Amore senza età

Se questo amore non conosce età,
io giocherò con te la mia partita.
Sul tavolo verde della tua giovinezza,
punterò tutto il mio passato di uomo,
il mio quieto e noioso presente.
Sarai il mio dubbio e la mia certezza
dopo il tempo del dolore e del silenzio.
Sarò il tuo capriccio di un momento
fatto di voglia di essere amata fino
a quando il vero amore ti cercherà.
Per te risveglierò quell’amore che
per troppo tempo ho dimenticato
pensando che il suo tempo fosse finito.
Sarai il mio immenso dolore urlato
quando il tempo dell’illusione finirà
e di te sentirò il profumo su un cuscino
che stringerò a me senza odiarti.
Sarai, se vuoi, il sole dei miei giorni nuovi,
quello che quando su di me tramonterà
mi consegnerà alla notte dei rimpianti.
La prima alba dopo di te non mi troverà
ad aspettarla sperando di trovarti accanto.
Tornerò nel crepuscolo lento dell’età mia
conservando il tuo breve e caldo raggio
che avrà dato vita al nostro tempo breve,
alla mia dannata e voluta illusione.

Claudio Pompi

Cupido, monello testardo

CUPIDO, LOSER, EIGENWILLIGER KNABE

Cupido, loser, eigenwilliger Knabe!

Du batst mich um Quartier auf einige Stunden.

Wie viele Tag’ und Nächte bist du geblieben!

Und bist nun herrisch und Meister im Hause geworden!

Von meinem breiten Lager bin ich vertrieben;

Nun sitz ich an der Erde, Nächte gequälet;

Dein Mutwill schüret Flamm auf Flamme des Herdes,

Verbrennet den Vorrat des Winters

und senget mich Armen.

Du hast mir mein Geräte verstellt und verschoben;

Ich such und bin wie blind und irre geworden.

Du lärmst so ungeschickt; ich fürchte das Seelchen

Entflieht, um dir zu entfliehn, und räumet die Hütte.

§

Cupido, monello testardo!
M’hai chiesto un riparo per poche ore,
e quanti giorni e notti sei rimasto!
Adesso il padrone in casa mia sei tu!

Sono scacciato dal mio ampio letto;
sto per terra, e di notte mi tormento;
il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco,
brucia le scorte d’inverno
e arde me misero.

Hai spostato e scompigliato gli oggetti miei,
io cerco, e sono come cieco e smarrito.
Strepiti senza ritegno, e io temo che l’anima
fugga via per sfuggire te, e abbandoni questa capanna.

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Andrò a rivedere la collina


Andrò a rivedere la collina
prestar le curve ed un suo fianco
al solito capriccio del mio mare
prima d’esser lui invaghito a mille
di un nuovissimo e lento tramonto.
Andrò a rivederla dileguarsi
nel primo arrendersi del liso giorno
che consegnandosi al suo dio tempo
da verde a nera la fa diventare
così che con la notte io la confonda.
Questi occhi distrarrò nell’amaranto
d’antico cielo tutto riversato
nell’ultima pretesa di quel sole
che pur morendo nell’ingenuo inganno
vuol dare vita al replicar del mare.

Aurelio Zucchi

Published in: on Mag 22, 2010 at 07:12  Comments (6)  
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