Conca d’Oro

 
Percorsi valli e monti.
Gente dal duro idioma,
d’umanità impregnata
e di cultura antica.
.
Sovente ostacolavan
armenti il mio cammino
quel tempo io passavo
ad ammirar quei siti.
.
Lucenti erano i cieli,
di grano le campagne,
colline ricoperte
di pochi alberi spogli.
.
Frinivan le cicale
sotto impietoso sole,
un asino arrancava
sotto il suo basto grave.
.
Quindi da una collina
scendevo verso il piano
e innanzi a me s’apriva
col suo respiro il mare.
.
Di zagara l’aroma
allora m’inebriava,
tappeto verde scuro
la conca ricopriva.
.
Monti di rosso bruno
facevano cornice.
D’aranci e di limoni
giardini profumati.
.
E sullo sfondo azzurre
danzavano le onde
a completare un quadro
degno d’un paradiso.
.
Così passaron gli anni
e ancor con quel ricordo
nell’isola tornai,
cercando un perso sogno.
.
Quel bel tappeto verde
cemento divenuto.
Di zagara il profumo
in pizza già mutato.
Dei monti la cornice
in gabbia trasformata.
E quel brillante cielo
dal fumo già oscurato.
.
Persino il mare amato
allontanarsi sembra.
E il sogno ch’era un tempo
nell’oggi naufragato.

Piero Colonna Romano

Nonostante noi

 
Saturo
di crisi
di rivendicazioni
di accuse
di chiacchiere inutili
al mattino
volgo gli occhi
alla luce che sale
e le orecchie
al canto degli uccelli
offro la pelle
alla carezza del vento
ed il naso
al profumo delle campagne
e sono ben lieto
di vedere
che il mondo
continua a vivere
nonostante tutto
nonostante noi.

Gian Luca Sechi

Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Il Delta del Po

AL DELTA DAL PO


Vâsc d’alevamànt pr’i péss,

udåur ed faggn apanna sghè,
la casléina cån dåu turàtt,
videocâmera
såura i zâl di canp ed furmànt
ed Vèc’ Pieter Bruegel,
bèl canpanéll dnanz a fûs ed canpâgn.
E intant la pasa
l’anulatrîz stereotipè bèla vétta…
E bum bum, buuum…
mo
in dóvv saggna in dóvv staggna
andànd?
I vôlen acsé
là in dóvv i pôlen quall ch’i vôlen,
e brisa fèr del dmand!

E fîrum a l’ånbra d n albarâz
i mâgnen is divérten,

ronf… roonf… ronfroonff…

zz… zzz… zzzz… zic!
e i se dsdàzden ed såurasèlt!
Uaaai, uaaah, mo che åura srèl?
(dû zûven is dan al petting).
Guardäggna äl foto? Nå,
äl diapo äl diapo!
Mo nåaa, che bèrba, la videocasatta!
Pén e tamarîs, dôn culurè,
la canta spass pr indvinî
dla dôna la beltè,
ciciricii, ciricicii, mo…
an i é gnanc un panén!
E da bàvver?
Veeeh, guèrda là,
ai é una fasèna! Però al fasàn
l’é pió elegant, cun el såu
pann variopénti! Eh, as sa,
i mâsti… E pasa la giurnèta, e
chisà… Canócc’ di canèl,
l’anziàn barcarôl,
la zentrèl ed sâbia,
al zlè slurp slurp, ah cum l’é bån!
al cavalîr d’Italia fantèsma,
l’idròvora e la lanterna…

E al vèsper
clap clap un sbatmàn
al Po dal Delta!

§

Vasche per piscicoltura,
odore di fieno appena segato,
la casina con due torrette,
videocamera
sui gialli dei campi di grano
di Vecchio Pieter Bruegel,
bel campanile dinanzi a fossi di campagne.
E intanto passa
l’annullatrice stereotipata bella vita…
E bum bum, buuum…
ma
dove siamo dove stiamo
andando?
Vogliono così
là dove possono ciò che vogliono,
e non far domande!

E fermi all’ombra d’un tremolo
mangiano si divertono,
poi
ronf… roonff… ronfroonff…
poi
zz… zzz… zzzz… zic!
e si svegliano di soprassalto!
Uaaai, uaaah, ma che ora sarà?
(due giovani si sbaciucchiano).
Vediamo le foto? No,
le diapo le diapo!
Ma nooo, che barba, la videocassetta!
Pini e tamerici, donne colorate,
canta spesso per sciarade
della donna la beltade,
cicciriciii, ciriciciii, ma…
non c’è neanche un panino!
E da bere?
Veeeh, guarda là,
c’è una fagiana! Però il fagiano
è più elegante, con le sue
penne variopinte! Eh, si sa,
i maschi… E passa la giornata, e
chissà… cannucce dei canali,
l’anziano barcarolo,
la centrale di sabbia,
il gelato slurp slurp, ah com’è buono!
il cavaliere d’Italia fantasma,
l’idrovora e il faro…

E al vespro
clap clap un applauso
al Po del Delta!

Sandro Sermenghi

La veste calda dell’estate

La veste calda dell’estate è l’afa
che riverbera nelle allucinate
strade. Polvere, tosse di cicale,
nel tempo intervallato che non cade.
Tutto è silenzio intorno se non fosse
il sibilo d’un treno che rincorre
cieli più azzurri e campagne rosse
di papaveri e di schiene immote che
astergono col braccio nella fronte
mentre lo sguardo più del treno corre
e convergono gli occhi verso ignote
destinazioni. E le cancella il sole.

Silvano Conti

Eppure soffia

E l’acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

un’isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario

e presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l’acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!!!

PIERANGELO BERTOLI