Credimi

Credimi amico,
non sono che un muro
di foglie sbiadite,
di frasi già fatte,
di gesti usuali.

Non ho boccioli di rose
nel cassetto, né sorrisi
convinti da regalare,
né schiuma di mare
mischiata agli scogli.

Vorrei donare
una tela squassata
da terremoti striati
di sentimenti
e nuvole d’interrogativi
senza risposta.

Vorrei pensieri
per far pensare
e strade sicure
da attraversare.

Credimi amico,
non ho proprio
altro da dare.

Lorenzo Poggi

Chiusi gli occhi

Ecco ho chiuso gli occhi
e spenta la luce all’étagère delle mie acque in stanca.
Senza sapere perchè ho chiuso anche il cassetto al comodino,
senza sapere perchè,
perchè dentro non c’è niente,
dentro neppure un pensiero
una piccola lettera d’amore
dimenticato tutto in altre penombre.
Ecco sono rimasto al buio
ad occhi chiusi
senza sapere perchè.

Enrico Tartagni

Published in: on giugno 27, 2011 at 07:19  Comments (4)  
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Disegnatore di case


Ricordi ancora quelle belle volte
quand’aspettando il fine primavera
o la fanfara della festa estate,
staccavi scaglie di meriggi al giorno?
.
Salivi, con la palla ed un fratello,
per quei gradini che contavi sempre,
le rampe di riverberi e fragranze
e su quei muri si segnava un nome.
.
La vita era di mille vite insieme,
pistacchio e cioccolato a far la torta
che panna e frutta sormontavan tutta.
Poteva capitarti un pezzo grande
o il poco che giustificasse il gusto
e succedeva che in quella fetta
neanche l’ombra della bianca crema
od il color di fragola o ciliegia!
.
Ma poi, appena quella era ingoiata,
tu t’accorgevi ch’era pure buona
e, al diavolo, se per una  volta
il caso favorito non ti aveva.
.
Lasciamelo dir,  la tua terrazza
era a dir poco un po’ particolare
qual campo noi da gioco pensavamo
su un mattonato di seconda scelta
pieno di gobbe ed indecenti crepe.
.
Ma come facevate, tu e Antonello
a tirar sempre quasi rasoterra?
D’accordo, tu eri già un po’ calciatore
ma lui …. che undici anni aveva appena?
.
Quando alla fine stanco si sedeva
o per falso dolore si lagnava,
per te era segno ch’era giunta l’ora
della merenda che giù l’aspettava.
.
Te lo prendevi in braccio a spupazzarlo
e insieme guardavate il vostro mare
e quindi, giù, correndo di gran lena
a riportarlo al covo interno 6
dove qualcuna l’aspettava fiera
con nella mano pane e mortadella.
.
Tu invece lesto sopra ritornavi,
stavolta a due a due i tuoi gradini
che sempre tutti bene ricontavi
per il timor d’averne perso uno.
.
Lasciavi l’uscio d’abbaino aperto
e t’affacciavi al vento e al parapetto
dal lato di quell’ultimo tramezzo
e da gendarme perlustravi il porto.
.
Confessa, maledici quel palazzo
che alto, troppo alto, t’impediva
di buttar l’occhio pure sul naviglio
verso quel molo nell’aperto mare?
.
Chissà le quante volte t’hanno chiesto
qual è il mestier che tu vuoi far da grande?
Il pescatore o il marinaio oppur
del faro più lontan sarai guardiano?
.
Disegnator di case voglio fare
tu rispondevi e non avei dieci anni,
e, via, cucine letti sale e bagni
tracciati e ritracciati sui quaderni
per poi strapparli in mille e mille pezzi
se una misura giusta non tornava.
.
Poi nella vita tu hai fatto d’altro
così come la vita t’ha permesso
ma, per favore, se lo vuoi, mi tiri
planimetrie perfette dal cassetto,
con tutte le finestre della casa
rivolte al mare che da quel terrazzo…?

Aurelio Zucchi

Poesia vincitrice del XIV Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio-Città di Eboli” (Eboli 31/07/2010)
Motivazione della giuria: il poeta ripercorre il ricordo dell’estate della sua infanzia in un’atmosfera onirica ma sempre lucida, ma con frequenti richiami alla realtà dal gusto del gelato al numero civico della casa del protagonista. Percorso che porta a una riflessione sulla vita, sulla realtà di oggi e i sogni di ieri e la certezza che l’amicizia è una delle proprie costanti di tutta la vita. L’originalità del tema, un bambino che da grande vuol fare il geometra, è di per se un elemento qualificante nel contrasto fra utopia e concretezza. Il componimento è lungo ma scorrevole. Si divide in stanze di differente grandezza in cui si alternano riflessioni e sensazioni dell’autore. E’ impossibile distrarsi dal primo all’ultimo verso.

La voglia e il rifiuto

La voglia di credere,
il rifiuto dell’oggi,
la mente imbrattata,
cercando ragioni,
trovando proverbi.

Le idee sono avanti
fuggite nel vuoto,
il denaro fa gola,
non sente rimpianti.

La coscienza
chi può se la compra,
però è meglio riporla
nel cassetto segreto
da aprire alla fine
per qualche credito
con l’infinito.

Ma il sole che sorge
fa tornare la voglia
di nuove giornate
con volti di Cristo
che spingono avanti
la cruna ed il cammello
la carriola di pietre
per nuovi edifici.

Lorenzo Poggi

Il diavolo allo specchio

Nel corridoio, appesa alla parete
c’è una mia foto, quarant’anni fa
non dico fosse un’epoca propizia
chè i miei problemi io li avevo già
ma quella foto….rendeva giustizia!

Sorridente sfidavo l’obiettivo:
gambe sapientemente accavallate
34 col tacco a decolletè
l’aria di voler mordere l’estate
fasciata in un tubino macramé.

Di fronte a quella foto è la scarpiera
con lo sportello a specchio e la riflette;
già mille volte le son passata accanto
e sempre quell’immagine mi mette
di buon umore; sì è vero, un po’ mi vanto.

C’era una volta un tale…Narciso?
beh l’altro ieri, mentre mi preparo,
e alzo lo sguardo in quel cono di luce
vedo storcersi il riso in ghigno amaro
su di un corpo che certo non seduce

il quadro l’ho riposto in un cassetto
però l’enigma mi tormenta ancora:
c’era beffardo, il Diavolo allo specchio,
o fatalmente sono io che invecchio?

Viviana Santandrea

Io esisto

Se mi ricordi
se porti il mio segno,
fa che lo sappia,
anche un piccolo cenno
che non dimenticherai
perché tutte le tue onde
hanno smorzato gli spigoli
e non ti potrò più
graffiare,
non sarò più
con te
e saperlo
e farlo mio
non saprai mai quanto
fu difficile
perché mi nascosi
al mondo
in un angolo della mente,
in fondo ad un cassetto
che aprirai
non per cercarmi
e senza volerlo
mi ritroverai
e volterai lo sguardo;
ma queste parole
ti aspetteranno
quando tornerai
da me
che ci sarò sempre.
Io sono
il passato.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 22, 2010 at 07:32  Comments (4)  
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