Per inverse ragioni

Non posso amarla questa donna
che vive senza baricentro
dimentica del muscolo striato (dirne così
fa colloquiale diagnostico)
una che se ne frega del sistema filtraggio
e degli zuccheri.

Se – come di straforo – i calendari
accumulano giorni mesi anni
disattendendo oscure predizioni
è pure certo che
dal pedinamento dell’ossuta
vive mostrando il dito (voi lo sapete quale)
e latitando
da sola si condanna in contumacia

presente nella gabbia
un rimasuglio d’imputata

no, non l’amo e dio sa quanto vorrei
e nel contempo mi sorprendo
di come riesca ad apparire intatta

Cristina Bove

Bologna – Strage 1980

 
 
 
Lancette lanceolate
dieci e venticinque
il mio orologio s’è fermato,
oggi non è aria qualunque
in tutti i calendari avvolti dai fiori
con la febbre una valigia abbandonata
sotto la data- giorno-mese
distese le case, la stazione
ordigno eco e pietà.
Oggi non posso raccontare, solo
memoria a ricordare chi c’era là
chi c’era dentro e fuori che
aspettava innocente un treno
per volare in scie di mare e di campagna.
C’era chi respirava luce, mentre poi
bruciava nella pelle
cadeva sul marmo e sui binari
spezzato sudario d’agonìa
e ancora io
li tengo tutti in grembo con coscienza
strana quiete senza respiro.

Aurelia Tieghi