Come?

 
 
Il caldo divampando
appanna
mondo già spento
e tu
piccola
con manine cicciose
acchiappi
pietre e mare
schizzi e colori
ridi a garganella
se ti spintonano
sgattaioli tra rocce
lucertola di fiume
e abbracci attorno
con gli occhi del cuore.
 .
Come faccio io
a prendermi
quel magico sorriso
e farmene
maschera permanente?

Tinti Baldini

Published in: on giugno 29, 2012 at 07:09  Comments (15)  
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PICCOLO SCRITTO SUL TERREMOTO

 
Vorrei dire qualcosa a quelle persone dire di loro
dei cumuli di macerie dell’esser senza niente ora
delle certezze smarrite le più materiali essenziali
del bene di casa e lavoro conquiste di sudore
dell’arte dei palazzi castelli e chiese e affreschi
e piccole piazze che avevan la memoria d’incontri
passaggi calmi sulle biciclette nelle vie di paese
i negozietti di pane i portici d’ombra e riparo
alla pioggia accoglienza di parole scambiate
e i grandi capannoni d’industrie e forme di lavoro
 
vorrei dire di una terra che non se l’aspettava
questo che è come una guerra dove i colpi
esplodono senza nessuno che li mandi e che non puoi
sperare di fermare magari anche solo idealmente
facendo girotondi e inneggiando alla pace
con bandiere multicolori e cori da fare in corteo
d’altra parte dici non è responsabilità umana
 
e le vite perse lasciate là
sotto il crollo
se c’è una responsabilità
o no in questa faccenda
le costruzioni edilizie antisismiche o precarie
che importa a chi non c’è più
ma se ne penserà per il futuro
 
da qua mi dispiace per i paesi che abbiamo conosciuto
poco
visto un po’ di sfuggita
si diceva magari un’altra volta guardo meglio
eran lì da secoli e lì li immaginavi in futuro
sempre pronti e ben disposti ad accoglierti
ora non ci sono più
ma cosa posso dire? se fossi brava lo farei
mi dispiace per il caldo sotto le tende
mi viene da piangere quando vedo qualcuno di loro parlare alla televisione
non riesce a finire la frase la tristezza lo fa fermare in un nodo di
pianto
e in loro, nei loro volti e toni di voce di gente di campagna, di gente come
era mio zio o qualche altro parente, vedo l’umanità dolente impotente
“quello che prendi alla natura la natura se lo riprende”
Questa è la nostra radice, nei detti contadini, nel rispetto
per i confini della natura di quel che si può e quel che no
in una conoscenza di secoli o millenaria della terra

Alessandra Generali

Sempre rosso

Rinascono le rose, pur private
di sole ed acqua nel frangente duro.
Hanno bevuto affanni di respiro
e ricevuto caldo dall’amore.

Sempre rosso dei petali il colore,
si pavoneggiano in prove d’estate
e contro brezza vibrano gli steli
per far precipitar l’ultime spine.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 5, 2012 at 07:31  Comments (3)  
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Ti sto cercando

 
Mettimi una mano sulla fronte
Aprimi gli occhi sul presente
Tienimi al caldo
Fammi da controcanto
Lasciami andare quando sarà l’ora
Prendimi per mano e non avrò paura
Salvami oggi da quella che ero ieri
Perdonami il tradimento o la mezza fedeltà
Dammi spazio fammi vento
Giura  che mi resti accanto
Guardami le spalle
Curami la pelle
Segui il percorso delle mie vene
Inventa nuovi modi  per amare
Accetta il mio dolore
Apri le braccia coprimi la faccia
Leggimi poesia e musica sulle labbra
Io ti sto cercando!!

Maria Attanasio

NATALE NEL CUORE

Ti cercavo,

ma le luminarie mi accecavano.

Volevo udire il tuo pianto di bimbo,

ma la musica assordante

mi stordiva .

E rifuggiva il mio cuore

da parole obsolete:

“Ma tu, quest’anno, lo senti il Natale?”.

Immersa nel caldo artificioso

di un bagno di folla commerciale,

anch’io pacco regalo,

arrossivo di vergogna.

Ma infine capii.

Non dovevo cercarti,

bensì ritrovarti.

Dentro di me,

dove da sempre dimoravi.

Sandra Greggio

Published in: on dicembre 25, 2011 at 00:24  Comments (6)  
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La cicala di novembre

Un frinire…

il sole che brucia ha rivoltato i suoi raggi

resiste l’umido nel cuore

dove cammino

e sono nuvola di nebbia…

Confuso al tramestio dei passi tra le foglie

il caldo dimenticato qui dalla sfinita estate

mi mette nelle mani l’infinito canto malinconico

della sua ultima cicala di novembre…

poi morire…

Enrico Tartagni

Published in: on novembre 14, 2011 at 07:31  Comments (3)  
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Se

 
Se riuscissi ad afferrare la luna
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,
l’antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d’eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;
.
se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,
rifugio caro nell’ora a declino
com’è la pretesa dell’uomo perso
che nell’amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;
.
se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all’essere in corsa per un riscatto
d’eroe illuso nel tempo che vola.
Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s’infrange.

Aurelio Zucchi

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 2° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

Fra via Massarenti…

STRÀ LA VÌ MASSARENTI

Strà la vì Massarenti e la ferovì
aiè un gropp ad cà e lè aiè la mì
strà la via Guelfa e la San Videl
cla t po’ purter infen al mer.
Lè in cal pognn d’abitazion
a purtè ed men t’è la zitè
con tott i qui par ban cumbinè.
S’at vù al silenzi t’è da tgnir la porta srè
e avert al condiziona tour: acsè t’è da fer
t’è da difendart dal cheld e da l’inquinament
t pò truver arstor in ogni mument
con la porta ban srè inciavardè sbarè.
T p umettar so anc al sbari a la fnestra
acsè da la to galera t pu guardera fora
see par cheso invatta a l’asfelt incù
i vegnan fora i fiur da st’aura.
L’è poc piò d’un monolochel
ristruturè brisa mel
 mo mè an stag piò lè
ai vag soul al giovedè
quand a vag al zircol d’ la poesì
a ven fora e at zairc in t la vì.
 

§

 
Fra via Massarenti e la ferrovia
C’è un gruppo di case e lì c’è la mia
Fra la via Guelfa e la San Vitale
Che ti può portare fino al mare
In quel pugno di abitazioni
Puoi andare a vivere senza esitazioni
A portata di mano hai la città
Con tutto quello che sempre ti dà
Se cerchi il silenzio tieni la porta ben chiusa
E aperto il condizionatore così si usa
Ti difendi dal caldo e dall’inquinamento
Puoi trovare sollievo ad ogni tormento
Con la porta ben chiusa sbarrata serrata
Puoi mettere anche alla finestra una grata
E dal tuo piccolo carcere guardare fuori
Se per caso sull’asfalto oggi nascono i fiori
È poco più di un monolocale
Ristrutturato niente male
Ma io non vivo più lì
Ci vengo soltanto il giovedì
Quando vado al circolo di poesia
Esco fuori e ti cerco per la via

azzurrabianca

Ero libera di sporcarmi

e m’insudiciai
era estate ed il mio corpo sudava
esprimeva spremendomi
l’odio per quel sole

dicevano che era soltanto il caldo
che rendeva tutto così viscido
dicevano che questo caldo
l’avevano aspettato tanto
dopo quell’inverno così freddo.
Io li osservavo
e mi chiedevo come facessero
a non capire che il sudore
è nato per confondersi
con le lacrime
che nel freddo scintillano
così sincere,
che non possono respirare
soffocate dal sudore.
Non glielo chiesi
ma mi sentii di pietra

Nicole Marchesin

Published in: on ottobre 7, 2011 at 07:21  Comments (5)  
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D’autunno è con noi

D’autunno è con noi
ogni foglia e ghianda
ed è raggiunto il cielo.
Fra le avellane svolazza
la palomba ferita,
freme il sottobosco
agli scoppi
dei ricci di castagna.
Dolcissima è l’ultima uva
celata fra i pampini rossi,
sul fianco dei monti sale
il fumo delle carbonaie.
A sera
io provo il caldo smemorato
delle castagne,
del torbido vino,
il più nudo corpo
della mia donna.

PAOLO VOLPONI