da cui poter scappare?
Come posso fidarmi di un corpo
disgustato dalle parole
che vogliono aiutarlo?

Nicole Marchesin

Published in: on gennaio 2, 2011 at 07:27  Comments (3)  
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Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

LO SPIRITO DEL CREATORE

” …Nella vita di un indiano c’era un dovere, del cui adempimento non si scordava mai: era il dovere di onorare ogni giorno l’eterno ed invisibile con la preghiera. Sempre, quando egli incontra, durante la caccia quotidiana, un’immagine di bellezza che impone profondo rispetto: un arcobaleno davanti ad una nube nera carica di pioggia sopra le montagne, una cascata bianco-schiumante nel cuore di un verde precipizio; un’ampia prateria, irradiata dal rosso intenso del tramonto, il cacciatore pellerossa rimane fermo un istante,  in atteggiamento di adorazione. Tutto quello che fa, ha per lui un significato religioso.  Egli sente lo spirito del creatore in tutta la natura, e crede fermamente che la forza interiore che riceve provenga da lui. Egli rispetta l’immortale nell’animale, suo fratello, e questo profondo rispetto si prolunga spesso a tal punto che egli adorna con colori simbolici o con piume la testa di un animale abbattuto.  Poi tiene in alto la pipa colma, quale segno dell’aver liberato in modo onorevole lo spirito del fratello, il cui corpo era stato costretto ad uccidere, per continuare a vivere egli stesso…”

OHIYESA (Charles Alexander Eastman, scienziato e uomo politico Sioux, nazione Dakota-Santee)