Odori di campagna

 
C’è una storia da ritardare, la mia
la rifaccio con sapori di campagna
coltivo un rigoglio di terra
immensamente radicato
profondità sanguigna
umanità versatile
in bionde distese di spighe che albeggiano
Non voglio sentenze o giudizi
ne ho avuti da una vita
mi voglio sentire capita

Aurelia Tieghi

Published in: on luglio 23, 2011 at 07:17  Comments (8)  
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La farfalla

La tua carezza tengo a ricordo,
sulle reni.
Con confidenza in atti d’amore.
Più di vita
più delle cene fragole e panna
quel tuo tocco, venuto in me
come fossi dio a creare Adamo.
Di tutti gli anni
curo il solfeggio ancora nudo;
avevo niente peso su te
erba aggraziata.
E tanto somigliavo a farfalla di campagna,
che per non spaventarmi
fermavi anche il respiro.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 23, 2011 at 07:50  Comments (5)  
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Il colombaccio

Maggio
musica l’aria di soavi accenti
tinge di verde intenso la campagna
e scrive sulle righe onde di fiori,
ciascuno inventa
una canzone d’amore,
vagano versi belli
ed è poesia
nella pagina azzurra del cielo…
ciascuno intona e loda l’altrui coro…
un colombaccio
spavaldo rubacuori
si tuffa in mezzo all’armonia di trilli
ostenta un verso stridulo
per dichiarare amore…
ruotava intorno sotto il suo balcone
dove la colombella
senza teneri lumi di pensieri
accolse l’urlo dello spasimante
tra i preferiti ardori.

Giuseppe Stracuzzi

Tra la nebbia

Guardo
con gli occhi socchiusi
le immagini lente
che si disperdono
tra la fitta nebbia
dell’autostrada.
Solo il rumore del motore
e le ombre
di vecchi pioppi,
che ricamano i fossati,
ondeggiano
per la campagna sfocata.
E sembrano
vecchi pellegrini
in viaggio
su un sentiero
che arriva dal nulla
e finisce nel nulla.

Salvatore Armando Santoro

Ti vedo tra le righe

Tra le lettere assemblate così ti immagino
Surreale tra fiori e prati
Nel silenzio della campagna a primavera
Forte e fiero del tuo essere
Ma fragile nel cuore
Bisognoso di parole sentimenti sempre più vivi
Che non tramontano mai

Gianna Faraon

Published in: on febbraio 15, 2011 at 07:37  Comments (2)  
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Guizzi di libertà


Dorme la campagna,
sotto l’umida coperta di neve…
Tacciono gli amati ruscelli
le rondini non rallegrano il cielo,
persino l’erba non inventa
fruscii improvvisi.
Tutto, fuori
è bianco
e immobile.
Solo i miei pensieri
non riposano…
Volano liberi
verso un orizzonte luminoso
verso la primavera del cuore.

Enrica Vercellone

Published in: on dicembre 8, 2010 at 07:28  Comments (5)  
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Fratello

Hai capelli d’inverno
occhi
lucenti d’onice.
Riaffiorano
ancor
sulle ciglia
aquiloni bianchi e
rocchetti intagliati
d’infanzia.
Partisti
un giorno e
sulla panca
in fredda cucina
ti scrivevo
lettere
su fogli di scuola.
Ora
più non corriamo
nella campagna
la nostra casa è
letto di strada.

Graziella Cappelli

La sera fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscio che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
trepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e sul grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e sul fieno che già patì la falce
e trasloca,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amore più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

GABRIELE D’ANNUNZIO

Genova per noi

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra.
Ah, la la la la la la

Ma quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’ randagi ci sentiamo noi.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia…
e intanto, nell’ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.

In un’immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise…

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.

PAOLO CONTE


Alone immaginario


Voglio respirar l’odore della  terra,
e inebriarmi del profumo della tua  pelle.
Stare distesi su d’un manto erboso,
sotto il tronco d’ un ulivo frondoso,
e ammirare…
l’azzurro del cielo dalla campagna,
riflesso nel mare;
ed i  raggi che attraversano i rami,
e baciano il viso coi neri capelli;
i verdi filari d’agrumi, che scendono a valle,
in sinuosa armonia,
e ascoltare…
il dolce frinire delle cicale.
Imprimere codesto corollario…
sublimato  da un alone immaginario

Ciro Germano