Adesso che ritardo chiedi all’alba

Disturbo arreca quel vocìo di notte
quando tu credi d’essere del sonno.

È l’ultima città ch’ancor non dorme,
meteore di carne parcheggiate
solo ad un metro dal Casino Royal,
sul marciapiede che si fa teatro.

T’affacci sul terrazzo della luna
e questa volta gli occhi vanno giù,
canotte bianche a scoprir tatuaggi,
vuoti di birra in bilico sui bordi.

Ritorni a letto quasi barcollando
sperando ancora nell’accesso ai sogni
ma sogno nel frattempo é l’incontro
con i vent’anni che non van dispersi,

con l’afa d’oltre mezzanotte al Sud,
fette d’anguria enormi tra le mani,
il blu del mar ch’aspetti di vedere
assieme a labbra a colorar mattini.

E quindi del dormir poco t’importa
adesso che ritardo chiedi all’alba.

Aurelio Zucchi

Il monello nella foto

Immerso nel gorgo,
dell’apnea del tempo,
ritrovo pugni finti, sorridenti
occhi e denti scordati
in bianco e nero
con tanto di sfondo
di fili stesi
ingobbiti da zuppe canotte,
sogni appesi a nubi,
aggrappate,
sciorinate al levante da dita,
da gesti ormai persi.

Gran pavese di un’età
sventolante d’avvenire.

Si annodano gli attimi ora,
ma l’ieri scorreva
così dolce nel mio domani,
che ho corso in lungo e largo
i verdi rivoli di Primavera,
senza mai inzupparmi
in questa rorida nostalgia,
che pure dirompe,
sciogliendo tutto il suo
spensierare gaio in stille
ai miei piedi.

Flavio Zago