Un villaggio di minatori al risveglio

Trasportati dal vento
ho ascoltato suoni sommessi
delle case al risveglio.
Colori attutiti, fumo dai camini,
odore di caffè.
Qualche cane raspa alla porta.

Il fango rappreso
che asfalta le strade
è pronto ad accogliere
passi straniti nella luce dell’alba
e facce annerite ormai senza sole.

Indossano caschi, in fila per otto,
vanno in miniera a respirare carbone
rischiando la vita per quattro baiocchi
sognando di notte la vita dei campi.

Lorenzo Poggi

Il matto della casa in fondo al vicolo

sono le quattro, ancora è notte
e lui
cammina a squarciagola
bambino incanutito e incomprensibile
si rivolge ai camini e alle girandole
berretto scivolato sulla nuca
la camicia sgargiante
quando lo coglie il sole nella piazza
ha fatto il pieno della sua nottata

i cani lo conoscono
restano silenziosi al suo passaggio
il suo sbraitare
arriva da ogni punto del paese

a volte si rivolge alla sua ombra
le parla oltre la spalla
credo che l’accompagni un suo custode
misterioso e invisibile

l’ho visto parlottare sul sagrato
a pecore e pastori d’un presepio
e con un cencio immaginario in mano
tergere il cielo a specchio
ad un passante che osservava zitto
_vieni con me _ gli ha detto
che qui son tutti savi da legare.

Cristina Bove

Se non ora, quando?

Ci riconoscete? Siamo le pecore del ghetto,
Tosate per mille anni, rassegnate all’offesa.
Siamo i sarti, i copisti ed i cantori
Appassiti nell’ombra della Croce.
Ora abbiamo imparato i sentieri della foresta,
Abbiamo imparato a sparare, e colpiamo diritto.
Se non sono io per me, chi sarà per me?
Se non cosi, come? E se non ora, quando?
I nostri fratelli sono saliti al cielo
Per i camini di Sobibór e di Treblinka,
Si sono scavati una tomba nell’aria.
Solo noi pochi siamo sopravvissuti
Per l’onore del nostro popolo sommerso
Per la vendetta e la testimonianza.
Se non sono io per me, chi sarà per me?
Se non cosi, come? E se non ora, quando?
Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada.
Ognuno di noi porta in tasca la pietra
Che ha frantumato la fronte di Golia.
Fratelli, via dall’Europa delle tombe
Saliamo insieme verso la terra
Dove saremo uomini fra gli altri uomini.
Se non sono io per me, chi sarà per me?
Se non cosi, come? E se non ora, quando?

PRIMO LEVI

Giuseppe e Maria

necessitano un posto per la notte,
sono stanchi, avviliti, intirizziti
in questo freddo intenso di Natale.
Maria è incinta ha i segni del dolore,
Giuseppe la consola,
chiede a tutte le porte delle case
la carità di un posto per dormire…
la gente é indaffarata a preparare
i dolci di Natale non ha tempo,
chiude la porta in faccia ai mendicanti…
cala la notte, la città è deserta,
s’ode nell’aria il soffio di camini
e fumi della notte di Natale…
cade la neve a fiocchi di dolore
Maria ha forti doglie, si rifugia
in un sottopassaggio…
la mezza notte santa al freddo e al gelo
nacque il bambinello, non si accese
una stella cometa,
non vennero i re magi da lontano,
fu un passante per caso l’indomani
trovò Maria Giuseppe e un bambino
morti dal freddo…

Così Gesù bambino a questi tempi
morì assiderato dall’algore
che vige dentro il cuore della gente,
ancora prima d’esser crocifisso.

Giuseppe Stracuzzi

San Silvestro a Bologna


SAN SILVÈSTER A BULÅGGNA

In vatta ai cópp,
snèli slanzè sinuåusi,
e curiåusi!,
ventsètt antànn TV
stra mèz ai camén mistiè,
mo gnanc un fîl ed fómm;
un pôc pió zå,
in un intarzèrs ed chèv
grûs e sutîl,
un spulinèrs ed clómmb
al suladèl.
In bâs una bîci
tête-à-tête col mûr,
e d un’auto al cûl
targhè BO F3 900 23;
un leànder ed frassc tusè
l’ha un fradd da gât, brrr,
e dla sgnåura Bréggida i fîl da stànder
i én piotòst instché.
A pûc pâs da lé,
ed via Regnoli såtta la tèrga,
un cagnàtt al nèsa… al nèsa…
ai pänsa un mumänt
cun la zanpatta pr’âria…
mo pò, dezîs, al và ed lóng
vérs Via Massarenti,
a dspèt dl’indicaziån
säns ónnic dal cartèl,
incurànt dal pulismàn,
che ai fà la cuntravenziån!

§


In cima ai tetti,
snelle slanciate sinuose,
e curiose!,
ventisette antenne TV
fra i camini mischiate,
ma neanche un fil di fumo;
un po’ più giù,
in un intreccio di cavi
grossi e sottili,
si spollinano i colombi
al solicello.
In basso una bici
a colloquio col muro,
e d’un’auto il culo
targato BO F3 900 23;
un oleandro di fresco tosato
ha un freddo da gatti, brrr,
e della signora Brigida i fili da stendere
sono piuttosto intirizziti.
A pochi passi da lì,
di via Regnoli sotto la targa,
un cagnetto annusa… annusa…
ci pensa un momento
con la zampetta per aria…
ma poi, deciso, va svelto
verso Via Massarenti,
a dispetto dell’indicazione
senso unico del cartello,
incurante del vigile urbano,
che lo multa… contromano!

Sandro Sermenghi

Over the rainbow

Somewhere over the rainbow
Way up high
In the land that I heard of once
Once in a lullaby
Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like melon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Someday I’ll wish upon a star
And wake up where the clouds are far behind me
Where troubles melt like lemon drops
Away above the chimney tops
That’s where you’ll find me

Somewhere over the rainbow
Skies are blue
And the dreams
That you dare to dream
Really do come true

If happy little bluebirds fly
Above the rainbow, why
Oh, why can’t I?

§

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
proprio lassù, nel paese che sentii
una volta durante la ninna nanna
da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà
Un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
i sogni diventano davvero realtà

Se  i piccoli uccelli felici

volano sopra l’arcobaleno

oh perchè, perchè non posso io?

EDGAR YIPSEL HARBURG (musica di Harold Arlen)

Montecassiano

Ciottoli nelle strette viuzze
strade consunte
dagli infiniti passi

ciabattare nell’eco delle stanze
profumo di pane appena sfornato
vocìo di donne nel viavai della vita

camini, segnali di fumo
rintocco di campane
nel ricordo del tempo

tradizioni protette
come scudi a difesa
battaglie vinte

musica, banda del paese
palio e sughitti a festeggiare
la memoria
di chi resta a ricordare

Maristella Angeli