Giorno di trebbiatura

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina
la polverosa pula svolazzante
entra negli occhi, e in quel preciso istante
escon le lacrime, e il pugno li strofina.

E torna, così, e soltanto, resta, il bello
d’una giornata che è la grande festa
che alla fatica, dà…ma non l’arresta,
che già aspetta, la cantina, il vin novello.

Canta il motore della trebbia, e il forcone
balla, e suda, il contadino, felice
e pe’ogni chicco in cuor suo benedice
il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

Sull’aia gioiosa vengono a portare
il desinar, le donne, ai contadini
come la chioccia fa coi suoi pulcini,
col vino buono, che aiuta a sopportare…

Più tardi incomincia a uscire dal camino,
un buon profumo – e a spandersi d’intorno –
dell’arrosto umettato co’olio e vino
(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,
e in mezzo al silenzioso tramestio,
ci sta chi cerca di vederci Dio
per ringraziarlo di tante cose belle.

Armando Bettozzi

Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

Per bono

E n’n arfiurisce ‘l melo:
l’inverno se stragìna.
Tai greppi c’è la brina
e giù pe i fossi ‘l gélo.

Laggiù ‘n camino fuma
du’ soldi de speranza,
ma pu’, cun malcreanza,
svanisce e se cunsuma.

§

SUL SERIO

E non rifiorisce il melo:
l’inverno si trascina.
Sui greppi c’è la brina
e giù per i fossi il gelo.

Laggiù un camino fuma
due soldi di speranza,
ma poi, con disappunto,
svanisce e si consuma.

Silvano Conti

Published in: on ottobre 21, 2011 at 07:33  Comments (3)  
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Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Il camino

Frigna la legna
e fuma;
scoppietta il ciocco
nel camino
e braci ardenti schizza
sulle pareti nere affumicate.
Lingue tremanti
disegnano colori
nel vano opaco
pieno d’oggetti e pinze.
Le fiamme altalenanti
rimbalzano sul volto
del vecchio che pasteggia
col suo boccale rosso
e mesce vino
ed accompagna con del pecorino.
Sonnecchia:
il capo pende
e sogna allegramente
più ricche messi
ed il granaio già colmo,
frutti pendenti
e nuovi arrivi
negli allevamenti.
Bela lontano
(oh accorato lamento!)
l’agnello nell’ovile
e la madre risponde
con disperato affanno.
Ché il mondo
è sì crudele
e del dolore altrui
alcuno più si cura.
E il pianto d’una madre
nessun petto commuove,
nè lacrime conosce
l’occhio che nulla vede
e al cuor nulla trasmette,
ché vivere o morire
nel mondo degli umani,
ai nostri giorni,
pietà più non produce,
ne sentimento alcuno
ormai procura.

Salvatore Armando Santoro

A un olmo secco

A UN OLMO SECO

Al olmo viejo, hendido por el rayo

y en su mitad podrido,

con las lluvias de abril y el sol de mayo

algunas hojas verdes le han salido.

¡El olmo centenario en la colina

que lame el Duero! Un musgo amarillento

le mancha la corteza blanquecina

al tronco carcomido y polvoriento.

No será, cual los álamos cantores

que guardan el camino y la ribera,

habitado de pardos ruiseñores.

Ejército de hormigas en hilera

va trepando por él, y en sus entrañas

urden sus telas grises las arañas.

Antes que te derribe, olmo del Duero,

con su hacha el leñador, y el carpintero

te convierta en melena de campana,

lanza de carro o yugo de carreta;

antes que rojo en el hogar, mañana,

ardas en alguna mísera caseta,

al borde de un camino;

antes que te descuaje un torbellino

y tronche el soplo de las sierras blancas;

antes que el río hasta la mar te empuje

por valles y barrancas,

olmo, quiero anotar en mi cartera

la gracia de tu rama verdecida.

Mi corazón espera

también, hacia la luz y hacia la vida,

otro milagro de la primavera.

§

Al vecchio olmo, spaccato dalla folgore

e nel mezzo marcito,

con le piogge d’aprile e il sole a maggio,

sono spuntate alcune verdi foglie.

Oh, l’olmo secolare sopra il colle

ch’è lambito dal Duero! La corteccia

bianchiccia da un gialligno musco è tinta

nel tronco putrefatto e polveroso.

Come i pioppi canori, che sorvegliano

il cammino e la riva, non sarà

di rossicci usignuoli popolato.

S’arrampica su esso di formiche

un esercito in fila, e nelle viscere

tramano i ragni le lor grigie tele.

Olmo del Duero, prima che t’abbatta

con l’ascia il legnaiuolo, e il falegname

ti trasformi in un mozzo di campana,

stanga di carro o giogo di carretta;

prima che rosso nel camino arda

domani in qualche misera casetta

sull’orlo d’una strada;

prima che ti annienti un turbine e ti schianti

il soffio delle candide montagne;

prima che il fiume ti sospinga al mare

per valli e per burroni,

olmo, voglio annotare nei miei appunti

la grazia del tuo ramo rinverdito.

Anche il mio cuore aspetta,

alla luce guardando ed alla vita,

altro prodigio della primavera.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

I tre fiammiferi

Mi hanno accolto
nelle ore del esilio
le immagini riflesse
su occhi sgomenti
di piccole case
abitate da odori
conosciuti
sapori che mi porto dentro.
Piccoli fiammiferi
di fiabe lontane
che diventano focolari
sempre accesi
un attimo prima
dello spegnersi del
sogno
in un caldo unico
abbraccio
che non ammette
ripetersi.

…ho finito i fiammiferi.
La legna spavalda nel camino
guarda le mani agghiacciate.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 2, 2011 at 07:14  Comments (1)  
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Profumo d’infanzia

Il profumo dolcemente
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d’affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.

Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;

vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d’arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;

vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d’arance e mandarini;

sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell’amore.

Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l’allegro crepitio
della legna che ardeva
nell’ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.

Nino Silenzi

E’ quasi Natale


E’ quasi Natale,
sento che è di neve
la stella che danza nel cuore
fresca irrora il mio sangue
percepisco desiderio d’amore
le mani si nascondono a frugare
nelle tasche colorate
pepite silenti ancora brillano
sono tornata bambina
forse lo sono sempre stata
aspetterò che scenda Babbo Natale
dal gran camino,
spero che mi porti solo
un caldo mantello lucente
come un vero abbraccio d’amore,
abbraccio magico
a fugare tristezza gelida nel cuore.

Roberta Bagnoli

Published in: on dicembre 23, 2010 at 07:04  Comments (8)  
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Potpourri di novembre


Domenica di novembre
come foglia appassita
lenta si accartoccia
scricchiolando lamentosa
al calor di un camino.
Vapori di nebbie
a sfumare le ore
tra frullii di foglie
ormai perse nel vento.
Odore di terra e castagne
caldo aroma cioccolata
in tazze fumanti a scaldar
mani e sorrisi
ricordando stagioni
sbriciolando ricordi
in potpourri di emozioni.

astrofelia franca donà