Quando io sono morta, mio carissimo

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WHEN I AM DEAD, MY DEAREST
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When I am dead, my dearest,
Sing no sad songs for me:
Plant thou no roses at my head,
Nor shady cypress tree:
Be the green grass above me
With showers and dewdrops wet;
And if thou wilt, remember,
And if thou wilt, forget.
I shall not see the shadows,
I shall not feel the rain;
I shall not hear the nightingale
Sing on, as if in pain;
And dreaming through the twilight
That doth not rise nor set,
Haply I may remember,
And haply may forget.

§

Quando io sono morta, mio carissimo,
non cantare canzoni tristi per me;
non piantare rose alla mia testa
nè ombroso albero di cipresso:
sia la verde erba su di me
con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
e se tu vuoi, ricorda
e se tu vuoi, dimentica.
Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia;
non udirò l’usignolo
cantare come se fosse addolorato:
e sognando durante il il crepuscolo
che nè sorge nè tramonta,
per caso possa ricordare
e per caso possa dimenticare.

CHRISTINA ROSSETTI

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Caro amico vero e immaginario

 
 
Caro amico vero e immaginario
non ti dirò stanotte ti ho sognato
Sei accanto a me in tanti momenti
del giorno e della notte
che sognarti mentre dormo
non ne ho bisogno
Ma se non le scrivo a te
a chi le dico le cose
che accadono
i momenti della vita
che vivo o non vivo
E’ un lenzuolo gualcito in cui mi rigiro
È un sogno tarlato
Son ali rattrappite
Se tu non ci sei
si aggruma e confonde
manca il soggetto non so che cos’è
s’annoda in un groviglio senza senso
Caso amico caro amico
l’averti incontrato
Senza di te è una piatta distesa
l’andamento dei giorni
il tempo uno specchio d’acqua ferma
solo riflessi di cielo vuoto di voli

azzurrabianca

Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO

Silvia Tassone

(x Silvia zilla4ever)

 
Seme poi piccolo fiore
piantato sulla terra dall’amore
hai sorriso alla vita ai giorni di sole
alla pioggia alla neve
a chi ti ha amato fin dal primo momento
e ti ha cullato per ogni pianto
tutta la notte ti ha cantato sulle labbra
mille ed una ninnananna.
Io ti ho incontrata per caso
e per caso ho scoperto che il dolore ti ha danzato
dentro addosso per tanto tempo
e poco è durato il tuo vivere
ma abbastanza per capire
che l’unica risposta vera è l’ Amore
perché noi sconfitti arresi alla malattia
possiamo per un momento
smettere di sentirci figli di un Disegno più grande
ma Lui, non smetterà di essere Padre
di fronte alla nostra presunzione.
Io ti ho vista nelle foto sempre sorridente
Zilla cara, alla vita come al dolore
sempre all’arcobaleno ed alla notte
e spero nel mio povero cuore
di avere un giorno la tua stessa certezza
di essere figlia dell’Amore per Amore.

Maria Attanasio

I sogni sono le ali segrete dei bambini

i bambini tutto possono e il cielo non è
che un prato azzurro ove correre scalzi.
i sogni sono le loro ali segrete.

da grandi ci si ritrova invasi dai cassetti
e con le tasche zeppe di chiavi
costretti a decidere se sia il caso di aprirli
e spiccare il volo sopraffatti soltanto dalla vita
o disfarsi delle chiavi una volta per tutte per
trovarsi alla fine con null’altro
            che un misero pugno di rimpianti.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 9, 2012 at 07:39  Comments (7)  
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Morire due volte

I tuoi passi, pesanti come pietre,
faranno rumore inascoltato
tra quelle mura fredde come chiese.
Su un foglio, l’ora, il giorno, il mese.
Al tuo volto ancor pieno di paura,
nessuno farà caso né avrà attenzione,
per te non avranno comprensione.
Sarai soltanto un numero e un nome,
sarai per loro una donna aggredita
in una strada dove il male è padrone,
dove finì la tua gioia, cessò la tua vita.
Quella vissuta, quella che non vivrai,
la seconda per sempre perduta
con i tuoi sogni che di notte invocherai,
orfani di te che li hai cresciuti aspettando
quel domani che a loro non darai.
Il domani è l’oggi senza più colori,
grigi e senza luce quei muri e i volti
senza anima che di te non si curano.
Sei un fascicolo, un’attesa di risposte
a domande che fanno più male di un insulto,
più male del martirio di stupro subito.
Ti chiederanno, senza in viso guardarti,
e tra loro ridendo, se piacere hai provato,
se lo conoscevi e perché l’hai guardato.
Ti chiederanno perché non hai gridato.
Mostrerai loro le braccia dolenti e segnate,
del volto tuo il gonfiore e i lividi infami
lasciati da brutali e sconosciute mani.
A loro chiederai se occhi di giustizia hanno
oppure sono lì per aggiunger altro dolore
e peggior di stupro danno.

Claudio Pompi

Città e potenze e troni

CITIES AND THRONES AND POWERS

Cities and Thrones and Powers,
Stand in Time’s eye,
Almost as long as flowers,
Which daily die:
But, as new buds put forth
To glad new men,
Out of the spent and unconsidered Earth,
The Cities rise again.

This season’s Daffodil,
She never hears,
What change, what chance, what chill,
Cut down last year’s;
But with bold countenance,
And knowledge small,
Esteems her seven days’ continuance,
To be perpetual.

So Time that is o’er -kind,
To all that be,
Ordains us e’en as blind,
As bold as she:
That in our very death,
And burial sure,
Shadow to shadow, well persuaded, saith,
“See how our works endure!”

§

Città e potenze e troni
Stanno sotto l’occhio del tempo,
Quasi quanto i fiori,
Che giornalmente muoiono:
Ma, come spuntano gemme novelle
Per rallegrare altri uomini,
Così dalla terra esausta e dimenticata
Risorgono le città

Il narciso di questa stagione,
Non viene mai a sapere
Quale mutamento, caso, gelo
Stroncasse quelli dell’anno passato;
Ma con audace aspetto
E conoscenza poca,
La sua durata di sette giorni
Pensa perpetua.

Così il tempo, generoso oltre ogni segno
Con tutto ciò che esiste,
Ci fa altrettanto ciechi
E audaci che il narciso:
E nella morte stessa,
E sepoltura certa,
Ombra a ombra, ben persuasa, dice:
« Vedi l’opera nostra come dura! ».

RUDYARD KIPLING

Tra le magie della prima fiaba

Davvero, non m’importa di sapere
dove ha inizio o finisce il mare.

Lo voglio immaginare senza età
nell’unico colore che può avere,
nato per caso o per un’alchimia
tra le magie della prima fiaba.

Con quel respiro che mi sembra il mio
quando le ansie rimuovono le onde
o un sorriso le ripiega al sole,
come il più giusto degli amori giusti
lui mi accompagna ad ogni nuovo passo.

La pelle bagna se la vede secca
e, poi, a scoglio tiepido la presta.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 7, 2011 at 07:34  Comments (3)  
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Eppure…

 
Metterò le tue mani sul mio viso
mi riconoscerai dalle rughe
dai sorrisi mancati ,
poi mi guarderai come capitando per caso
in viaggio tra le lacrime e i sospiri
chissà se ti fermerai
raccogliendo il guanto di una sfida
che è la vita in due
in una vita sola,
e non è facile capire,
non è mai quello che si sogna
che si ritrova
aprendo gli occhi al mattino:
eppure ti vorrei lacrima o sorriso-

Maria Attanasio

Published in: on ottobre 30, 2011 at 06:52  Comments (5)  
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