Ns divenire

Forse è celato
dietro l’occhio materno
l’ormeggio ombelicale
del proprio figlio
guardato in divenire.

Il compasso
nel cerchio
segmentato
rischia
di non perdersi mai.

Nella sua circonferenza
vive la chiave
d’apertura
pronta a debellare
cancelli chiusi
nell’ermetismo
dei silenzi
mai affrontati.

Glò

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Published in: on novembre 28, 2011 at 07:13  Comments (4)  
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Tenerezze

Aprimi le tue braccia
e stringimi ancora una volta
prima che l’alba
cancelli quest’attimo di felicità
che sta appassendo.

Non temere
di ripetermi stanche parole
imbevute di gocce di rugiada
che restano impresse nel cuore
e che il sole
non potrà mai asciugare.

Regalami i tuoi sorrisi
e le tue carezze,
stringi forte la mia mano,
fammi riprovare per un attimo
le sensazioni
della tua pelle eccitata
ed il calore del tuo corpo
come se il tempo
non avesse mai
varcato i cancelli.

Salvatore Armando Santoro

Il Giardino dell’Amore

I went to the Garden of Love,
And saw what I never had seen:
A Chapel was built in the midst,
Where I used to play on the green.

And the gates of this Chapel were shut,
And “Thou shalt not” writ over the door;
So I turn’d to the Garden of Love
That so many sweet flowers bore;

And I saw it was filled with graves,
And tomb-stones where flowers should be,
And Priests in black gowns were walking their round,
And binding with briars my joys & desires.

§

Sono andato al Giardino dell’Amore,

E ho visto ciò che non avevo mai visto:

Una Cappella era costruita nel centro,

Nel luogo in cui io ero solito giocare sull’erba.

E i cancelli di questa Cappella erano chiusi,

E “Tu non devi” era scritto sull’ingresso;

Così sono tornato al Giardino dell’Amore

Che è fecondo di così tanti e dolci fiori;

E ho visto che era pieno di tombe,

E pietre sepolcrali dove avrebbero dovuto esseci fiori,

E Preti in vesti nere vi giravano attorno,

E incatenavano con rovi le mie gioie e i miei desideri.

WILLIAM BLAKE

Come se non bastasse…

Nella fuga dei giorni
quando unico cruccio
parrebbe ormai l’incresparsi del viso
come se non bastasse
vedi crescere intorno
solo l’erbe dell’odio e del sopruso;
sbocciare nel deserto
fiori di sangue
spuntare da macerie
le pagine di un tema non finito
mani serrate su cancelli chiusi
o morti che non possono morire.
Tu resti inerme fra tanto dolore
mentre chi può sorride
e beffardo sorvola la tempesta
dalla sua navicella in acque chiare.
Ti accorgi allora che l’unico approdo
altro non è che quelle quattro mura
che negli anni con cura hai riassettato
dove sempre hai trovato
rifugio e pace, ma
ad una condizione:
che lasci spenta la televisione!

Viviana Santandrea

I tic tic tic tic…

pioggia
tra le case e cancelli sprangati
rivoli corrono lungo le ciglia delle grondaie
i marciapiedi riflettono la sera
un passante intirizzito sotto l’ombrello

pioggia
che si calma
su livide foglie
battute ai denti del pianto
con uno stridore di pigne arse

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 12, 2010 at 07:44  Comments (8)  
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Mercante

Vendi
parole di seta
davanti
a cancelli serrati
di giardini sabbiosi
e all’ombra
degli archi
magiche note di flauto
vibrano
sui cardini.

Graziella Cappelli

Published in: on settembre 18, 2010 at 07:15  Comments (6)  
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Istantanee

Sono quella ringhiera
sfiorata da una mano
oltre ci sono numeri e cancelli
strade sterrate e sassi

al di qua c’è la vita
il caldo d’una forma che non vedo
così lontana che non basta il sogno
così vicina che mi pressa addosso

non so cosa ci sia
oltre quel pino e la parete d’ombra
oltre l’aralia rinselvatichita
nell’impronta sul muro
immagine deserta d’un guerriero

E resto qui
per quel momento scritto
per quel momento ripetuto
sparso
nella luce del tardo pomeriggio
a scrutare il suo braccio
farsi carezza al ferro d’un cancello.

Cristina Bove

Mattino alla finestra

MORNING AT THE WINDOW

They are rattling breakfast plates in basement kitchens,

And along the trampled edges of the street

I am aware of the damp souls of housemaids

Sprouting despondently at area gates.

The brown waves of fog toss up to me

Twisted faces from the bottom of the street,

And tear from a passer-by with muddy skirts

An aimless smile that hovers in the air

And vanishes along the level of the roofs.

§

Sbattono piatti da colazione nelle cucine del seminterrato,
E lungo i marciapiedi che risuonano di passi
Scorgo anime umide di donne di servizio
Sbucare sconsolate dai cancelli che danno sulla strada.

Ondate brune di nebbia levano contro di me
Volti contorti dal fondo della strada,
Strappano a una passante con la gonna inzaccherata
Un vacuo sorriso che s’alza leggero nell’aria
E lungo il filo dei tetti svanisce.

THOMAS STEARNS ELIOT

Passaggi

Nella noia del sospetto
l’occhio si trucca da stratega
Alberga tra cancelli di costole strette
ammiccandosi nei volti d’attesa.
Agghiacciante e febbrile
la condivisione superba
vestendo di lenzuola coprenti
complotti estranei intercettati
in amoreggiare di fangose esplorazioni.
Il loto fiorisce così
ma si distrugge
essicandosi nel suo letto
di melmoso movimento.
Il passato si suicida
tra i confini del loro stesso corso d’acqua
che
attraccando al mare
con àncora di burro
distrugge di memoria
il percorso da neve ad acqua
(dimenticandosi del sole).
E’ solo l’insignificante
e dimenticato gocciolìo in divenire
ostruito
dalla sua stessa oceanica forza.

Glò

Sono irrequieto

I AM RESTLESS

I am restless.  I am athirst for far-away things.

My soul goes out in a longing

to touch the skirt of the dim distance.

O Great Beyond, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I have no wings to fly,

that I am bound in this spot

evermore.

I am eager and wakeful,

I am a stranger in a strange land.

Thy breath comes to me

whispering an impossible hope.

Thy tongue is known to my heart

as its very own.

O Far-to-seek, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I know not the way,

that I have not the winged horse.

I am listless, I am a wanderer in my heart.

In the sunny haze of the languid hours,

what vast vision of thine takes shape

in the blue of the sky!

O Farthest end, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that the gates are shut everywhere in the house

where I dwell alone!

§

Sono irrequieto.
Sono assetato di cose lontane.
La mia anima esce anelando
di toccare l’orlo
dell’oscura lontananza.
O Grande Aldilà,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non ho ali per volare.

Sono impaziente e insonne,
sono straniero in una terra straniera.
Il tuo alito mi giunge sussurrando
una impossibile speranza.
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
come fosse lo stesso ch’egli parla.
O Lontano-da-cercare,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non conosco la strada,
che non ho il cavallo alato.

Non c’è nulla che desti il mio interesse,
sono un vagabondo nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle languide ore,
quale visione grandiosa
prende forma nell’azzurro dei cielo!
O Meta Lontanissima,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che tutti i cancelli sono chiusi
nella casa dove vivo solitario!

RABINDRANATH TAGORE