Partire di notte

si viaggia con circospezione
per non correre il rischio d’inciampare
nel mondo che non ci riguarda, fuori
svezzano i figli con le corde, i vecchi
li portano allo smorzo
mi fa paura il dire e l’inveire delle sacre vestali
il malumore dei druidi…gli anatemi dai podi

un nome stretto nella mano destra
la carità pelosa di chi conta
bisogna stare attenti…e abbassare lo sguardo
c’è chi ti maledice se ottieni un po’ di luce
meglio parlare sottovoce
d’una morte annunciata
se dalle porte subito richiuse
girano chiavi nelle toppe…a quattro mandate

vacillo
la mano che fu tesa mi respinge
quindi mi scrivo in versi sincopati
e mi respiro piano

Cristina Bove

Che male mai sarà

immaginarsi un dio di carità
benevolenza e umanità.
Che male mai sarà
pensare di rubare un pò d’amore
agli antipodi di un mondo
che chiamano aldilà.
Che male mai sarà
chiudere i battenti
alla casa dei tormenti
dove dietro un credo
o uno spergiuro
ovunque ho visto
alzare un muro.
Ognuno creda e faccia
secondo la coscienza
purchè la tolleranza
non diventi prepotenza
In piena libertà
esprimere un pensiero
che sia un credo
o un non credo
fastidio non darà
se non fomenteremo
con le provocazioni
la libertà
di agire e di pensare.
Nello spazio di un’azione
ognuno sia padrone
di una volontà
che non intacchi dell’altro
la ragione.

Beatrice Zanini

Al sonno

TO SLEEP

O soft embalmer of the still midnight!
Shutting, with careful fingers and benign,
Our gloom-pleas’d eyes, embower’d from the light,
Enshaded in forgetfulness divine;
O soothest Sleep! if so it please thee, close,
In midst of this thine hymn, my willing eyes.
Or wait the Amen, ere thy poppy throws
Around my bed its lulling charities;
Then save me, or the passed day will shine
Upon my pillow, breeding many woes;
Save me from curious conscience, that still hoards
Its strength for darkness, burrowing like a mole;
Turn the key deftly in the oiled wards,
And seal the hushed casket of my soul.

§

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d’ombra
nel ricovero di un divino oblio.

O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l’amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.

Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall’alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l’oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

JOHN KEATS

Il discorso

interroga la geometria celeste
dove il sole condannato dalla legge
lotta per la riforma dell’ellisse,
vuole allontanarsi
dall’orbita inquinata del pianeta.
Il progetto che pubblica risorse
ha perso il controllo
sulla piattaforma
dove si fondono scienza e l’incoscienza
seminando la plaga di rovine.
Il tragitto che apre uno spiraglio
da cui trapela luce di domani
è monito severo
a questa civiltà
tarata dagli abusi
che predica la pace e insozza l’uso,
gridano le ragioni nucleari
con la voce venefica potente
che aspettano un errore per sognare…
ed il velo rognoso sotto il cielo
ha preso piede.
L’abbozzo di fede di speranza e carità
sono sterili voci
soffocate dall’orgoglio e da brame
arrampicati all’albero di mele
per la mela più grossa della cima.

Giuseppe Stracuzzi

Resta con me

Cari amici, questa  poesia ce la manda Marcello, è la sua creazione più recente, non scritta ma trasmessa dalla sua voce. Vorrei che anche lui potesse ascoltare la nostra voce, e sentisse quanto gli siamo tutti vicini. Forza amico caro, ti aspettiamo!
§
Lungo la strada assolata
ci siamo detti addio
solo per un’altra strada
ti vedo andare via
sola per questa strada.
Ti vedo partire,
ti veggo sola
andare via.
Resta con me per carità
resta con me non mi lasciare,
il cuore me lo dice
tu non mi devi abbandonare.
Resta con me per carità
resta con me,
non mi lasciare
resta sempre  con me.

Marcello Plavier
Published in: on febbraio 18, 2011 at 07:00  Comments (10)  
Tags: , , ,

Giuseppe e Maria

necessitano un posto per la notte,
sono stanchi, avviliti, intirizziti
in questo freddo intenso di Natale.
Maria è incinta ha i segni del dolore,
Giuseppe la consola,
chiede a tutte le porte delle case
la carità di un posto per dormire…
la gente é indaffarata a preparare
i dolci di Natale non ha tempo,
chiude la porta in faccia ai mendicanti…
cala la notte, la città è deserta,
s’ode nell’aria il soffio di camini
e fumi della notte di Natale…
cade la neve a fiocchi di dolore
Maria ha forti doglie, si rifugia
in un sottopassaggio…
la mezza notte santa al freddo e al gelo
nacque il bambinello, non si accese
una stella cometa,
non vennero i re magi da lontano,
fu un passante per caso l’indomani
trovò Maria Giuseppe e un bambino
morti dal freddo…

Così Gesù bambino a questi tempi
morì assiderato dall’algore
che vige dentro il cuore della gente,
ancora prima d’esser crocifisso.

Giuseppe Stracuzzi

Andava

Andava per i vicoli tortuosi
visitava gli infermi
e i detenuti,
coi piedi scalzi
tra coltelli e chiodi
cuciva i bordi
ed i frantumi franti,
parlava
con il cuore
sulla mano,
diceva ai ricchi fate carità…
lo misero in croce.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 15, 2010 at 07:08  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , , ,

La città dei merli caduti

Là, sul quadrante
la fionda tira l’ora,
martello a ferro caldo
la frenesia padrona
che mi fa ruote adese gli scambi
luci poche.
La testa dell’ ariete vaneggia al buio nord:
di là la Francia verde bottiglia
qui l’annuso
di fabbriche moderne, tirate a lustro, file
di alberi con scritte liquore;
antenne tonde
antenne come baffi di gatto
aghi sottili, a ricamare strade di tram
letti frugali, fatti d’imballi vecchi
di un lanificio chiuso.

È la città dei merli caduti.
Poche mani, non più capaci a chiedere la carità
o carezze
un segno dell’umana pazienza
un pasto caldo, va bene anche un bicchiere di vino
a qualche d’uno.
È la città che tace il rumore della terra
la copula di biella e d’ogiva,
è scafo molle
nel mare della storia dei ghiacci
e qui viviamo.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 13, 2009 at 07:33  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , ,