Quaranta oche

Quaranta oche al prato,
tutte le sere in libero arbitrio.
Oche bianche.
Quaranta oche, appuntati il numero
è importante
come importante è il tuo firmamento
e starti accanto
tutte le sere che io mi volto
e sei vicina, con quelle gambe ancora
non pronte per le calze.
Unite, belle
sopra il sedile a farmi sul serio questa vita
che più matura e più mi fa sangue il digiunare
il suono che fa un albero
la coda al temporale.
Quaranta oche per ricordare,
e non capire;
quaranta campanelli di neve in piena estate
la strada con i sassi
le donne da moroso.
Quaranta oche, e me
che sto a scrivere conventi
col male nella gola e nel petto
il cuore a posto.

Massimo Botturi

Navigazione a tela

Un’armonica a bocca di lucerne
nel solfeggiare sillabe d’imbarco
e cantilene
poi tracimare in fiotti
mente corsara
a saccheggiare lumi

lasciavo le mie calze sulla riva
per indossare sandali di carta
camminavo sull’onda
sorretta da uno sciame di cicale
ero sola a sospendere velieri
come trapunte al sole

un fumo che pareva l’orizzonte
era soltanto
un orlo di cimosa
e fiocco e randa di cotone amaro
da piantagioni di dolori
farsi vascelli in mare

Cristina Bove

Via Fratelli Bandiera


Ritorna, certe notti di nuvole basalto
la nenia della pendola.
Traversa il pavimento di sassi pesti
il sonno, turbato di quei vecchi
che deboli s’inchinano a fornelli d’occasione
per far bollire acqua e limoni
scaccia amaro; degli anni forse
o delle suzioni a troppa luce
le volte che per campi son stati
e sopra aerei
a fare dei birilli le case, e fuoco il cielo.
Rivolgo allora orecchio alle cose là vissute:
al cigolio di porte mai chiuse per davvero
al senso della neve che respiravo, pieno
tornando dalla scuola leggero di un golfino
le calze con l’elastico
rotto
il cuore puro.

Massimo Botturi

La pancia verso le stelle

Di là venivan luci, come dei pesci il dorso
nell’impeto animale a una fredda barcarola;
il lago si riempiva di sera
e donne al buio.
Di qua la pancia verso le stelle
blusa e calze, piegate sopra panche di noce
e un orinale
dove covare uova di gatto.

Io e Marisa
promiscui come prima del melo
come all’Eden
senza saperci il seno e la differenza uguale
le stesse mani come in balera
là sull’aia.

Ché risultasse meglio profondo poi il dormire
prenotazione quasi di stessi sogni:
in due
costava meno tutto.
E intanto continuava
la musica dei mille juke box
venuta appena
come fa certa pioggia, che non ci vuole ancora.

Massimo Botturi