Ballata mistica

Dagli stipiti tinti di appoggi di secoli
scivola un’anima a terra.
Occhieggiata da foglie corinzie
rivestita dal tappeto del tempo
corre libera nel suono del vento
adagiando le palme su ritorte preghiere
e scalciando selvaggia il mare d’inverno.

Dalla navata centrale forte s’alza il canto
per ricomporre un rosario dal filo spezzato
cigolante tra legni sconsacrati di scranni.
S’eleva la musica ma suona stonata
sfiorando cariatidi che non sorreggono niente
e diavoli pronti nel fondo d’un pozzo.

Si cerca il perdono in cima ai pensieri
tra campane e folate dell’aria che intorno
ritorna su albe e tramonti segnati
da troppi tratturi e cadaveri a terra.

Lorenzo Poggi

Furore

Aprirò un cancello
di ferro arrugginito
per nascondere gli attrezzi
del mio falso umore.

Con le braccia a crocefisso
rivolte all’infinito
salirò sulla vetta del monte
a gridare il mio furore.

Guarderò in faccia
il mostro imbellettato
per strappargli la maschera
del buon educato.

Mi accomoderò
sulla torta nunziale
d’un milione di torti farcita.

Darò scandalo fra bellimbusti
cariatidi sparse
tra bicchieri e vassoi.

Minerò la base del tempio
sapendo da prima
che non sarà uno scempio.

Lorenzo Poggi