ATTIMI DI TERRORE

 
Attimi di terrore
fulminanti
inconsulti, tragici
dal sapore d’acre morte
la vita non sarà più la stessa
macerie su macerie
trema la terra rossa
sembra quasi accompagnare
il cordoglio di Brindisi
piange il banco
orfano del candore di Melissa
gli fa eco la gente sfollata
attonita e disperata
che ha visto vacillare
la fatica di una vita
nessun angelo
a proteggere case e campanili,
il magma si è smosso
fatale smottamento
restano solo frantumi,
troppo dolore e scoraggiamento
senza alcun volto il colpevole
come la nera mano che ha
spezzato le ali della bianca colomba
non si può condannare la natura
ma l’uomo dovrà rendere conto
della sue truci azioni
possiamo solo chiuderci
in un rabbioso silenzio
possiamo solo augurarci
un giusto sonno
a farci risvegliare
in un mondo migliore,
a farci noi stessi
pane di luce.

Roberta Bagnoli

Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

Da dove vieni

Forse ci amammo per quel comune odore
che ammutolisce il mondo visibile nell’erba;
dopo piovuto come un incanto
dopo il nudo, che viene nello specchio dell’acqua
quando è vento.
Forse il modo
con cui cantavo il seno tuo pudico
e inviolato:
uno scrosciare furbo d’uccelli spaventati
un vuoto cattedrale
che riempie il cielo quando fa giorno.

Forse i segni, hai amato su di me
delle pagine trascorse,
quel mio tenerti come una coppa d’orli mozzi
senza sprecarti mai una sorpresa
un bisestile
un’ora fatta a noci col miele.

Forse il suono
dei campanili stessi premuto nella testa;
quando amavamo stare nei campi
e non a casa. Quando le foglie del granturco
tra le mani
dicevano il futuro
e valeva qualche cosa.

Massimo Botturi

Finestre nella nebbia

 
E il paese delle nebbie ha tante finestre
alle case e sui campanili
ombra di riflesso
puoi entrarvi
non si esce
non si parla alle finestre nella nebbia
affacciati alla nebbia per guardare
per vedere le scie delle parole
sommesse s’accostano tra loro
a cambiarsi di segreti lasciati nella nebbia
sono le anime
raccolte dalla città delle nebbie
che aprono le finestre
entrano i sogni
non ne escono
entrano i colori
e fuori vedi nebbia…
 
Enrico Tartagni
Published in: on novembre 23, 2011 at 07:40  Comments (3)  
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Questa è la mia casa

ÉSTA ES MI CASA

No cabe duda. Ésta es mi casa
aquí sucedo, aquí
me engaño inmensamente.
Ésta es mi casa detenida en el tiempo.

Llega el otoño y me defiende,
la primavera y me condena.
Tengo millones de huéspedes
que ríen y comen,
copulan y duermen,
juegan y piensan,
millones de huéspedes que se aburren
y tienen pesadillas y ataques de nervios.

No cabe duda. Ésta es mi casa.
Todos los perros y campanarios
pasan frente a ella.
Pero a mi casa la azotan los rayos
y un día se va a partir en dos.

Y yo no sabré dónde guarecerme
porque todas las puertas dan afuera del mundo.

§

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa
qui avvengo, qui
mi inganno immensamente.
Questa è la mia casa ferma nel tempo.

Arriva l’autunno e mi difende,
la primavera e mi condanna.
Ho milioni di ospiti
che ridono e che mangiano,
s’accoppiano e dormono,
giocano e pensano.
milioni di ospiti che si annoiano,
che hanno incubi e attacchi di nervi.

Non c’è dubbio. Questa è la mia casa.
Tutti i cani ed i campanili
ci passano di fronte.
Ma la mia casa è sferzata dai fulmini
e un giorno si spaccherà in due.

E io non saprò dove ripararmi
perchè tutte le sue porte danno fuori dal mondo.

MARIO BENEDETTI

Le plat pays

Avec la mer du Nord pour dernier terrain vague

Et des vagues de dunes pour arrêter les vagues

Et de vagues rochers que les marées dépassent

Et qui ont à jamais le cœur à marée basse

Avec infiniment de brumes à venir

Avec le vent de l’est écoutez-le tenir

Le plat pays qui est le mien

Avec des cathédrales pour uniques montagnes

Et de noirs clochers comme mâts de cocagne

Où des diables en pierre décrochent les nuages

Avec le fil des jours pour unique voyage

Et des chemins de pluie pour unique bonsoir

Avec le vent d’ouest écoutez-le vouloir

Le plat pays qui est le mien

Avec un ciel si bas qu’un canal s’est perdu

Avec un ciel si bas qu’il fait l’humilité

Avec un ciel si gris qu’un canal s’est pendu

Avec un ciel si gris qu’il faut lui pardonner

Avec le vent du nord qui vient s’écarteler

Avec le vent du nord écoutez-le craquer

Le plat pays qui est le mien

Avec de l’Italie qui descendrait l’Escaut

Avec Frida la Blonde quand elle devient Margot

Quand les fils de novembre nous reviennent en mai

Quand la plaine est fumante et tremble sous juillet

Quand le vent est au rire quand le vent est au blé

Quand le vent est au sud écoutez-le chanter

Le plat pays qui est le mien

§

IL PIATTO PAESE

Con il mare del Nord come unico terrapieno,

e delle onde di dune per fermare le onde

e delle onde di roccia che le maree oltrepassano

che hanno per sempre il cuore in bassa marea,

con infinità di nebbie a venire,

con il vento dell’Est, ascoltatelo trattenere

il piatto paese che è il mio

Con le cattedrali come sole montagne,

e campanili neri come alberi della cuccagna,

dove diavoli di pietra agguantano le nubi,

con il filo dei giorni per unico viaggio

e delle strade di pioggia come sola buonasera,

con il vento dell’Ovest, ascoltatelo desiderare

il piatto paese che è il mio

Con un cielo così basso che un canale s’è perduto,

con un cielo così basso da creare l’umiltà,

con un cielo così grigio che un canale s’è impiccato,

con un cielo così grigio da farsi perdonare,

con il vento del Nord che viene a tormentarsi,

con il vento del Nord, ascoltatelo battere

il piatto paese che è il mio

Con l’Italia che scenderebbe l’Escaut,

con Frida la bionda quando diventa Margot,

quando i figli di novembre ci tornano in maggio,

quando la piana è fumante e trema sotto luglio,

quando il vento ride, quando il vento è sul grano,

quando il vento è a Sud sentitelo cantare

il piatto paese che è il mio

JACQUES BREL