Giovani sposi

JEUNE MÉNAGE

La chambre est ouverte au ciel bleu-turquin ;
Pas de place : des coffrets et des huches !
Dehors le mur est plein d’aristoloches
Où vibrent les gencives des lutins.

Que ce sont bien intrigues de génies
Cette dépense et ces désordres vains !
C’est la fée africaine qui fournit
La mûre, et les résilles dans les coins.

Plusieurs entrent, marraines mécontentes,
En pans de lumière dans les buffets,
Puis y restent ! le ménage s’absente
Peu sérieusement, et rien ne se fait.

Le marié a le vent qui le floue
Pendant son absence, ici, tout le temps.
Même des esprits des eaux, malfaisants
Entrent vaguer aux sphères de l’alcôve.

La nuit, l’amie oh ! la lune de miel
Cueillera leur sourire et remplira
De mille bandeaux de cuivre le ciel.
Puis ils auront affaire au malin rat.

– S’il n’arrive pas un feu follet blême,
Comme un coup de fusil, après des vêpres.
– Ô spectres saints et blancs de Bethléem,
Charmez plutôt le bleu de leur fenêtre !

§

La camera è aperta al cielo azzurro turchino; non c’è posto: cofanetti e madie! Fuori il muro è coperto di aristolochie ove vibrano le gengive dei folletti.

Son davvero intrighi di geni questa spesa e questi disordini vani! E la fata africana che fornisce la mora e le reticelle negli angoli.

Parecchie entrano, madrine scontente, con lembi di luce negli armadi, poi vi rimangono! la coppia s’assenta poco seriamente e non si combina nulla.

Lo sposo è soppiantato dal vento, durante la sua assenza, qui, di continuo. Perfino spiriti delle acque, malefici, entrano e vagano tra le sfere dell’alcova.

Nella notte amica, oh, la luna di miele raccoglierò il loro sorriso e riempirò di mille strisce di rame il cielo. Poi avranno da fare col topolino maligno.

– Se non arriva un pallido fuoco fatuo, come una fucilata, dopo i vespri. O santi e bianchi spettri di Betlemme, incantate piuttosto l’azzurro della loro finestra!

ARTHUR RIMBAUD

Una lunga storia d’amore

Quando ti ho vista arrivare ,
bella così come sei
non mi sembrava possibile che
tra tanta gente
che tu t’accorgessi di me
E’ stato come volare
qui dentro camera mia
come nel sonno
più dentro di te
io ti conosco da sempre
e ti amo da mai
Fai
finta di non lasciarmi mai
anche se
dovrà  finire prima o poi
questa lunga storia d’amore
ora è già  tardi
ma è presto se tu te ne vai
Fai
finta che solo per noi due
passerà
il tempo ma non passerà
questa lunga storia d’amore
ora è già  tardi
ma è presto se tu te ne vai
E’ troppo tardi
ma è presto se tu te ne vai
ma è presto se tu te ne vai

GINO PAOLI

Published in: on Mag 27, 2012 at 06:54  Comments (3)  
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Dal soffitto

di stalattiti incombenti
e precise
il fiato si condensa eppure qui fa caldo
nella camera ad est
basta però non sporgersi a guardare
i rigori d’un forestiero inverno

starsene avvinghiati a sé stessi
sorretti a malapena dalle scarpe
traballa perfino il lavandino
appoggio
antiscivolo
verso

un attraversamento verticale
sublima il vomito e
quel ricadere goccia dall’alto
spartiacque dei polmoni
carica a manovella il cuore
fuori
appare tutto uguale –il viso—
ceramica pallida
se qualche verdefiore sullo sfondo
fosse d’azzuro
a inscriverlo in un tondo della Robbia
e l’immortale

Cristina Bove

Serenata indiana

THE INDIAN SERENADE

I arise from dreams of thee

In the first sweet sleep of night,

When the winds are breathing low,

And the stars are shining bright:

I arise from dreams of thee,

And a spirit in my feet

Hath led me—who knows how?

To thy chamber window, Sweet!

The wandering airs they faint

On the dark, the silent stream—

The Champak odours fail

Like sweet thoughts in a dream;

The Nightingale’s complaint,

It dies upon her heart;—

As I must on thine,

Oh, belovèd as thou art!

Oh lift me from the grass!

I die! I faint! I fail!

Let thy love in kisses rain

On my lips and eyelids pale.

My cheek is cold and white, alas!

My heart beats loud and fast;—

Oh! press it to thine own again,

Where it will break at last.

§

Nel primo dolce sonno della notte

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

quando sospira lievemente il vento

e splendono le stelle luminose:

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

e uno spirito allora mi ha condotto,

chissà come, vicino alla finestra

della tua camera, o dolcezza mia!

Le arie vagabonde illanguidiscono

lungo il ruscello oscuro e silenzioso,

i profumi del Champak svaniscono

come dolci pensieri in un sogno;

muore il lamento dell’usignolo sul cuore

della diletta, proprio come me

destinato a morire sul tuo,

o tu che sei la mia amata!

Oh, ti prego, sollevami dall’erba!

Muoio e mi sento debole e languido!

Oh, che il tuo amore piova in mille baci

sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.

Ahimè, le guance sono fredde e pallide,

ed il mio cuore batte impetuoso e forte!

Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,

dove alla fine si dovrà spezzare!

PERCY BYSSHE SHELLEY

Camera d’attesa


Ti aspetto qui intanto mi riposo un attimo
scarica pure dal furgone i fiori che ti ho comprato
sistemali nei cristalli che m’adornano la casa
mi profumeranno le scansie
di ogni mazzo ricorda che c’è un nome
e tutto quello che non ti ho detto
consideralo petali caduti sui tuoi piedi.
Ti aspetto qui al mio computer silenzioso
sfoglierò i file coi fiori più belli e luminosi
li salverò per riempirne la mia camera d’attesa…
t’aspetto qui seduto sull’unica mia sedia e
ti donerò un fiore quando verrai per portarmi via con te.

Enrico Tartagni

Published in: on marzo 30, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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8 marzo


Ed io non ho mimose
nè le vorrei  portare ai vostri  spenti
amari giorni e trascurate notti
donne della mia vita
donne per cui l’istante di un sorriso
varrebbe tutto l’anno di mimose
io no, forse però saranno rose
quelle che recherò nelle mie mani
quelle stesse che vi offro in ogni casa
mentre siete ai fornelli, a rassettare
o mentre ritirate i panni stesi
o mentre vi affannate tra il lavoro
la camera lo studio e il conto spesa
vi coprirò di mille e  mille rose
senza le spine, quelle le ho levate,
vi faranno da letto e da cuscino
e suonerò per voi cetre e liuti
cantando di ciascuna amori e vita
madri di madri, figlie, donne mie
che siete l’altra pagina del cielo
con me verranno con le braccia tese
gli uomini veri, padri, figli, sposi

Cristina Bove

Il libro di Biancaneve sul comodino

Il libro di Biancaneve sul comodino
attorno altre storie altre fiabe
l’asciugamano aranciato di hennè
sulla scrivania la carta da acquerello
e colori e pennelli e una giraffa
rosa nel posacenere
chissà che penserà la cameriera quando
verrà per rifare la stanza
che sia la camera di una bambina e che
avrà fatto con questa salvietta?
mi tingo e spargo attorno le tinte
per fare mio il mondo e rispecchiarmi
ricercare i colori che ho dentro
l’eco che riverbera nella solitudine
di presenze che vorrei per sempre
e fingo che questa impronta di capelli
sul cotone bianco
o la traccia colorata che la mente fa
sul foglio sia la vita
e perdo la vita e gli altri che sono
fuori dalla mia stanza
ma è per loro che dipingo per chiedere
poi che ne pensi cioè
ecco vedi chi sono ti piaccio?
mi conosci lì, mi vedi, mi capisci?
e le fiabe questi libri sono un sogno
che ritorna di quando volevo un mestiere
e non mi affidavo al caso e allora era
l’illustratrice per bambini per bambini
e infantile lascio impronte tracce di me
io sono perchè segno
vedi quella sono io
ma io dove sono
e tu dove sei?

azzurrabianca

Luna calante

WANING MOON

And like a dying lady, lean and pale,

Who totters forth, wrapped in a gauzy veil,

Out of her chamber, led by the insane

And feeble wanderings of her fading brain,

The moon arose up in the murky east,

A white and shapeless mass.

§

E come una dama morente che pallida

e smunta ravvolta in un velo

diafano esce vacillando

dalla sua camera, ed è insensato

incerto vaneggiare della mente

smarrita che la guida, la luna

sorse nel tenebroso oriente, una massa

deforme che sbiancheggia.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on dicembre 15, 2010 at 07:12  Comments (2)  
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Affinità elettive


Cerco la tua mano nel vuoto della camera
da sempre ci conosciamo,
tu eri me
io ero te.
In altri luoghi ci siamo sfiorati
amati, persi e ritrovati
per continuare in questa nuova vita
l’eterno viaggio.
Profonde affinità elettive,
siamo due anime impazzite di luce
ci allontaniamo libere
alla ricerca della volta stellare,
ci ritroviamo unite nella sincronia
di due cuori innamorati che battono all’unisono.

Roberta Bagnoli

Published in: on giugno 15, 2010 at 07:02  Comments (12)  
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Hai viso di pietra scolpita

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l’alba è silenzio.
E sei come le voci
della terra – l’urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo – le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.
Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta
ch’era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s’apriva l’alba.

CESARE PAVESE