Il vampiro

LE VAMPIRE

Toi qui, comme un coup de couteau,
Dans mon coeur plaintif es entrée;
Toi qui, forte comme un troupeau
De démons, vins, folle et parée,

De mon esprit humiliè
Faire ton lit et ton domaine;
– Infâme à qui je suis liè
Comme le forçat à la chaîne,

Comme au jeu le joueur têtu,
Comme à la bouteille l’ivrogne,
Comme aux vermines la charogne
– Maudite, maudite sois-tu!

J’ai priè le glaive rapide
De conquérir ma libertè,
Et j’ai dit au poison perfide
De secourir ma lâchetè.

Hélas! le poison et le glaive
M’ont pris en dédain et m’ont dit:
“Tu n’es pas digne qu’on t’enlève
À ton esclavage maudit,

Imbécile! – de son empire
Si nos efforts te délivraient,
Tes baisers ressusciteraient
Le cadavre de ton vampire!”

§

Tu, che come un colpo di coltello

nel mio cuore gemente sei entrata;

tu che, forte come un armento

di demoni, venisti, folle e ornata,

del mio spirito umiliato

a fare il tuo letto e il tuo regno;

 

– infame, a cui sono attaccato

come il forzato alla catena,

come al gioco il giocatore accanito,

come l’ubriaco alla bottiglia,

come ai vermi la carogna infetta,

– Maledetta, che tu sia maledetta!

Ho pregato la spada rapida

di conquistare la mia libertà,

ho chiesto pure al veleno perfido

di soccorrere la mia viltà.

 

Ahimè! sia il veleno che la spada

m’hanno sdegnato e m’hanno detto:

“Tu non sei degno di essere sottratto

alla tua maledetta schiavitù,

imbecille! Anche se fossimo capaci

di liberarti dal suo dominio,

risusciterebbero i tuoi baci

il cadavere del tuo vampiro!”

 

CHARLES BAUDELAIRE

Magra dagli occhi lustri

Magra dagli occhi lustri, dai pomelli
accesi,
la mia anima torbida che cerca
chi le somigli
trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria
di passoporto
e guardarti mangiare avidamente!
E coricarmi senza desiderio
nel tuo letto!
Cadavere vicino ad un cadavere
bere dalla tua vista l’amarezza
come la spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli
che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!
E sentirmi guardato dai tuoi occhi
ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:
poterti far piangere, potere
piangere con te.

CAMILLO SBARBARO

Disumanità

Carestie, cataclismi, le guerre:
Poter chiudere gli occhi e non vedere
per un attimo pallidi volti consunti,
fragili some straziate da mille tormenti,
non udire grida, lamenti, bestemmie
pianti e singulti…Poter obliare
le urla dell’odio bestiale
i gemiti, i mozzi sospiri dei vinti,
le voci che implorano un pane,
che chiedono amore ai fratelli …

“e senza l’amore è un deserto
l’umanità. Una natura d’amore”.

Le madri con gesto monotono vano
la stanca mammella denudano
all’avide bocche malate …
No, tu non vedi, umanità.

E poter soffocare lo strazio
del dolore di piaghe cruente
della tua barbarie disumanità.

Smembrata da barriere immani,
insozzata di atavico sangue,
trascini ancora ansimando
il cadavere inerte dei tempi.

L’amore che possiamo donare
è la sola ricchezza per l’eternità.

Paolo Santangelo