L’abbandono

Ti scende addosso
all’improvviso,
del suo velo ti riveste
grigio.

Come nubi all’orizzonte
ti scolora lo sguardo,
ch’era vivo e argentino
un tempo.

La vista ti appanna
le labbra sfiorisce,
allora
rosse d’amore,
ora appassite.

Larghe e lunghe le vesti
a coprir caviglie.
Trascurato l’aspetto,
affaticato l’andare.

Porti il peso
della vita.

Sandra Greggio

Published in: on febbraio 10, 2012 at 07:27  Comments (11)  
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Il peccato

Vivere privi dell’estasi è peccato.
Malati di rinunce,
di protocolli e chiese.
Fermarsi alle caviglie è peccato
in punta dita
adoperare bocca sentimentale appena
e la mia età sconvolta a non fare dei bambini.
Peccato è questa soma infelice, è non sapere
avere nelle gambe dei viaggi addormentati;
minestre la cui fame degli altri ne è trionfo.
Peccato è fare finta di niente, è irrigidirsi
passare sopra i fiumi come le foglie morte
senza bagnarsi fino all’osceno
senza grazia
o canti strepitosi alla curva del tuo seno.

Massimo Botturi

In punta di piedi

Mi affaccio alla vita
in punta di piedi…

– sono viva – penso

e tu nemmeno te ne sei accorto.

Danzo intorno al fuoco
e ti scavalco.
Provo e allento il laccio
alle caviglie,
sui miei passi adesso
lumache senza tempo
e senza fretta…
Non prenderò nuova rincorsa
per arrivare dove è nulla.
Appartengo all’infinito
e la mia voce è carne accesa.
Imploro il giorno di lasciare
largo agli occhi per vedere,
e la notte
succhiare il resto che rimane

se un sogno ancora lo permette.

Beatrice Zanini

Published in: on ottobre 17, 2010 at 07:09  Comments (3)  
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Donna di mare

tu
che vieni dal mare
e hai le spalle di monte
le caviglie d’arbusto profumato
i capelli di brezze serrate
e gli occhi di nubi
attraversate dal sole
tu
ragazza abbracciata
da frutti di parole
troverai altri mari
altri giorni
altre veglie
e altre primavere.

Tinti Baldini

Dedicato ad una cara amica poetessa

Published in: on marzo 27, 2010 at 07:11  Comments (10)  
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Una di noi – tutte –

Ai piedi delle donne
ci sono sempre bucce di lupini
loro mangiano sale e polpa amara
quando lo chef di turno
salta in padella l’anitra all’arancia
o inchioda l’oca – chi ha inventato il patè
de fois gras?- preferiamo catene
alle caviglie e ai denti
e diamo vita ad angeli e assassini
a chi ci copre d’oro e a chi ci stupra

li nutriamo di noi
ci costa il sonno il ripetere gesti
alleviare i decubiti e la morte
quando gli uomini tacciono
vestiti d’ermellino
o fusciacche sgargianti
ergendosi a padroni
d’uteri e vite.

Ci vuol coraggio ad esser noi
ci vuole essere donne.

Cristina Bove