Belle di notte

In quel campo vicino all’autostrada
tra siringhe e covi di serpenti
qualche volta fiorisce un ciclamino
tra le ortiche e i rampicanti
Forse è il segno per chi lo può capire
che l’amore è la cosa più importante
solamente per chi lo vuol vedere
al di là delle solite apparenze.

Ai viandanti che perdono la via
una stella illumina il cammino
affamati ritrovano la strada
come fosse un segno del destino
Sotto il ponte del cavalcavia
dove in mostra accanto ai fuochi accesi
si contrattano minuti di passione
all’amore non si sono mai arresi.

Sotto un pino al limitar del bosco
fra cartacce e bottiglie rotte
oramai ciò che riconosco
son soltanto le belle di notte
son chiamate così per via dell’ora
in cui sbocciano tutte colorate
variopinte sul fare della sera
abbelliscono di molti le giornate.

Ma il vento a volte è dispettoso
si diverte con dita sottili
sposta spighe color dell’oro fuso
rivelando le sembianze giovanili
di quel viso di giovane cerbiatta
occhi grandi ancora spalancati
di quel corpo nudo e un po’ sfrontato
bianco neve ma di rosso sfregiato.

Ed il sole che illumina la notte
manda raggi tra spighe fiori e frutti
fa richiudere le belle di notte
e rischiara il giorno per noi tutti
ma a quel corpo di donna bambina
con i segni ancora della notte
non riesce a ridare la vita
e l’amore si arrende alla morte.

Così noi sdegnati benpensanti
ci guardiamo come in uno specchio
ci sentiamo indignati e siamo in tanti
a cercare un motivo non detto
Ma colui che uccide per piacere
fa apprezzare ancor di più la vita
perché in fondo il bene senza il male
non sarebbe che una noia infinita.

Sandro Orlandi

Il ponte

Il tuo ombelico
è un lungo cavalcavia, di sera
di gambe appese al vuoto incipiente
è come un bus
fuori servizio mezza sabbiera
è il mio comò
la mia credenza pane e salame.
E poi, più in là
è una col cagnetto che passa
e lascia me, dopo un sorriso
e un pezzo da cinque, come qui
fossi lo zingarello infelice per la via
costretto a un’elemosina estorta
una magia
di portafogli a sbafo sottratti.
Ecco, tu, sei scene della vita vigliacca
e niente più
ma è tutto ciò che amo,
non chiedermi perché.

Massimo Botturi