Poesia quasi d’amore

Che quasi non mi vedi,
che quasi non mi senti.
Che quasi ti ho baciata e il sapore è un calendario
un chiavistello per le abitudini
un rosario; che non ricordo più le preghiere
neanche i sassi
sotto le scarpe mezze slacciate
nelle mani, di chi meglio di dio ha trovato altro da fare.
Lanciare foglie quasi a colpirne cento
uccelli, un quasi rondine a sera, un quasi amore
per quelle canottiere pulite a sgocciolare
per quelle motorette a freddare
per le madri, svogliatamente nude
che smorzano la luce.
Che quasi vedi bene lo stesso, il prato è bianco.
La polvere sottile nell’occhio della notte,
la lacrima che scappa a pulirlo
e un quasi è bello
sapere le tue braccia che prima o poi verranno.

Massimo Botturi

Moby Dick

L’idea più a lungo cullata era di tutti:
fiocinatori da sempre
andammo in barca.
Sotto tettoie di nuvole locali
mangiate ai lati come michette
uccelli a riva; più niente dopo solo mezz’ora.
Tutti zitti
soltanto l’acqua e un guscio di noce
e poi i segreti, le piccole erezioni notturne
la paura, che quella grande bocca mai ferma
ci inghiottisse.
Ci prese il mancamento dei vinti, via le risa
le canottiere e braghe da poveri
via tutto.
Felicità del nudo sfidava anche la morte
i binocoli di quelli rimasti sopra i sassi
a leggere giornali
col pane tra le mani.

Massimo Botturi