Disonesto con me – e crudele

Come lo è il bambino che tortura la lucertola
Una risposta così maleducata
A me – che non ti avevo chiesto niente

In quel verde sporco non ho visto altro
Che la spensieratezza di quella cascata
Che tempo fa si riversava su di me…
Questa volta la sua spuma
Non si calmava nel solito specchio d’acqua

Ma spariva in una voragine così nera
Che l’avrei detta un tappeto di formiche
Per la sensazione che avevo sulla pelle –
Ora vedo che nulla si muove – perchè era il Vuoto:

Ero piena di aria nera – stagnante
Forse un po’ umida – e di un silenzio
Così profondo che le mie orecchie caotiche
Hanno preso a fischiare

Sei stato Disonesto con me – ed io
Non ti avevo chiesto niente
Volevo solo passare un altro po’ di tempo
In quel luogo scrosciante
Soltanto ascoltarlo – non volevo berne

Quando sedevo sul grande sasso
In riva a quel fresco lago
Ne sentivo il calore ed il Movimento nel profondo
E mi nutrivo di quella leggerezza…

Ma era solo uno splendido quadro
L’acqua fresca solo olio secco
Come anche la profondità di quel lago
Un quadro firmato «Disonestà»

Nicole Marchesin

Il Po

Da questo fiume pieno di vigore,
da questo fiume, così silenzioso
e così calmo e violento, traspare
una smarrita dolcezza.
Sulle onde imbizzarrite
viaggiano i miei pensieri,
ad occhi chiusi assaporo il fluire
di sensazioni, di emozioni.

Sul sentiero che lo accompagna,
sfilano biciclette frusciando sui ciottoli,
negli orti vicini alcuni cani
comunicano fra loro, dei bimbi
si rincorrono garruli, mentre nel cielo
la luna incomincia il suo apparire.

Io accovacciato su un letto di pietra
assaporo il profumo che emana.
Luke, muso appoggiato
sul mio ginocchio mi osserva.
Alcuni gabbiani volteggiano
ed una coppia di aironi amoreggia sul greto,
in un gioco di piume e volteggi.
Più lontani alcuni pescatori
attendono pazientemente la preda.

Lassù Superga mi osserva,
pare voglia invitarmi a salire,
mio viatico per anni e mio dolore.
La piccola cascata copre ogni rumore
Il sole si allontana, scende dietro i monti,
e la sera incombe dando spazio
ai raggi della luna sempre più
luminosa e lucente.

Le stelle l’accompagnano.
E, fra esse mi fingo
il viso di chi è lassù,
parlo a loro, sorrido e così
appagato torno al mio abitare
mi sdraio sul letto, penso
e rannicchiato in me stesso
finalmente piango.

Marcello Plavier

Attendo uno scroscio

 
Attendo uno scroscio d’acqua
limpida e cristallina:
sorgente, abbeverarmi le mani a conca,
cascata sotto cui tuffarmi e fresca
dilavi via ogni impurità
che ci incrosta ci avvelena
e soffoca il respiro
la cattiveria la grettezza
ogni brutta sciocchezza
fa un roveto di spine tutto a giro
riduce il cuore a una pena.
Attendo la risata di bambina
o bambino
che limpida e cristallina
faccia un nuovo mattino.
L’eco di quel suono allegro ed argentino
sia l’ispirazione che porta il sentimento
polvere d’oro fino sparsa intorno al mondo.
Attendo che sia pace
La voce di una bambina alta e squillante
come suono di tromba ridesti Bontà
dia i numeri di questa tombola gigante
dove tutti ci sono e nessuno mai perderà

azzurrabianca

Il tuo sorriso

sorriso-donna-5574bntagl

TU RISA

Quítame el pan, si quieres,

quítame el aire, pero

no me quites tu risa.

No me quites la rosa,

la lanza que desgranas,

el agua que de pronto

estalla en tu alegría,

la repentina ola

de plata que te nace.

Mi lucha es dura y vuelvo

con los ojos cansados

a veces de haber visto

la tierra que no cambia,

pero al entrar tu risa

sube al cielo buscándome

y abre pa mí todas

las puertas de la vida.

Amor mío, en la hora

máss oscura desgrana

tu risa, y si de pronto

ves que mi sangre mancha

las piedras de la calle,

ríe, porque tu risa

será para mis manos

como una espada fresca.

Junto al mar en otoño,

tu risa debe alzar

su cascada de espuma,

y en primavera, amor,

quiero tu risa como

la flor que yo esperaba,

la flor azul, la rosa

de mi patria sonora.

Ríete de la noche,

del día, de la luna,

ríete de las calles

torcidas de la isla,

ríete de este torpe

muchacho que te quiere,

pero cuando yo abro

los ojos y los cierro,

cuando mis pasos van,

cuando vuelven mis pasos,

niégame el pan, el aire,

la luz, la primavera,

pero tu risa nunca

porque me moriría.

 §

Toglimi il pane, se vuoi,

toglimi l’ aria, ma

non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,

la lancia che sgrani,

l’acqua che d’ improvviso

scoppia nella tua gioia,

la repentina onda

d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno

con gli occhi stanchi,

a volte, d’ aver visto

la terra che non cambia,

ma entrando il tuo sorriso

sale al cielo cercandomi

ed apre per me tutte

le porte della vita.

Amore mio, nell’ ora

più oscura sgrana

il tuo sorriso, e se d’ improvviso

vedi che il mio sangue macchia

le pietre della strada,

ridi, perché il tuo riso

sarà per le mie mani

come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,

il tuo riso deve innalzare

la sua cascata di spuma,

e in primavera, amore,

voglio il tuo riso come

il fiore che attendevo,

il fiore azzurro, la rosa

della mia patria sonora.

Riditela della notte,

del giorno, delle strade

contorte dell’isola,

riditela di questo rozzo

ragazzo che ti ama,

ma quando apro gli occhi

e quando li richiudo,

quando i miei passi vanno,

quando tornano i miei passi,

negami il pane, l’aria,

la luce, la primavera,

ma il tuo sorriso mai,

perché io ne morrei.

 

PABLO NERUDA

Lo scialle

Vorrei lo scialle delle tue braccia
alla sera
quando l’umidità mi penetra.
Vorrei il velo delle tue carezze
per proteggermi da insetti.
Vorrei il segno delle tue labbra
per render rosate le mie guance.
Vorrei il tuo corpo su di me
abito per coprire nudità.

E su tutta me stessa
una cascata d’amore
con lo scroscio
della tua voce.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 21, 2011 at 07:25  Comments (12)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il percorso

Il bosco accoglie
abbracciando i sensi
essenze di resina e mugo
felci rigogliose
e muschio che ricopre le rocce
bassi licheni emergono
a cercare la luce
improvviso scrosciare di acque
imponente cascata
come pioggia impetuosa
si getta dall’alto
riemerge da rocce
spruzzando nell’aria
ricade, scivola
e ancora s’imbatte
nella ruvida roccia
risale, riscende
si getta, salta nel vuoto
colmando il silenzio
del mondo

Maristella Angeli

Published in: on giugno 4, 2011 at 07:11  Comments (18)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Sensazioni d’indaco


Ho un’iride di variopinto aquilone nel cuore,
l’ho riscoperta per caso nell’incontro di una magica sera,
il corpo sospeso nell’errante viaggio,
l’anima cinta di prezioso nastro violetto,
attimi di totale abbandono, frammenti di sospirata pace,
ho visto paesaggi colorati, prati di fruscianti papaveri
trasformati in stupendi girasoli, adornati da fresche ginestre,
mi sono persa in una cascata di spuma cristallina,
lassù tra picchi innevati, dove l’aquila solitaria ha preso dimora,
un lago sereno, profondo e imperturbabile, da sempre attendeva i miei passi.

Roberta Bagnoli

Sai

Tu sai
di sofferenza
tu che scrivi
versi
tu la conosci
quella cascata
che inonda
la notte
e il giorno tace
quel buco
all’esofago
che mangia carne
quella paura
del dolore
che snatura
tu sai
dei brividi
caldi di sete
che t’acchiappano
mentre cuoce il sugo
e la nausea
salmastra
l’occhio d’agnello
le mani a pugno e unghie
e allora
se sai
fammi ragione
del male
che non mi quieta
trova parole
a farfalla
sgorga canto di luce
dammi la mano
sul filo
e fammi
ridere.

Tinti Baldini

Senza titolo

-Senza titolo-
Olio su tela 140×200
Biella,  2010

Così ruvida, è dura

la scorza del giorno

e arida

di risa divisa da rivi,

d’arrivi velata.

Io caparbio tento.

Più ruvido e duro

stento ma provo

a dipingere ancora,

d’inventare

diventando fiaba,

mormorio di cascata,

tremulo trillo di fata,

coreografia leggera

di bianca neve che torna.

Aquila e vento,

costato e sperone.

Bacio e risveglio

del mio parlare e

sentirmi sorpreso

Già i giorni

appassiscono

come i fiori più rari.

Già mi sento così,

come quando appassiscono

i fiori più rari;

perché anche loro

avvizziscono,

tenui come il grembo

che li ha cullati

lattiginosi, come il tempo

che li ha svezzati,

Flv./ 2010

piovigginando

come esili istanti d’Inverno,

sulla tristezza

dei miei paesaggi.

Flavio Zago

Meraviglia


Meraviglia
tenero ributto
che ha sconfitto
la notte nel deserto
adesso si gode la brezza soave
e domani sarà nutrimento
per l’uccello del cuore.
Meravigliosa forza
di vita e d’amore
che ancora carezza
e implode nel magma sanguigno!
Se l’uomo sentisse
l’amorevole battito della terra
che implora e desidera
solo prati e strade di pace
avrebbe fiori nel cuore
da regalare
a cascata fra le mani
e non mine d’odio
da straziare
al suo nefasto passaggio.

Roberta Bagnoli