Musica e “pignate”

In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Glò

Io non ho bisogno di denaro

Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

ALDA MERINI

Quando io sono morta, mio carissimo

.
WHEN I AM DEAD, MY DEAREST
.
When I am dead, my dearest,
Sing no sad songs for me:
Plant thou no roses at my head,
Nor shady cypress tree:
Be the green grass above me
With showers and dewdrops wet;
And if thou wilt, remember,
And if thou wilt, forget.
I shall not see the shadows,
I shall not feel the rain;
I shall not hear the nightingale
Sing on, as if in pain;
And dreaming through the twilight
That doth not rise nor set,
Haply I may remember,
And haply may forget.

§

Quando io sono morta, mio carissimo,
non cantare canzoni tristi per me;
non piantare rose alla mia testa
nè ombroso albero di cipresso:
sia la verde erba su di me
con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
e se tu vuoi, ricorda
e se tu vuoi, dimentica.
Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia;
non udirò l’usignolo
cantare come se fosse addolorato:
e sognando durante il il crepuscolo
che nè sorge nè tramonta,
per caso possa ricordare
e per caso possa dimenticare.

CHRISTINA ROSSETTI

Ofelia

(davanti all’Ofelia del preraffaellita Millais)

Va verso il mare e m’incanto a guardare,
l’acqua la culla  e lei sembra dormire.
Fronde s’inchinan, col loro stormire
par che un saluto le vogliano dare.
.
Lieve la veste disvela le forme,
con le sue labbra ricama un sorriso,
 nella sua mente rimangono incise
false promesse e dolenti quell’orme.
.
Alma che volle sol segni d’amore,
 perse ragion con le grandi illusioni,
 marcio sfuggì con le oscure emozioni.
 .
Or che nel mar troverà liete l’ore
e svaniran le frementi passioni,
potrà cantar le più dolci canzoni.

Piero Colonna Romano

Stella polare per l’isola che non c’è

in questo nero mar che d’onde ci travaglia
la rotta scoprirai puntando la tua prua diritta
alla Polare stella che nel suo luminare brilla

alta su nell’azzurro cielo e che dall’Orsa
un punto fermo lei rimane
ad indicarti sempre l’isola a cui approdare

se perso lungo il viaggio smarrito diventa il tuo cercare
guarda sempre in alto la strada puoi ritrovare ad arrivare
all’isola che non c’è

ma solo tu la puoi creare

è fatta di emozioni parole poesie che diventano canzoni
un porto franco dove
il sogno mai non muore e

il tempo un momento da plasmare

Il Passero

Published in: on giugno 11, 2012 at 07:39  Comments (8)  
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La luna è un fermacapelli

 
La luna è un fermacapelli e il mondo gira,
.
sulla strada
è una battaglia
di vetri
.
inutili rossetti
si increspano
sui volti
.
il vento fischia
le sue canzoni
specialmente
agli ubriachi
.
il mare
è una coperta
tagliata dalle prue
dei suicidi
.
sassi di lana
colpiscono il fuoco
.
divampa la notte
l’omertà delle stelle
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
sono stracci
con volti da uomini
la luna è un fermacapelli
le porte delle chiese
non hanno pietà
e il mondo gira…
 
filastrocche abbruttite dalla pietra avvizzita
storie di follia, di parrucchieri gesticolanti
di teste brillantinate che suonano vuote
di party con l’obbligo di ridere
ed il divieto di sudare…
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
non ne hai avuto abbastanza?

Massimo Pastore

Bologna

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all’ aperto, bistrots, della “rive gauche” l’ odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l’ assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie…
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi “imberiaghi” sembravano la letteratura…
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna…

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d’ amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov’ è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita…

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli… e salami in vetrina,
che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente…

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna “busona”,
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m’ hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…

FRANCESCO GUCCINI

Malibù dancing

Occhi ridenti nel lor luccicare,
luci vibranti a volerli esaltare,
come diamanti scintillano i denti,
da quella bocca, sorrisi suadenti.

Ritma la musica toni e canzoni,
nell’aria si sciolgon dolci emozioni,
flessuosa forma di nero vestita,
donava il senso per viver la vita.

Biondi i capelli ondeggiavano lievi,
di primavera olezzanti il profumo,
con gran malizia lambivano il viso.

Restan di questo soltanto le nevi,
e di quel tempo svanito nel fumo,
rimane un sogno ed un vago sorriso.

Piero Colonna Romano

Musica e “pignate”

In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Glò

Ti ricordi di quando

ascoltavamo le canzoni
e credevamo nei segni?
di quando ogni stupida
coincidenza
era destino?
Respiravamo
senza rendercene conto
e sulla neve
eravamo angeli
Ti ricordi di quando
avevamo freddo
e non ci importava?
Di quando ridevamo
vedendoci ridere?
Le giornate iniziavano
d’autunno e finivano
d’estate
Sai dirmi quando
le coincidenze
hanno smesso
di essere destino?

Nicole Marchesin

Published in: on marzo 29, 2012 at 07:47  Comments (5)  
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