San Silvestro a Bologna


SAN SILVÈSTER A BULÅGGNA

In vatta ai cópp,
snèli slanzè sinuåusi,
e curiåusi!,
ventsètt antànn TV
stra mèz ai camén mistiè,
mo gnanc un fîl ed fómm;
un pôc pió zå,
in un intarzèrs ed chèv
grûs e sutîl,
un spulinèrs ed clómmb
al suladèl.
In bâs una bîci
tête-à-tête col mûr,
e d un’auto al cûl
targhè BO F3 900 23;
un leànder ed frassc tusè
l’ha un fradd da gât, brrr,
e dla sgnåura Bréggida i fîl da stànder
i én piotòst instché.
A pûc pâs da lé,
ed via Regnoli såtta la tèrga,
un cagnàtt al nèsa… al nèsa…
ai pänsa un mumänt
cun la zanpatta pr’âria…
mo pò, dezîs, al và ed lóng
vérs Via Massarenti,
a dspèt dl’indicaziån
säns ónnic dal cartèl,
incurànt dal pulismàn,
che ai fà la cuntravenziån!

§


In cima ai tetti,
snelle slanciate sinuose,
e curiose!,
ventisette antenne TV
fra i camini mischiate,
ma neanche un fil di fumo;
un po’ più giù,
in un intreccio di cavi
grossi e sottili,
si spollinano i colombi
al solicello.
In basso una bici
a colloquio col muro,
e d’un’auto il culo
targato BO F3 900 23;
un oleandro di fresco tosato
ha un freddo da gatti, brrr,
e della signora Brigida i fili da stendere
sono piuttosto intirizziti.
A pochi passi da lì,
di via Regnoli sotto la targa,
un cagnetto annusa… annusa…
ci pensa un momento
con la zampetta per aria…
ma poi, deciso, va svelto
verso Via Massarenti,
a dispetto dell’indicazione
senso unico del cartello,
incurante del vigile urbano,
che lo multa… contromano!

Sandro Sermenghi

Bocca di rosa

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore metteva l’amore
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C’e’ chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa ne’ l’uno ne’ l’altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all’altro
bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo d’iniziativa
le contromisure fino al quel punto
si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole acute:
“Il furto d’amore sarà punito -disse-
dall’ordine costituito”.
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare”.
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non e’ una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l’accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c’erano tutti dal
commissario al sagrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano.
A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.
C’era un cartello giallo
con una scritta nera, diceva:
“Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera”.
Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

FABRIZIO DE ANDRÉ