In anima che non degrada

Scorrono come schiume d’infinito
nell’alveo dei pensieri inalterabili
per poi sostare negli oblò d’attesa
e lì sdraiarsi prima di entrar nel cuore.

Che siano i suoni di un vecchio carillon
o i frastuoni d’ultima guerra accesa
o i cristalli delle più svariate stille,
nessun problema, lui è una casa.

Felicità che non sappiamo raccontare,
che mai sapiente oserà indagare,
in controcanto si combinano ai dolori
e insieme aspettano che passi il tempo.

Li sedimenterà, l’indifferente tempo,
senza però poterli infine evaporare.

Quando i cristalli, i suoni e i frastuoni
si insedieranno bene dentro il cuore,
di lui non temeranno alcuna malattia
giacché, al primo sintomo accennato,
emigreranno in anima che non degrada.

Aurelio Zucchi

Natale 2008

Addobbo il silenzio
di cose inutili
*******

We wish you
a merry christmas
and happy new year

il vecchio carillon
nella vetrina non ha smesso di suonare
*********

Beatrice Zanini

Published in: on dicembre 24, 2011 at 07:31  Comments (5)  
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Foglia d’autunno

Foglia d’Autunno – leggiadra risposta
Oscilla lenta – accarezzando il tempo
Ma non si vede: è buio
E se cade non si sente: sono sorda

Nel mare d’aria perforante di stasera
Cadranno mille foglie
Ma suoneranno una sola nota – l’unica
Di un vecchio carillon

Nicole Marchesin

Published in: on ottobre 24, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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Carillon

Si, ciò che vedi risponde a verità:
piegato sui ginocchi non sono Medjugorie,
nemmeno il rabdomante di Creta
un elfo
un dio.
Ma il ragazzino andato a bottega,
ultima fila, la scatola del latte
su in alto
in punta dita.
Sono il libretto inciso del debito perenne
la strada verso il buio improvviso
e un’altra strada
il passo falso e il tutto versato.

E poi mia madre
che trova me riverso nel sangue della neve.

E quel che vedi è come un tic tac
un carillon
la storia che ritorna a vestirmi di quaggiù
di maglie regalate a Natale
e date via, qualche stagione dopo
a chi viene dopo me.

E quel che vedi è il sole negli occhi
la palla alle robinie, sgonfiata
lei che va
braccetto alle sue amiche, a ridere di me.

È questa stanza in cima alla via, i prati
poi.
La vecchia col bucato che vive ancora un po’
piena di guai e dolori
di freddo
di poesia: ché ha un nido sulla testa
lo vedo solo io.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 2, 2010 at 07:22  Comments (5)  
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